Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

La collina dei veleni è piena di gas

03/03/2011

autore: LUIGI SORIGA

BOMBA ECOLOGICA A CALANCOI Nelle viscere della vecchia discarica crescono pericolose sacche di metano
Il percolato è sparito nel sottosuolo e il Ministero ha chiesto nuovi prelievi

SASSARI. Prima di far piovere sopra la collinetta di Calancoi 3 milioni di euro, il Ministero vuole capire bene cosa bolle nelle sue viscere. Il piano di caratterizzazione eseguito in precedenza, non è sufficiente per mettere a fuoco la portata di questa bomba ecologica che svetta a un chilometro dal centro abitato, sulla strada per Osilo.
 Sino al 1983 era una cava di tufo, poi è stata riempita di rifiuti e sino al 1997 dentro ci è finito di tutto. Così questa altura dall’aria innocua, alta sessanta metri, ricoperta di erbetta, di piccoli arbusti, è cresciuta alimentandosi di sostanze inquinanti, e forse ha fagocitato anche scorie di inceneritori. A guardarla verdeggiare ad inizio primavera, quasi ci si illude che la natura riesca da sola a rimarginare le ferite: ma il veleno scorre sotto pelle, in quattordici anni ha ammorbato le falde acquifere e contaminato la Valle dei Ciclamini.
 I prelievi eseguiti di recente durante la fase di caratterizzazione del sito, hanno evidenziato un altro rischio: nella pancia della collina esistono delle pericolose sacche di metano, frutto del processo di decomposizione dei rifiuti, che potrebbero anche sfogare con un’esplosione. Per disinnescare un simile rischio bisognerebbe scavare dei tunnel profondi, pompare ossigeno nelle viscere della montagna, ossidare il materiale organico, e far defluire all’aria aperta il gas compresso nel sottosuolo.
 Ma dai campionamenti è emerso un altro dato allarmante. Alcuni carotaggi, nonostante si siano spinti oltre 60 metri sotto terra, non hanno portato in superficie tracce di percolato. Significa questo: tutto ciò che questi decenni la discarica ha rilasciato, in diversi punti non è stato trattenuto dal terreno. La composizione infatti è calcarea e non ha caratteristiche di impermeabilità. Dunque è molto probabile che il percolato abbia camminato nel sottosuolo sino ad infiltrarsi e mischiarsi con le falde acquifere.
 E’ impossibile, senza un accurato studio, fare una stima dei danni ambientali e del potenziale inquinante di questa collina dei veleni.
 Ieri la commissione Ambiente del Comune ha ipotizzato possibili scenari. Calancoi, su richiesta del sindaco Ganau, è entrata nel piano nazionale di bonifica del sito industriale di Porto Torres. 250mila euro disponibili per il piano di caratterizzazione e 3 milioni di euro per una prima fase di bonifiche. Il Ministero da poco ha chiesto che ogni 50 metri venga eseguito un prelievo dal sottosuolo, in modo da stabilire che tipo di intervento possa rilevarsi più efficace. Al momento le soluzioni più probabili sembrano essere due. La prima prevede di blindare la collinetta con un muro di cemento armato che, per tutto il perimetro, scende in profondità sino a raggiungere una lastra di materiale impermeabile, capace di trattenere il percolato. Ma quanto occorrerà andare giù, e quali saranno i costi?
 L’altra ipotesi è ancora più onerosa. Consiste nello sbancare completamente l’altura e trasferire i rifiuti sopra un terreno argilloso e impermeabile, come quello presente nella discarica di Truncu Reale.
 Ma per realizzare un progetto simile il Ministero dovrebbe stanziare diverse decine di milioni di euro.

Chiavi di questa notizia: Inquinamento