Rassegna Stampa
Testata: Il Giornale di Sardegna
Firmato, ora le saline sono della Regione
14/02/2008
autore: ROBERTO PARACCHINI
Ieri mattina lo storico atto per il cambio della proprietà
CAGLIARI. Alle 12.45 tre firme sono state poste su un documento legato alle saline: è il passaggio definitivo di tutti i beni immobili (edifici compresi) dell’industria del sale alla Regione. Il presidente della Regione Renato Soru, la direttrice dell’Agenzia del demanio Elizabetta Spitz e il responsabile dei Monopoli di Stato Fabio Carducci hanno siglato l’accordo, faticosamente perseguito sin dal 2000. «Si tratta di un accordo importante - ha sottolineato il presidente Soru - perchè permette a noi di acquisire tutti gli immobili del recinto fiscale». Il governatore della Sardegna ha anche ricordato che «viene trasferito l’intero compendio» e ringraziato sia la Spitz che Carducci in quanto hanno accettato di trasferire gli uffici dei monopoli, tutt’ora funzionanti con 50 persone, in un altro locale. La Regione ha offerto in cambio lo stabile dell’assessorato ai Trasporti, in via Mameli, struttura che si sposterà in viale Trento». Poi l’altra notizia: gli immobili aquisiti saranno consegnati al Consorzio che gestisce il parco di Molentargius, di cui le saline sono il cuore. Le strutture. In particolare l’accordo firmato ieri cede al governo dell’isola: il palazzo dell’ex direzione delle saline, il principale oggetto del contendere in quanto, come accennato, tutt’ora occupato dai Monopoli. Costruito verso i primi del secolo come quasi tutti gli altri edifici, l’ex direzione rappresenta il pezzo più pregiato. Passeranno al demanio locale anche la chiesa del Santissimo Nome di Maria, le case degli impiegati (quattro complessi), gli spogliatoi degli operai, l’edificio che conteneva la centrale elettrica (che dava autonomia alla produzione del sale), l’infermeria, la falegnameria e la torneria (che permettevano di avere una grande autonomia). I pellicani. Dopo la firma, che può essere considerata epocale, complessivamente i Monopoli cedono quasi quindicimila metri quadrati di immobili, Soru e gli ospiti romani si sono recati a fare una visita al parco e, in particolare, ai pellicani che hannno scelto Molentargius come meta delle loro migrazioni. Una settimana fa erano quindici, oggi sono già diventati ventiquattro: un evento che mostra ancora una volta l’importanza del sito per l’avifauna (vi sono 250 specie, di cui molte pregiate). Ultimamente i pellicani hanno rubato la scena ai fenicotteri rosa che, nel 2007, hanno tradito lo stagno scegliendo Santa Gilla per la loro nidificazione. La storia. L’accordo di ieri è figlio, certamente, dell’impegno del presidente Soru nel volere tutti gli immobili e non solo una parte, ma anche della battaglia dell’ex responsabile della Regione Mauro Pili, che aveva aperto un contenzioso per il passaggo degli immobili dismessi; e sia, soprattutto, di un articolo messo nella Finanziaria nazionale del 2000. L’artefice fu Rossano Caddeo, allora senatore dei Ds, che propose in commissione un inserimento specifico per le saline. «Chiesi - ha ricordato Caddeo - che sulla base dell’articolo 14 dello statuto sardo, che parla di cessione alla Regione dei beni dello stato dismessi, tutti gli immobili delle saline venissero trasferiti alla Regione a titolo gratuito e finalizzati al parco di Molentargius». Il contenzioso. Quell’intervento disse chiaramente due cose: sia che quelle strutture dovevano passare alla Sardegna e sia che andava tagliato alla radice il discorso che si faceva in quegli anni nel consiglio comunale di Cagliari (da parte di Ghigo Solinas), sul possibile utilizzo di alcune vasche salanti per realizzare strutture turistiche. Poi sin dalla fine del 2000 iniziarono i problemi: con varie motivazioni lo Stato centrale non voleva cedere tutti gli edifici. Allora fu sempre Caddeo che propose, nel 2004, che si arrivasse a un accordo, possibilmente a una permuta. E così, alla fine, è stato. Il futuro. Ora, come precisato dal governatore Soru, le saline passano alla direzione del parco. «Ma prima - ha sottolineato il presidente del Consorzio di gestione, Gigi Ruggeri - dovranno essere fatte dalla Regione una serie di determinazioni: non solo per rendere possibile il passaggio, ma anche per permettere l’afflusso dei finanziamenti indispensabili per i riavvio della produzione del sale». Un progetto è già pronto e ipotizza una serie di iniziative: da un campus universitario a strutture per l’avifauna, dal museo del sale al termalismo, dalla ricerca (anche sulle alghe) all’itticoltura». La produzione. Determinante sarà il riavvio dell’industria del sale. Ma per mettere in moto la macchina, ha spiegato Mariano Mariani, direttore generale del parco, «occorrono almento cinque milioni di euro, indispensabili per un inzio che punti a una produzione di 30-40mila tonnellate (quando l’attività è stata chiusa se ne producevano 130mila)». Poi c’è il problema della ristrutturazione degli edifici che, secondo Mariani, «richiede l’apporto dei privati». Indubbiamente, ha sottolineato Vincenzo Tiana, presidente regionale di Legambiente, «la Regione deve avere un ruolo nel dare l’impulso sul che fare».
Chiavi di questa notizia: Molentargius