Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il Pd: il ministero dica subito cosa c’è

01/03/2011

autore: UMBERTO AIME

Legambiente chiede risposte chiare alla protesta popolare

CAGLIARI. Tre mesi di moratoria con l’immediata sospensione delle esercitazioni nel poligono: «Lo pretendiamo, c’è un’emergenza». Subito dopo ribaltare l’onore della prova: il ministero della Difesa dica finalmente cosa c’è e cos’è accaduto in una base avvolta ancora nella nebbia.
 Sono queste le richieste, quelle più urgenti, che devono “spazzare subito via i dubbi”. A presentarle sono stati i parlamentari del Pd Francesco Ferrante, senatore e componente della commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito, e Amalia Schirru, deputato. Oggi sono loro a pretendere che sia abbattuto l’inspiegabile muro di gomma tirato su da Perdasdefogu fino a Capo San Lorenzo. Ieri mattina, insieme al presidente regionale di Legambiente, Vincenzo Tiana, sono entrati nella Base: «Siamo stati ricevuti con cortesia dal comandante ed è stato lui a farci sapere che da quando è intervenuta la magistratura, nel poligono tutte le attività sono congelate», diranno. Per poi aggiungere: «Sempre dal comandante abbiamo saputo che ha rinviato a data da destinarsi una prossima esercitazione programmata dell’aeronautica dell’Esercito». Se il congelamento è un atto dovuto, oggi la Base è un corpo di possibili reati, la sospensione è stata letta “come un atto di disponibilità”. Poi nel pomeriggio Ferrante e Amalia Schirru hanno partecipato al dibattito, organizzato proprio da Legambiente, su “Allarme ambientale e sanitario a Quirra”. Dibattito che per loro ha avuto il valore della discesa in campo.
 La politica si muove. È stato il senatore del Pd ad annunciare che “presto la commissione sull’uranio impoverito effettuerà un sopralluogo ufficiale”. Ma resta da capire perché la missione sia stata decisa solo adesso - della sindrome di Quirra si parla da dieci anni - senza aspettare che la procura di Lanusei cominciasse a indagare, a scandagliare il mare, a sequestrare e a “far saltare fuori” delle casse sospette. Parte in ritardo ma almeno parte, la politica, anche se Amalia Schirru ha detto: «Ho presentato decine di interrogazioni e interpellanze, ma le risposte sono state sempre evasive». Adesso, ha sottolineato Tiana di Legambiente, «siamo però di fronte a una forte sollevazione popolare e dunque non sono più ammesse le mezze verità». Serve una cabina di regia, questa è un’altra delle richieste, che sia davvero indipendente e metta una parola chiara sul nesso, c’è o non c’è, tra le prove di fuoco a Quirra e l’alta incidenza di tumori nei comuni del Sarrabus intorno alla base. Alla testa della cabina dovrebbe esserci la Regione, ma ieri la Giunta ha disertato.
 Le indagini scientifiche. Ognuno ha la sua e spesso non combaciano. C’è quella degli scienziati, sono anche consulenti della Procura, che parla apertamente dell’alta percentuale di metalli pesanti e nanoparticelle anche lontano dalla Base. C’è poi quell’attesa («Siamo alla stretta finale», ha annunciato il portavoce Antonio Onnis) della commissione tecnica di esperti nominata dal comitato territoriale, coordinato dai militari, incaricata a sua volta di controllare il monitoraggio del territorio appaltato dal ministero e dalla Nato. Ci sono poi le relazioni dei veterinari Asl (dal contenuto allarmante), oppure i controcarotaggi dell’Agenzia regionale per l’ambiente, che però è della partita solo dall’anno scorso. «C’è confusione, mentre oggi è indispensabile - ha detto Ferrante - un’unica voce scientifica. Non è più possibile inseguire le indiscrezioni di questa o quella parte». Soprattutto perché, come ha detto, il sindaco di Perdas, Walter Mura: «Io conosco altri dati in cui il colpevole non è l’uranio, ma le miniere dismesse». Certo, la scienza deve parlare con una voce sola, ma come ha detto Mariella Cao del Comitato: «Attenzione, che la stessa scienza non sia usata come pretesto per ritardare quello che dobbiamo chiedere subito: la sospensione immediata delle attività a rischio». Come pretende il comitato Birdi ke porru, in un volantino: «Finiamola con il balletto degli alibi: qui la gente muore».

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