Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Eppure per la Nato era tutto in regola

28/02/2011

autore: P. C.

Il retroscena. Le indagini hanno smentito il monitoraggio ambientale finanziato dalla Difesa

Le prove raccolte in un mese di indagini dalla Procura di Lanusei e dalla Squadra mobile di Nuoro gettano un'ombra inquietante sul monitoraggio ambientale del poligono di Perdasdefogu e Quirra in corso dal 2008. Secondo i primi rapporti, diffusi dalla Namsa, un'agenzia della Nato, tutto sembrava perfetto: nessuna radioattività nell'aria, e poi suoli, acque e tutto il resto pulito, pulitissimo, quasi disinfettato, manco fosse una sala parto, altro che base militare sperimentale.
Invece in quelle stesse zone controllate su incarico della Nato, gli inquirenti che indagano sull'alto numero dei tumori registrato nella zona hanno trovato pochi giorni dopo discariche di missili e bersagli utilizzati nelle esercitazioni nascoste dietro i cespugli, parti di razzi sparati dai tedeschi negli anni Sessanta nascoste sotto terra, missili da tre quintali di carica inesplosi nei fondali davanti all'isolotto di Quirra e soprattutto materiale altamente radioattivo, compreso uranio 238, conservato nei depositi nel più totale disprezzo delle norme di sicurezza, senza cartelli che indicassero il pericolo, dove chiunque poteva accedere.
Il monitoraggio ambientale era stata la risposta dell'ex ministro Arturo Parisi ai dubbi avanzati dai comitati di cittadini sugli effetti delle guerre simulate tra soldati e residenti tra Perdasdefogu e Quirra, dove sono state segnalate incidenze elevatissime di tumori. Gli stessi che hanno colpito i soldati reduci dal missioni Nato nei Balcani, in Somalia, Iraq e Afghanistan: leucemie e linfomi.
Nella legge istitutiva del controllo ambientale del poligono, che ha messo a disposizione della Namsa due milioni e mezzo di euro, si dava l'ordine di avviare anche un'indagine sanitaria, poi misteriosamente scomparsa nel capitolato della gara d'appalto curato dai vertici militari.
L'appalto, diviso in cinque lotti e affidato dalla Namsa ad altrettanti ditte, si proponeva: di controllare la radioattività dell'aria; le emissioni radar; l'inquinamento di suoli, acque, animali, piante, formaggi e miele della zona; di certificare la qualità ambientale del poligono; di formare personale in grado di gestire le nuove attrezzature acquistate per i controlli; di realizzare un sistema informatico in grado di monitorare costantemente certi parametri ambientali.
Il primo febbraio scorso i sindaci dei Comuni della zona, i responsabili delle Asl di Cagliari e Lanusei, i presidenti delle province di Cagliari e Ogliastra, più gli antimilitaristi e persino i giornalisti, furono convocati dal presidente del Comitato territoriale, che per legge è il comandante in carica della Base interforze, per l'esposizione dei primi risultati. In linea con il capitolato d'appalto: rassicuranti.
Ma attenzione: il terzo lotto (controllo della presenza di inquinanti) è stato affidata dalla Nato (che da 50 anni si esercita tra Perdasdefogu e Quirra, controllore e controllato, quindi) alla S.g.s., società con sede in Svizzera e facente parte del Gruppo Fiat, lo stesso colosso industriale che per decenni ha affittato il poligono di Perdasdefogu e Quirra. Anche in questo caso perfetta l'equazione tra chi doveva monitorare e chi era sospettato di aver inquinato.
Queste osservazioni hanno spinto il comitato "Gettiamo le basi" a chiedere l'intervento della Corte dei conti. «Il controllo ambientale è stato soltanto uno spreco di denaro pubblico, mirato a tranquillizzare la popolazione e a ottenere il certificato di qualità ambientale del poligono, come si legge nell'appalto, senza cercare per esempio fosforo e mercurio, i più comuni inquinanti nei poligoni. Una presa in giro sulla pelle di chi in tutti questi anni si è ammalato ed è morto per aver lavorato o aver abitato tra poligono e dintorni».

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