Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Quirra, scontro sul tipo di radioattività
28/02/2011
autore: Pier Giorgio Pinna
POLIGONI, RISCHI E SOS SANITA’ Allarme dopo il sequestro di 5 casse custodite senza una serie di precauzioni
Ore decisive per l’inchiesta, oggi l’esame in un bunker nucleare del materiale sequestrato
PERDASDEFOGU. Ore decisive nell’inchiesta sul poligono di Quirra. Stamane le casse altamente radioattive fatte sequestrare dal procuratore Domenico Fiordalisi saranno trasportate nel bunker dell’istituto di fisica nucleare cagliaritano per gli esami finali. Intanto si registra un botta e risposta tra inquirenti e Comando della base, che smentisce la presenza di uranio impoverito (vedere articolo a fianco). Replica e controreplica che non paiono tuttavia aggiungere nulla in più circa l’allarme per la salute e per l’ambiente rinato sulla scia delle ultime indagini.
È comunque un’inchiesta fuori dagli abituali canali investigativi, quella portata avanti dalla Procura di Lanusei. Di solito, dinanzi crimini che nascondono precisi interessi, si segue la pista del danaro: attraverso i flussi finanziari si tenta di accertare chi abbia tratto vantaggi dai reati e per quali scopi. Ma qui, sull’altopiano che da Perdas degrada verso Capo San Lorenzo, lo scenario è diverso. Esecutori e mandanti non sono mai apparsi chiaramente. L’unica certezza è costituita dalla gravità dei danni per l’ambiente e dalle lesioni subìte dalle vittime, militari e civili. Così, sovvertendo in parte consuete metodologie, gli inquirenti hanno adottato un procedimento ricostruttivo differente. Partono dalle testimonianze delle persone colpite dai tumori e dall’analisi dello stato dei luoghi dove sono stati fatti i test bellici per risalire via via lungo la catena delle responsabilità. Forse con la consapevolezza che, indagando in alto dall’inizio, ci si poteva subito scontrare con un muro di top secret.
Ecco perché in questo quadro contano tanto le competenze degli specialisti chiamati dal procuratore Fiordalisi a fare da consulenti sulle patologie, sui rapporti causa-effetto, sulle ferite inferte al vastissimo territorio del poligono interforze e ai fondali lungo le coste. Dalle risposte che i periti daranno sul materiale già sequestrato, dall’esame delle cartelle cliniche dei tanti malati di cancro che nelle ultime settimane si sono rivolti alla magistratura di Lanusei, dalle dichiarazioni di pastori che da decenni vivono nel Salto di Quirra dipende in larghissima misura l’esito dell’inchiesta giudiziaria.
Accertamenti, verifiche, riscontri, controlli ripartono dunque da lontano. Almeno da quando - fin dagli anni Novanta - diversi movimenti, partiti e associazioni hanno denunciato pericoli per la salute e per l’ambiente.
Rimangono quindi aperte le due direttrici fondamentali legate alle principali ipotesi prospettate sinora. Da una parte, le sindromi provocate dall’esposizione all’uranio che potrebbe essere stato usato per strumentazioni da testare nella base: la radioattività avrebbe poi causato linfomi e leucemie. Dall’altra parte, patologie tumorali derivate dalle polveri sottili: secondo alcuni esperti della materia, sprigionate dalle esplosioni di ordigni ad altissima temperatura. Nanoparticelle che potrebbero avere perfino toccato la catena alimentare. Ma quest’aspetto, così come altri, è tutto da verificare a fondo. E sarà adesso il nuovo sviluppo delle indagini a dire esattamente come.
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