Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il triste anniversario della Vinyls: da 12 mesi in cella per il lavoro

25/02/2011

autore: SILVIA SANNA

L’ISOLA DEI CASSINTEGRATI Va avanti l’occupazione dell’Asinara per salvare la chimica di Porto Torres

ASINARA. Il 365º giorno scivola via tra pochi intimi. Non è una festa, non è un compleanno. È l’anniversario dell’occupazione dell’isola, del primo sbarco degli operai Vinyls. Arrivati sull’isola con zaini leggeri sulle spalle, il pigiama e qualche provvista, pronti per un week end insolito. La storia è andata diversamente e loro sono ancora lì, pochi ma presenti come il primo giorno. L’anniversario è un traguardo triste che nessuno, da queste parti, si augurava di raggiungere. Sarà anche per questo che sul battello partito alle 9 dal porto di Stintino si viaggia comodi, su un mare sorprendentemente piatto. E sarà perché non c’è da stare allegri se anche sull’Eolo, il traghetto che fa la spola tra Porto Torres e l’Asinara, ci sono tanti posti liberi. La folla che in questi 12 mesi ha invaso l’isola-parco, con il suo bagaglio di curiosità e solidarietà verso gli operai in cella da innocenti, oggi non c’è. Il primo anno di occupazione operaia si chiude tra amici, che si riuniscono intorno a un tavolo, guardano in faccia gli autoreclusi e dicono: «La prossima volta verremo qui qui per liberarvi». Pietro Marongiu, Antonio Salaris e Antonello Pinna, i tre naufraghi che mantengono il presidio, annuiscono: «La festa, quella vera, la faremo il giorno che rientreremo al lavoro».
 La giornata. Nel cortile della diramazione dell’ex carcere, a Cala d’Oliva, non si respira aria di sconfitta. Anzi. Dai traghetti sbarcano sindacalisti, rappresentanti delle istituzioni, familiari, operai in pensione e operai cassintegrati. Ci sono Romano Chessa, Gianni Nieddu e Paolo Canu. Il primo lavora per la Tecnicoop, gli altri due per la Eurocoop, le cooperative legate a doppio filo alla Vinyls. Per questo la battaglia è stata unitaria, sulla torre aragonese come sull’isola dell’Asinara. Tre giorni fa la Eurocoop è fallita, significa che i 40 dipendenti non riceveranno più neppure la cassa integrazione. Tutti a casa, a meno che il tanto atteso accordo Eni-Gita non li rimetta in pista. Si parla anche di questo, intorno al tavolo, nell’assemblea improvvisata che inizia alle 11 e si conclude alle 12.30. Mentre nella stanza che fa da cucina e salotto Margherita (la moglie di Pietro) e Piera (la fidanzata di Antonio) preparano il sugo per la pasta. E Marisa (la moglie di Antonello) affetta il formaggio e prepara i piatti per la tavola.
 Lotta pacifica. Gli operai incassano pacche sulle spalle e complimenti, protagonisti di una forma di protesta nuova, innovativa, destinata a fare scuola, dicono il sindaco di Alghero Marco Tedde e l’assessore provinciale alla Pubblica istruzione Rosario Musmeci. Una battaglia che senza dare fastidio e senza creare disagi è riuscita a fare riaprire un discorso che sembrava chiuso, aggiungono Davide Tellini e Massimo Ledda, assessore all’Industria e capogruppo del Pd al comune di Porto Torres. Perché un anno e qualche mese fa, l’Eni aveva annunciato l’intenzione di affondare la chimica in Italia, oggi per quella stessa chimica si parla di rilancio, anche nell’area di Porto Torres. Ma perché accada, manca il tassello più importante: l’accordo tra Eni e il fondo Gita. Il ministro Romani dice che sarà firmato entro il 27, entro due giorni appena. Gli operai gli credono, «perché Romani ci ha messo la faccia - dice Pietro Marongiu - è venuto qui e si è esposto oltre ogni nostra aspettativa». Ma la diffidenza rimane, e ancora una volta a turbare il sonno dei cassintegrati è l’Eni, «che ci ha già giocato un brutto tiro quando ha fatto scappare la Ramco». Ecco, la delusione provata in primavera è uno dei momenti peggiori di questo lungo anno. «Perché in quei giorni - dice Pietro Marongiu - ci sentivamo già un po’ arabi. Invece ci siamo risvegliati nelle nostre celle, più arrabbiati di prima».
 Racconti di un anno. La giornata scorre sul filo dei ricordi. L’isola dei cassintegrati è il contenitore di storie, emozioni, litigi, rappacificazioni e alleanze che non ti aspetti. Tra gli amici seduti intorno al tavolo c’è Massimo Fresi, esponente di Legambiente. Dice che grazie agli operai Vinyls la sua associazione ha aperto gli occhi: «Abbiamo capito che chimica e ambiente possono convivere, a patto che dietro la chimica ci siano competenze e monitoraggio continuo. E Porto Torres, da questo punto di vista, è un’isola felice». Un discorso che fa inorridire altri ambientalisti, che sollecitano invece la chiusura degli impianti e la riconversione di una zona industriale «che ha avvelenato il territorio». Pietro il tiranno scuote la testa: «È gente che non capisce, non si rendono conto che con il nostro pvc si fanno anche i ciucci dei bambini. E noi garantiamo che siano sicuri, affidabili. Preferiamo che li producano altrove, dove non ci sono controlli?». Dalla strana alleanza chimica-ambiente nasce una delle giornate più belle durante l’occupazione: il 1º maggio, alla “festa del lavoro che non c’è”, l’Asinara è invasa da un mare di gente. E mai come in quel momento gli operai iniziano a vedere una via d’uscita. Una giornata importante anche perché coincide con lo sbarco delle famiglie: mogli, fidanzate e figli, anche loro in cella, sull’isola.
 I momenti brutti. La mazzata Ramco arriva alla fine di maggio. E la fiducia riprende a vacillare. L’isola inizia a svuotarsi, molti operai salgono sul battello del rientro. Alcuni continuano l’occupazione nella torre aragonese, altri iniziano a guardarsi intorno, a mandare curriculum, a cercare di immaginare un’alternativa. Il periodo a cavallo tra la primavera e l’estate è il più difficile. Racconta Pietro: «Dopo il grande boom mediatico, la visibilità della nostra battaglia è diminuita. In tanti ci avevano dati per spacciati. Ci siamo dovuti rimboccare le maniche per attirare di nuovo l’attenzione». Contemporaneamente, intorno alla protesta operaia s’inizia a percepire un certo fastidio. A Porto Torres qualcuno non sopporta più le croci piantate sul prato davanti alla torre aragonese, altri accusano i cassintegrati di essere andati all’Asinara a «farsi le vacanze». L’altra notte, un segnale chiaro: le croci sono state sradicate.
 I momenti belli. Uno su tutti: la telefonata del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. È il 6 settembre, parla con Pietro che si commuove come un bambino. Da quel momento la vertenza riprende a marciare. In autunno viene nominato il ministro allo Sviluppo Economico Paolo Romani (la poltrona era vacante dalla primavera) e si scopre che c’è qualcun altro, dopo la Ramco, interessato a salvare la Vinyls. Ma la vera speranza si riaccende quando Romani, il 6 dicembre, va sull’isola e pronuncia le parole magiche: «Il governo vuole rilanciare la chimica». Antonio Salaris s’illumina, guarda Piera negli occhi e le dice «allora potremo sposarci».
 Dalla lotta la speranza.L’augurio è che la protesta civile dei cassintegrati Vinyls sia di buon auspicio per la Sardegna intera, «isola in crisi perenne, dove tante vertenze rimangono aperte», dice Mario Bruno, capogruppo Pd in Regione. Una battaglia che è diventata «l’emblema del disagio economico e sociale», dice il rettore dell’Università di Sassari Attilio Mastino, che augura ai cassintegrati «di tornare presto al vostro lavoro e dalle vostre famiglie». I rappresentanti sindacali di Cgil (Massimiliano Muretti) e Uil (Giovanni Tavera), a bordo del traghetto che rientra a Stintino, hanno una certezza: «Se accadrà, sarà per merito degli operai, della loro determinazione». C’è voluto un anno intero. Basterà?

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