Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«Povera Sardegna governata da chi pensa solo a cemento e profitti»
24/02/2011
autore: PAOLO MERLINI
BEPPE GRILLO IN TOUR NELL’ISOLA
«Avete la fortuna di vivere in un patrimonio dell’umanità che andrebbe preservato ad ogni costo. Un milione e seicentomila persone abitano un paradiso terrestre, potrebbero vivere in modo straordinario e invece devono combattere contro l’uranio impoverito, le raffinerie, la speculazione sulle spiagge più belle». A poche ore dallo spettacolo di Cagliari (ieri al Palasport, mentre domani e dopo sarà a Sassari, al Teatro Verdi già sold out), davanti a un piatto di malloreddos, Beppe Grillo parla dei mali della Sardegna, sui quali è informato di continuo grazie alle segnalazioni nel suo blog, e avanza qualche proposta. A cominciare da un concreto impegno dei giovani del suo movimento Cinque Stelle (acqua, ambiente, trasporti, connettività e sviluppo) già dalle prossime elezioni amministrative.
Torna in Sardegna a tre anni dall’ultimo spettacolo. Nel frattempo è successo un po’ di tutto su temi che le stanno a cuore: il caso delle morti per tumore nel poligono militare di Quirra, la marea nera nel Golfo dell’Asinara, lo scandalo dell’eolico... Da dove cominciare?
«Parla con un comico, non lo dimentichi. A parte la premessa doverosa, purtroppo sono temi noti da tempo e che ho sempre denunciato. Ho fatto molte battaglie in Sardegna, per esempio con Gavino Sale, uno che si batte concretamente per l’autonomia sarda. Ci sono un sacco di ragazzi che si danno da fare da anni, i tumori legati all’uranio non sono certo una scoperta di oggi. Bisogna che la Sardegna torni ai sardi, che le nuove generazioni siano chiamate a decidere del loro futuro. Che non deve essere fatto di poligoni di tiro, basi militari, petroliere, ma legato alla tutela dell’ambiente e all’ecologia».
Eppure l’inchiesta sull’eolico ha dimostrato come il malaffare non risparmi neppure le energie rinnovabili...
«Bisogna mettersi d’accordo su cosa intendiamo per energia di qui ai prossimi vent’anni. Se si lascia libero il mercato è chiaro che l’energia, anche quella pulita, viene usata solo per fare profitti e non per avere ricadute di civiltà, benefici sulle comunità. Insomma, il vento ce lo mettete voi ma i soldi vanno fuori. Poi c’è una truffa gigantesca, più generale, che riguarda i finanziamenti dell’eolico e delle energie rinnovabili. Faccio un esempio: chi prende energia dall’Enel la paga 15 centesimi e, sempre all’Enel, rivende quella che fa con l’eolico, col fotovoltaico o comunque con le rinnovabili, a 30-35 centesimi, insomma più del doppio. E questo a prescindere che Enel la riceva effettivamente o la riutilizzi. La quantità viene misurata da un piccolo apparecchio, ma non c’è controllo, non hanno personale per farlo, e se anche controllassero a loro poco importa, tanto la differenza del doppio la pagano tutti i cittadini con la bolletta A3, nell’ambito dei famosi CIP 6 per le rinnovabili. Questo per dire che le energie pulite sono già sporche all’origine, sono in mano a gentaglia. Serve un discorso politico sull’energia, sapere chi la deve gestire. Se la lasciamo in mano ai Carboni o ai Moratti è meglio tornare al carbone».
Lei ha la memoria lunga: che effetto le ha fatto vedere un faccendiere di lunga esperienza come Carboni occuparsi di energia pulita?
«Mah, lasciamo perdere. E allora Fiorani che è in mezzo al fotovoltaico in Costa Smeralda? Mi dispiace, perché con Soru eravate sulla strada giusta. Il suo era un bel progetto, lui è una persona perbene, con una vasta esperienza come manager. Cappellacci è un commercialista, uno messo lì... Perché il problema in Italia non sono tanto i nemici, quanto gli amici. È nel nostro Dna tradire l’amicizia, tradire quello con cui hai bevuto sino al giorno prima, Soru dovrebbe saperne qualcosa».
Poi c’è stato il disastro ambientale provocato da E-On nel Golfo dell’Asinara. Il suo blog se ne è occupato diffusamente.
«Mi pare che l’emergenza sia un po’ rientrata, ma si capisce che là c’è un rischio palese, nelle Bocche di Bonifacio le petroliere navigano indisturbate, è chiaro che un bel giorno qualcosa succederà».
Insomma, lei non crede al mito della Sardegna come isola incontaminata.
«Come potrei? Avete le raffinerie, le speculazioni di Marcegaglia e Benetton sulle più belle spiagge, sono pronti a partire con migliaia di metri cubi. In un paradiso terrestre, invece di valorizzare ambiente e cultura, si fa il contrario».
La Sardegna ora fa i conti con un generale fallimento dell’industria.
«Le aziende quando non producono più vanno chiuse, ma non vanno chiuse le famiglie degli operai, bisogna fare riconversione. C’è il caso emblematico della Ferrania, la volevano chiudere perché le pellicole nell’era digitale non servono più, e farci sopra un inceneritore, buttando a mare la professionalità di maestranze meravigliose con anni di esperienza nella realizzazione di pellicole vendute in tutto il mondo. Ma ora, grazie all’università di Pisa, realizzeranno pannelli solari su pellicola. Le idee bisogna averle, ma chi ci governa ha settant’anni. Le loro idee sono tangenziali, pedemontane, infastratture, se gli togli il cemento sono morti».
Quanto è radicato il suo movimento nell’isola?
«Qualcosa si muove. Aspettiamo le prossime elezioni amministrative, vediamo quante liste ci saranno, spero molte. I cittadini sardi devono entrare nei consigli comunali, provinciali e regionali con un programma che è molto vicino alle posizioni autonomiste. I giovani ci sono, non abbiamo messo un limite d’età ma per la maggior parte sono tutti attorno ai trent’anni. Mettere uno di loro in un consiglio comunale o regionale è come installare un terminale di un socialnetwork. Hanno webcam, filmano, portano in Rete tutto ciò che vedono, denunciano gli impasti e i rimpasti dei comitati d’affari che gestiscono la politica. La rivoluzione, vedi ora il Maghreb, nasce dalla Rete, ed è fatta dai giovani».
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