Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Il lavoro visto dal mare. Un anno dopo

24/02/2011

autore: VITO FIORI

Vinyls, il primo compleanno dell'occupazione nell'isola-parco
Sono rimasti in pochi, dopo un anno, a presidiare l'isola dei cassintegrati. Ma sono un simbolo per tutti i senza lavoro.

 
ISOLA DELL'ASINARA Un anno dopo l'invasione, a Cala d'Oliva sono rimasti in tre. Ma il presidio della protesta più clamorosa è sempre lì, in attesa che qualcosa succeda. Perché le buone parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le rassicurazioni del premier Silvio Berlusconi, che pure aveva accolto una delegazione di operai Vinyls a Palazzo Chigi, quelle dei ministri alle Attività produttive Claudio Scajola prima e Paolo Romani dopo, e di tanti altri politici, di destra e sinistra, di centro, di sopra e di sotto, non hanno modificato di un millimetro la situazione. Loro, da cassintegrati sono arrivati all'Asinara e da cassintegrati ci restano. Non hanno alcuna intenzione di mollare. E a ricordarlo, un foglio di carta sulla parete: “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso”.
IN FERIE? «C'è chi ha pensato che qui fossimo in vacanza - chiosa amaro Pietro Marongiu, il leader della contestazione - penso sia semplicemente per ignoranza. Non sa, e come lui tanti, che qui non è il freddo, la pioggia, il vento o il caldo pazzesco dell'estate a farci soffrire. Spesso, durante le passeggiate, mi fermo a riflettere e piango. Chiedo a me stesso “ma chi me l'ha fatto fare?”, sapendo perfettamente quale sia la risposta. E comunque non mi interessa commentare la storia delle vacanze, credo si commenti da sola. Se solo sapessero...». Intanto c'è la quotidiana solitudine, attenuata in parte dalla compagnia di Margherita, sua moglie - che dieci mesi fa ha deciso di stare nell'isola.
PARADISO TERRESTRE Certo, per chi non è costretto a viverci, l'Asinara potrebbe apparire una sorta di paradiso terrestre. Asinelli allo stato brado, intere famigliole di cinghiali, di pernici, e capre, almeno un migliaio, che gli uomini della forestale da tempo stanno cercando di eliminare con un prelievo selettivo. L' euphorbia milii (un arbusto conosciuto come spina di Cristo) rischiava di distruggere la macchia mediterranea dell'isola, era la sola pianta risparmiata dalle capre. Ora, anche questa anomalia è tenuta sotto controllo e l'ambiente ne ha tratto un evidente beneficio.
TURISMO SOLIDALE Poi, è vero, c'è l'estate e ci sono i turisti. «Da giugno a settembre - racconta Pietro - è stata una processione continua. Quattro giovani australiani partiti da Sidney avevano sentito la storia della nostra protesta alla radio e come prima tappa nel Mediterraneo hanno scelto l'Asinara. Sono venuti a salutarci e a chiederci le ragioni della nostra scelta. Separare la curiosità dalla solidarietà, almeno nel nostro caso, non è semplice. È stato un anno molto duro ma con momenti indimenticabili come quando sono venuti i ragazzini delle elementari di Putifigari. Ognuno di loro ha fatto un disegno e lo ha accompagnato con un pensierino: davvero commovente». Testimonianze che tappezzano le pareti della sala da pranzo, insieme alla lettera del Capo dello Stato e agli altri messaggi ricevuti nei dodici lunghissimi mesi finora trascorsi. In fondo al tavolo, due computer e le chiavette di tutte le compagnie telefoniche, ché le correnti qui giocano brutti scherzi e bisogna avere un'alternativa pronta.
L'ATTESA Impossibile non commuoversi nel vedere le celle dove i tre naufraghi passano la notte. Un tempo c'erano i peggiori delinquenti, sbattuti in quella che veniva definita la Cayenna sarda. Antonio, Pietro e Antonello vedono la stessa bocca di lupo che vedeva Raffaele Cutolo, ma la mattina possono uscire nell'ampio cortile esterno e guardare il cielo. Questi moderni Robinson Crusoe non stanno aspettando che arrivi una nave a portarli via. No, loro la nave - o qualcosa di vagamente simile - la vedono tutti i giorni. Porta il pane, i viveri, i giornali dove, ancora, per loro non c'è la notizia buona. Quella della chiusura dell'accordo tra Eni e Gita sulla cessione della “Vinyls”, sul rilancio degli impianti e sul mantenimento dei posti di lavoro. Il resto non interessa.
MATRIMONIO RINVIATO Antonio Salaris ha 27 anni ed è di Ittiri. Stava per acquistare la casa e aveva già parlato con il direttore di una banca per la pratica di mutuo. «La cassa integrazione mi ha fermato. Io e Piera (la fidanzata che si è trasferita a Cala d'Oliva dal primo di maggio, ndr ) ci dovevamo sposare e quindi stavamo progettando il nostro futuro. Dovremo avere pazienza». È il più giovane ma si è adeguato in fretta, sa bene che la sua battaglia ha un senso, per lui, la sua futura moglie e i suoi colleghi. Lo ha detto anche a Berlusconi quando è stato a Roma con una decina di suoi compagni di sventura.
Adesso è qui, a occupare una cella del vecchio carcere. A pochi metri dal bunker dove ha trascorso diversi anni Totò Riina, il capo dei capi, il feroce padrino corleonese che l'Asinara e il 41 bis non sono riusciti a piegare. È la sola cosa che possa accomunare i cassintegrati e il boss di “Cosa Nostra”, cioè il non piegarsi e il non rassegnarsi al destino - in verità quello di Riina era segnato da tempo. Ma quello degli operai senza lavoro no, ed è questo che non accettano.
SOLIDARIETÀ GLOBALE Un anno è andato, con il suo carico di messaggi piovuti da ogni parte del mondo. Dalla Cina al Canada, dalla Spagna all'Argentina, al Cile e all'Inghilterra, alla Germania. Parole di conforto, importanti sì, però insufficienti. Di solidarietà, al massimo si può sopravvivere, per vivere serve ben altro. Lo ha imparato, suo malgrado, anche Antonello Pinna, cassintegrato della “ Eurocoop ”, azienda di che operava nei servizi alle industrie dell'area di Sassari e Porto Torres, compresa la “Vinyls”. «Per noi - spiega - la situazione è decisamente più complicata. La ditta è fallita e né io né i miei colleghi siamo in grado di sapere cosa ci riserva il futuro».
L'ONORE DIFESO Dicembre 2009. Sotto la torre aragonese di Porto Torres, Pietro Marongiu gridava: «Non siamo straccetti da buttare dove capita, siamo persone, con una dignità. Sentirete ancora parlare di noi». Qualcuno gli rise in faccia, come volesse dirgli “chi credi di essere?”. Sbagliava. Erano in trenta il giorno dell'occupazione dell'Asinara, oggi sono in tre ma rappresentano anche, e soprattutto, chi ha desistito e abbandonato il campo di battaglia. Quell'isola dei cassintegrati diventata ormai il simbolo e il baluardo della lotta per il lavoro. E poi dicono che la classe operaia non esiste più. Non avrà un posto garantito in paradiso, a meno che questo non sia l'Asinara. Ma all'inferno, dove son stati mandati, non ci vogliono stare.
 

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