Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Tempi lunghi per i risarcimenti

24/02/2011

autore: G. Cen.

Un’attesa straziante, e spesso le richieste vengono respinte

CAGLIARI. Numeri che si rincorrono da anni, tabelle che incrociate danno sempre dati diversi, interventi ufficiali come quello del ministro Ignazio La Russa in Parlamento, che ha risposto a una interrogazione presentata dal deputato radicale eletto nelle liste del Pd Maurizio Turco, che forniscono sempre un pezzo di realtà. Il problema è che manca un quadro di insieme.
 Mancano numeri precisi che chiariscano quanti sono i militari e i civili ammalati a causa dell’uranio, quanti hanno ricevuto i benefici, e di che tipo, a quanti l’amministrazione della Difesa ha opposto il diniego al sussidio, su quale legge i sussidi sono stati elargiti, e la somma complessiva.
 Le ragioni sulla poca chiarezza dei numeri sono molteplici, e forse non sempre legate alla ragionevole volontà della Difesa di occultare, per quanto possibile i dati; quello che emerge, invece, è una confusione di ruoli, di enti, di uffici competenti, ciascuno dei quali opera solo su un “pezzo” della pratica, ignorando cosa fanno gli altri uffici. E così se l’ex ministro della Difesa Arturo Parisi disse in Parlamento che i dati in suo possesso parlavano di 260 decessi per patologie tumorali e 1800 casi ancora da accertare, si scopre che a fine 2010 le pratiche in lavorazione alla Difesa riguardanti patologie legate all’esposizione all’uranio sono 163, un numero diverso da quelli che hanno presentato domanda, come ha scritto La Russa nella risposta a Maurizio Turco (371): quest’ultimo dato però riguarda solo particolari infermità da causa di servizio di personale impiegato nelle missioni militari all’estero e nelle basi nazionali. Dalle tabelle emerge uno spaccato tragico delle patologie invalidanti che hanno colpito questi dipendenti della difesa, con alcune significative eccezioni che riguardano anche la Sardegna. I numeri, dunque, legati solo ai benefici del Dpr 37 del 2009. Delle 163 schede, 48 riguardano personale deceduto, 32 in servizio, 44 in congedo, per 23 lo stato di servizio non è conosciuto (sembra strano ma la Difesa ha anche queste carenze), 2 civili, uno rispettivamente in ausiliaria, riformato o in congedo e per 11 la posizione è non indicata. Chiare purtroppo sono le patologie: linfomi, edenoplasia, carcinomi, leucemie, ipertiroidismi, più altre meno frequenti; queste pratiche sono il risultato di contenziosi quasi sempre attivati tramite legali; solo pochi sono stati portati avanti da familiari. I luoghi di esposizione sono i soliti: tutte le località dove ci sono state missioni all’estero, sin dal Libano nel 1983 (e poi Somalia, Bosnia, Albania, Iraq, Kosovo, Bosnia, depositi di munizioni e polveriere e i poligoni e i depositi nel nostro paese, compresa la Sardegna). Coloro che hanno operato nell’isola non sono molti, ma il loro iter è significativo. È il caso di R.B., di leva nell’esercito a Quirra, ammalatosi di linfoma di Hodgkin e morto l’anno seguente, per il quale è in corso una vertenza stragiudiziale da quattro anni, oppure di G.A. marinaio operante a Perdasdefogu e ammalatosi di leucemia mieloide acuta; per lui l’istruttoria per chiudere la pratica senza arrivare dal giudice è in corso. Non per tutti le pratiche sono andate avanti; per F.C. nell’Esercito sempre a Perdas, la neoplasia testicolare non è stata associata al servizio svolto due anni prima, e tramite l’avvocatura dello Stato il ministero si è opposto alla richiesta di benefici. Altri casi riguardano A.D, che ha operato sia a Teulada che a Quirra e poi è transitato ad altro ruolo all’interno dell’amministrazione della Difesa: per lui i benefici dovrebbero arrivare. Non così per D.S, che poco più che ventenne si è ammalato di linfoma di Hodgkin dopo aver lavorato anche a Teulada. Per lui nessun risarcimento, come proposto dall’Avvocatura dello Stato. Tra i casi anche quelli di militari nati e operanti nell’isola: S.P. marinaio a Quirra, che ha la pratica in istruttoria per un linfoma non Hodgkin, e di F.P. soldato a Teulada, ammalatosi a venti anni e poi morto, per il quale i legali hanno scelto di rivolgersi ai giudici del Tribunale. Avrà i benefici A.V., aviere di stanza a Perdas e a Quirra, purtroppo scomparso diversi anni fa, e lo stesso vale per un ufficiale dell’esercito che ha operato a Teulada, in congedo nonostante la giovane età. Trattativa stragiudiziale aperta per l’unico privato cittadino in questo elenco, G.M. deceduto, e per il soldato A.F., in congedo, entrambi su Quirra. La stessa per un soldato operante a Teulada, che si è ammalato nel 1971, ma i cui parenti hanno aperto la pratica solo lo scorso anno. E infine l’unica persona civile di questo elenco, ma dipendente della difesa, operante a Teulada, la cui pratica è ancora in istruttoria. Anche in questo caso vertenza stragiudiziale, ma incertezza sui benefici. Ma quello che emerge da questo straziante elenco è l’impotenza degli ammalati e dei familiari nell’ottenere per tempo giustizia.

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