Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Commissione uranio, tutti i dubbi di pacifisti e malati
23/02/2011
autore: Paolo Carta
QUIRRA. Oggi la riunione
Oggi si riunisce a Roma la commissione parlamentare d'inchiesta sull'uranio impoverito. La curiosità è tanta: il senatore del Pdl Cosimo Gallo ritirerà la proposta, rigettata da tutte le forze politiche sarde, di testare a Quirra e a Teulada armi all'uranio impoverito per vedere se producono le nanoparticelle cancerogene? Oppure accontenterà il Governatore Ugo Cappellacci, il presidente del Pd sardo Valentina Sanna e quello di Forza Paris Gianfranco Scalas, che hanno chiesto le dimissioni del senatore leccese? Ieri Gallo ha precisato: «Ho proposto di testare quelle armi in tutti i poligoni, anche nella mia Lecce, non solo in Sardegna». Ma difficilmente neppure questa proposta incontrerà il favore di chi abita vicino alle basi. La meno stupita della proposta choc avanzata una settimana fa da Gallo, paradossalmente, è proprio la pacifista Mariella Cao, portavoce del comitato "Gettiamo le basi": «Questa commissione parlamentare, la terza sull'argomento, sta cancellando quanto di buono era stato fatto dalle precedenti. Grave, per esempio, è la nomina di un consulente, Franco Nobile, che avrebbe individuato come causa della sindrome dei Balcani (cioè dei linfomi e delle leucemie nei soldati e nei civili), i vaccini, i telefonini, stress, l'eccesso di alcool, l'esposizione a zampironi e insetticidi, non a certe sostanze come l'uranio impoverito. A noi sembra un modo per insabbiare il problema e per risarcire le famiglie». Domenico Leggiero, responsabile dell'Osservatorio militare, associazione nata per tutelare i soldati e i loro familiari, è pronto a chiedere l'intervento della magistratura. «Non ovviamente sugli atti della commissione parlamentare d'inchiesta, ma in merito ai lavori di Nobile. L'esperto della Difesa ha detto di aver analizzato i reperti di un certo numero di militari reduci dalle missioni, ma a distanza di sette anni non ha mai diffuso l'elenco, né specificato il numero o le tecniche utilizzate, né ha mai esibito le autorizzazioni all'utilizzo di dati personali dei militari. Su questo occorre chiarezza». Suscita poi preoccupazione nei pacifisti anche la dichiarazione rilasciata dal senatore del Pdl Paolo Amato durante una seduta della commissione: «Dobbiamo mettere un punto, lo Stato non ha i fondi per risarcire tutti i soldati e i civili potenzialmente malati». Secondo Leggiero, «in questo modo la salute dei militari e il diritto al risarcimento vengono lese dalla mancanza di disponibilità economica da parte della Difesa». Da questa osservazione era nata una protesta, un sit in organizzato il 25 gennaio a Roma davanti al ministero della Difesa, al quale parteciparono anche i familiari dei soldati sardi deceduti a causa di linfomi e leucemie dopo aver partecipato alle missioni nato in Kosovo, Somalia, Iraq e Afghanistan e dopo le esercitazioni in Sardegna.
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