Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
«Armi all'uranio anche in Sardegna»
20/02/2011
autore: PAOLO CARTA
Il fatto. L'ex parlamentare presentò una serie di interrogazioni rimaste senza risposta
Ballaman (Lega Nord): furono acquistate dall'Italia nel 1985
Lo strano caso di una partita di proiettili all'uranio impoverito acquistata nel 1985 dall'Italia riguarda anche la Sardegna. Lo sostiene Edouard Ballaman, ex deputato della Lega, eletto in parlamento nel '96 e rimasto in carica per l'intera legislatura. «Fonti militari riservate - ricorda il leghista, noto commercialista di Pordenone - ci fornirono le prove di questo acquisto che doveva restare segreto. Le armi all'uranio impoverito vennero utilizzate dalle truppe italiane in Somalia. Ma non l'intero quantitativo: una parte del munizionamento tornò in Italia e fu sparato nei poligoni in Sardegna».
J'ACCUSE Ballaman sostiene questa verità, così diversa da quella di Stato, da anni. Nel 2000 presentò una dettagliata interrogazione parlamentare su questo argomento all'allora ministro della Difesa del governo Amato, Sergio Mattarella. «Non mi rispose. Un silenzio eloquente».
Ballaman fu uno dei parlamentari che insieme a Gigi Malabarba e Mauro Bulgarelli si occupò del caso uranio impoverito, dei soldati reduci dalle missioni all'Estero o dalle esercitazioni nei poligoni sardi ammalati poi di leucemie e tumori. Ma anche di bambini malformati: «Fui invitato da Tarek Aziz in Iraq, vedemmo bambini idrocefali, con la spina bifida, con le mani attaccate alla spalle e i piedi alle anche, in numeri altissimi, sia tra le popolazioni irachene, sia nelle famiglie dei militari Usa. Malformazioni causate dall'esposizione a certe sostanze utilizzate in guerra. La stessa guerra che si simula senza il nemico in Sardegna ma dove vengono testate le stesse armi usate poi in tutto il mondo».
LA LEGGE Edouard Ballaman ritiene che la recente legge capace di parificare i poligoni sardi alle zone di guerra come Kosovo, Somalia, Iraq o Afghanistan e che ammette al risarcimento dei danni causati dalle polveri belliche anche i civili e i militari che hanno lavorato tra Teulada, Quirra e Capo Frasca («ma anche ad Aviano e a Maniago») sia una sorta di ammissione tardiva delle responsabilità dei vertici militari italiani. «La Nato aveva avvertito i paesi alleati che avrebbe utilizzato un determinato armamento. Aveva anche fornito una mappa delle zone bombardate, suggerendo di attrezzare adeguatamente i soldati italiani. Il problema è stato sottovalutato, le indicazioni disattese, tanti ragazzi si sono ammalati e sono morti. Si poteva agire preventivamente, adesso non resta altro che chiedere un risarcimento economico. Ma non c'è prezzo per la vita di un familiare morto».
DEFORMI Lo stesso problema, come evidenziano dati inequivocabili, si sta presentando in Sardegna. Oltre alle pecore con sei zampe e senza occhi, a Quirra dieci allevatori sui diciotto che lavorano entro un raggio di 2,7 chilometri dalla base si sono ammalati di leucemia. E poi ci sono i 14 bambini nati deformi a Escalaplano. «E c'è bisogno di altre prove, di altri controlli?», interviene Ballaman, «io penso che la salute sia il bene più importante da tutelare, più dei segreti militari industriali, degli accordi internazionali che imposero tra il 1950 e il 1960 la nascita di due poligoni come Teulada e Perdasdefogu-Quirra. Noi della Lega e i colleghi di Rifondazione siamo sempre stati gli unici a chiedere verità e giustizia. Purtroppo nelle commissioni parlamentari un peso rilevante hanno sempre avuto i militari, che non possono accusarsi a vicenda di quanto è accaduto nei teatri di guerra e nei poligoni sardi».
L'INCHIESTA Intanto da domani un gruppo di sub della Polizia arriverà da La Spezia per misurare la radioattività del tratto di mare davanti al poligono messo sotto sequestro dalla procura di Lanusei che indaga sulla correlazione tra guerre simulate e alta insorgenza dei tumori.Chiavi di questa notizia: Inquinamento