Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
La nuova frontiera della «chimica verde»
20/02/2011
autore: DANIELE GIOLA
Esperti e docenti universitari ne hanno discusso in un dibattito
SASSARI. Se ne parla da tempo ma ancora in pochi sanno cosa sia realmente la cosiddetta “Chimica Verde”, la nuova frontiera dell’economia che potrebbe riguardare da molto vicino anche il nostro territorio. Nei giorni scorsi un interessante dibattito ha cercato di fare luce sul tema, in relazione soprattutto alla possibile creazione da parte di Eni-Novamont di un nuovo polo (si dice il più grande d’Europa) a Porto Torres.
Per Mauro Marchetti, responsabile Icb-Cnr Sassari, parlare di chimica verde significa innanzitutto “progettare, inventare e applicare processi di prodotti chimici che siano in grado di ridurre la generazione di sostanze pericolose”.
Il punto sul quale gli esperti si concentrano è la reale e concreta possibilità di scindere le diverse molecole senza dover ricorrere all’utilizzo di solventi tossici (come è accaduto finora). Secondo il professore Ugo Azzena, docente di chimica organica dell’università di Sassari i solventi “tradizionali” possono essere sostituiti (e diverse sono le realtà che già ne fanno uso) con solventi alternativi, o verdi, come anche l’acqua e l’anidride carbonica allo stato supercritico (e cioè né allo stato liquido né allo stato gassoso). Altro punto fondamentale è rappresentato dalla riduzione degli scarti che con la Chimica verde si potrebbe attuare in maniera significativa proprio per i procedimenti “operativi” che la caratterizzano.
In pratica, nel corso del dibattito, è emerso che la Chimica verde altro non è che una sorta di “fare le cose per bene”.
In Sardegna, è stato detto, si può prospettare una situazione positiva considerando i poli chimici già presenti ma anche i diversi terreni in aria di bonifica che potrebbero essere destinati a colture di prodotti naturali, da utilizzare poi come solventi e o stabilizzanti all’interno degli impianti.
Per i relatori del dibattito, comunque,il nodo da sciogliere non è legato alle prospettive della chimica verde in sè, quanto alla confusione che c’è in Sardegna sul cosa fare, in che tempi, e con quali investimenti.
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