Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il sindaco difende la base

20/02/2011

autore: Pier Giorgio Pinna

Walter Mura (Pd): dati incompleti e parziali sui pericoli per la popolazione
«A Perdasdefogu non ci sono alternative economiche»

PERDASDEFOGU. Il Comitato pro base ha l’aspetto di un ectoplasma. E, come ogni fantasma, è sfuggente, indefinito, inafferrabile. Dopo che si parla un po’ con gli abitanti del paese nessuno dubita più del sostegno che la stragrande maggioranza continua a riservare ai militari: tutti, o quasi, ridimensionano i periodici allarmi lanciati nei centri vicini. Ma, all’indomani dell’annuncio di un gruppo di politici per costituire a Perdas (e non solo) il Comitato in favore del poligono, riuscire a individuare chi vuole farne parte si può rivelare una impresa proibitiva.
 Per il momento i nomi delle persone indicate tra le promotrici dell’iniziativa, a Perdasdefogu, si rivelano erronei. Andare a chiedere agli interessati, di casa in casa, equivale a ottenere un rifiuto persino ad affrontare l’argomento, incassare smentite recise, sentirsi rispondere con un «ma io che c’entro?». Oppure affrontare lo sbarramento di familiari poco inclini a vedere i loro fratelli, figli, mariti e mogli impegnati in quest’attività. In altri termini, per ricorrere a un eufemismo, persiste una scarsa propensione ad apparire coinvolti.
 Così, a tutelare un paese che non vede alternative alla base, rimane il sindaco, Walter Mura. Ex dc, ex popolare, ex Margherita, oggi pd, il primo cittadino è un ingegnere sessantenne. Cortese e inappuntabile. Insegna matematica alle Commerciali di Jerzu. Guida una civica di centrosinistra. Non ha oppositori: da 10 anni l’unica lista che viene presentata è la sua. Dai soldati a pochi passi dal Comune Mura ha mutuato la capacità di non arrendersi, di combattere con flemma e pazienza. «Non intendo sminuire o minimizzare: sono il primo a volere chiarezza, e su tutto», premette. «Ma siamo dinanzi a dati incompleti, parziali, elaborati da veterinari che, sia detto con rispetto, non si occupano di esseri umani - prosegue -. E questi risultati confliggono con analisi fatte in passato secondo cui da noi i pericoli non sono aumentati, ma il “rischio atteso” è diminuito».
 «Ecco perché sono favorevole a un’indagine epidemiologica - continua il sindaco -. Bisogna prima comprendere, poi trarre le conclusioni. A Perdasdefogu non vogliamo un secondo caso La Maddalena: l’addio dei militari senza alternative di carattere economiche. Siamo un centro che ha 2100 abitanti, con un calo demografico costante ma per ora contenuto: che cosa accadrebbe se la base dovesse chiudere?
 «Non potremmo vivere di turismo, all’interno dell’isola, nonostante il bellissimo parco di Bruncu Santoru, le scuole di speleologia e rocce, il centro per la sostenibilità ambientale e altre magnifiche risorse naturali. Certo, i pastori continuerebbero a lavorare. Ma gli altri? E allora io dico, soprattutto quando rilevo come da noi si tocchino picchi eccezionali di longevità, constato che la gente in paese si ammala molto raramente e tra la nostra popolazione non si registra alcuno dei casi di tumore segnalati altrove, vale la pena di pregiudicare il nostro futuro sulla base di notizie prive di riscontri scientifici?».
 Tra i soldati della base, naturalmente, vige la consegna del silenzio. Almeno sino a quando non sarà reso pubblico l’esito definitivo dell’indagine promossa nel 2009. Al poligono tutti appaiono gentilissimi, ma nell’attesa affidano a un comunicato ogni risposta.
 Nella nota sottolineano come i militari siano «parte attiva nell’applicazione delle misure di prevenzione». Rammentano l’atteggiamento «attivo e trasparente» mantenuto su questi temi dalla Difesa. E qualcuno, in privato, ricorda: «Ci credete pazzi? Staremmo qui con le nostre famiglie se ci fosse davvero pericolo?».

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