Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Quirra, il divieto di pesca ultima mazzata
20/02/2011
autore: Pier Giorgio Pinna
SERVITÙ MILITARI E SOS SANITÀ Tra contrapposizioni frontali si diffonde l’incertezza, nessuna luce su troppi misteri
Poligono, inchieste e tumori: viaggio tra i silenzi, le resistenze e le denunce di allarmismo
PERDASDEFOGU. Buio a mezzogiorno. Come l’11 aprile 2010. Quando Tornado e Amx hanno oscurato il cielo durante l’esercitazione Starex. I misteri sui test bellici e sui legami con i tumori non si chiariscono neppure in piena luce. A Perdas, tra silenzi e accuse, la gente se la prende con gli allarmismi: «Nessuna emergenza», dice. Ma sulla costa monta la rabbia: «Morti, malati, malformazioni: tutto è causato da quei maledetti esperimenti». E adesso, a far saltare i nervi, arriva l’ennesimo ordine: pesca vietata per diverse miglia attorno all’isolotto di Quirra.
L’ha deciso il comandante dell’Ufficio marittimo di Arbatax, il tenente di vascello Davide Severino. Quel tratto era stato interdetto alla navigazione dopo il recupero degli ordigni disposto dalla magistratura. Ora è off limits per qualsiasi attività: immersioni, ancoraggi, pesca. Fino a quando? Non si sa. Così alle proteste per la mancata tutela della salute, riesplose a Villaputzu e a Muravera, si aggiunge la rivolta dei lavoratori a Porto Corallo. E il caso Quirra, segnato da polemiche senza fine, si arroventa.
L’indipendentista Bustianu Cumpostu, leader di Sardigna Natzione, ha ribattezzato quest’area la Mururoa italiana. Il paragone con l’atollo delle esplosioni nucleari francesi in Polinesia è azzardato. Di sicuro, però, fa riflettere. Qui i rebus e gli emigmi sulle reali conseguenze dei test bellici sono all’ordine del giorno. Non è una coincidenza se, dopo il sit-in antibase organizzato qualche giorno fa, i presìdi lungo le stradine che portano dentro il poligono sono stati rafforzati e il blocco degli accessi è diventato totale. Come non lo è il potenziamento dei controlli da parte di carabinieri e polizia. Senza trascurare la presenza discreta di agenti dei servizi segreti, da sempre dietro le quinte tra gli splendidi scenari naturali. La base si sviluppa infatti lungo l’altopiano che s’affaccia su Capo San Lorenzo. Una sequenza ininterrotta di posti magnifici. Ma nelle ultime ore, vicino ai boschi di leccio e alle cascate che sembrano uscite da una cartolina illustrata, si respira una atmosfera tesa. Nuovi Sos rilanciano pericoli segnalati in passato senza che siano mai seguite contromisure. Due i fronti delle valutazioni. Fronti inconciliabili. Uno a favore del poligono e dei suoi positivi effetti sulla microeconomia locale. L’altro del tutto opposto, attento alla salvaguardia di ambiente e salute.
Ma ora che la magistratura appare decisa a fare chiarezza, forse per la prima volta sarà possibile districarsi nella ridda di preoccupazioni, timori, dubbi, omertà, reticenze. Tanto che negli uffici della Procura di Lanusei, dopo la confisca dei bersagli usati per le esercitazioni e il sequestro giudiziario dei fondali ricoperti di bombe, i malati e i loro parenti fanno la fila: tutti vogliono denunciare le contaminazioni alle quali si sono trovati esposti. E le indagini proprio in queste ore si estendono sulla penisola. Con l’interrogatorio di altri due soldati, ammalati di cancro, rimasti a lungo in servizio a Quirra.
«In un contesto privo d’industrie e altri fattori d’inquinamento - continuano a ripetere molti - alcuni pericoli non possono che dipendere dalle sperimentazioni fatte nel poligono». Il più grande d’Europa: 120 km quadrati a terra e 9mila miglia marine. Rischi evidenziati nei loro ultimi report dai veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei: il 65% degli allevatori della zona è stato colpito da cancro, il 7% degli agnelli è nato deforme. E non è finita. Dal 2000 in una zona largamente spopolata si sono contate una settantina di persone affette da leucemia (parecchi i morti). Tra loro, una ventina di pastori nel Salto di Quirra, almeno un paio nei paesi vicini, 22 operai che hanno lavorato per i militari. Un’altra ventina i casi tra i soldati, i congedati, i dipendenti civili. A poca distanza sono venuti al mondo bambini con gravi handicap, dalla cecità a disfunzioni in organi vitali. Così oggi associazioni ambientaliste, antimilitaristi, indipendentisti, vertici regionali e nazionali del centrosinistra sollecitano la chiusura del poligono. Senza «se» e senza «ma».
La più recente indagine scientifica ufficiale doveva concludersi nel giugno scorso. I risultati non hanno mai visto la luce. Forse se ne parlerà a metà marzo. Nel frattempo sono emersi i dati delle due Asl. Che, sebbene parziali, confermano le analisi fatte nel 2007-2008 dalla specialista dell’ateneo di Modena Antonietta Gatti. «Le leucemie sono state provocate da nanoparticelle sprigionate dalle esplosioni durante i test»: questo il suo terribile verdetto. Da qualche settimana la super esperta fa parte del pool costituito dal procuratore Domenico Fiordalisi per indagare su tanti drammi. Le accuse sono di omicidio colposo plurimo e violazioni delle norme a tutela dell’ambiente: le polveri sottili potrebbero avere ricadute sul consumo delle carni di animali contaminati e, quindi, sulla catena alimentare.
Torna poi d’attualità, mentre sbarcano frotte d’inviati speciali, l’ipotesi dell’impiego di uranio impoverito. Ipotesi sempre smentita dai Comandi italiani, resa oggettivamente improbabile dagli scarsi fondi a disposizione della Difesa. Ma qui tutto è top secret. E chi è critico potrebbe non avere torto. Di fatto non si sa se i micidiali proiettili possano essere stati sparati da altri: la base è interforze, aperta alla Nato, ad aziende private (anche straniere). «E se qualcuno avesse usato il “metallo del disonore” senza neppure dirlo?», si domandano i familiari delle vittime. Insomma, il terreno attorno al poligono resta scivoloso, costellato d’insidie e depistaggi. Perché qui a Perdas, persino in pieno giorno, qualcuno vuole ancora nascondere i misteri sotto le pietre di fuoco. Come in una spy story.
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