Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il documento. Legambiente presenta due studi realizzati in Danimarca e in Florida

25/02/1999

Prima di decidere facciamo esperimenti seri


SASSARI. E una posizione problematica quella che esprime Legambiente Sardegna al termine di una lunga analisi dei dati disponibii sull'utilizzazione dell'Orimulsion in centrali elettriche in altri Paesi. Una conclusione a due facce, che contiene «giudizi moderatamente positivi», ma insieme anche «apprensione». I primi sono quelli relativi al trasporto e allo stoccaggio del combustibile e alle emissioni di polveri. L'apprensione è provocata dal tenore di zolfo, dalla quantità di metalli pesanti come nichel e vanadio, dalle emissioni di ossidi di azoto e dalla maggiore quantità dello stesso combustibile che è necessario bruciare. Scarsa sperimentazione Il giudizio finale però è molto duro nei confronti dell'Enel, accusato di scarsa sperimentazione. L'esperimento di Brindisi è stato fatto, dichiaratamente, «a scopo dimostrativo e non sperimentale»: un tentativo di vendere e non un serio test scientifico per valutare le conseguenze sull'uomo e sull'ambiente. Fino a che la sperimentazione non sarà stata fatta seriamente, Legambiente dichiara la sua «ferma contrarietà all'utilizzo» dell'Orimulsion. Ed esprime «completa solidarietà ai sindaci di Sassari e Porto Torres che hanno chiesto il blocco». A supporto dei propri giudizi Legambiente presenta i risultati degli studi più seri disponibili a livello internazionale: quello della società elettrica danese Sk, che ha testato per anni il combustibile, e quello della Florida Power & Light Company, che l'ha provato in una sua centrale nei pressi di Tampa. Studi e documentazioni, quindi, non di fonte ambientalista, ma presentati da società elettriche di grossa esperienza. Centrali modificate Uno degli elementi più importanti che emergono dal documento di Legambiente è il massiccio intervento messo in atto in entrambe le sperimentazioni per modificare gli impianti che utilizzavano l'Orimulsion. In Danimarca, per esempio, già nel 1992 il test, iniziato negli anni 80, «fu preceduto dalla sostituzione dei bruciatori con altri a bassa emissione di ossidi di azoto e fu prevista la fase di postcombustione». Poi, nel '96, «fu installato un sistema di eliminazione della fuliggine dalle zone convettive della caldaia e fu migliorato il sistema di abbattimento delle polveri e di desolforazione ad umido del gas». Solo dopo queste modifiche la Sk ha reso noti i risultati della sperimentazione per quanto riguarda le emissioni: ossidi di azoto e di zolfo inferiori a quelli emessi da olio e carbone, anidride carbonica allo stesso livello. Bassa l'emissione di polveri. Importante il commento di Legambiente: «Non appare evidente se la comparazione sia fatta fra combustibili nelle stesse condizioni degli impianti di abbattimento». Insomma: per Orimulsion sono stati usati accorgimenti antinquinanti diversi da quelli delle centrali a olio o a carbone? Parrebbe di sì. Un altro dubbio riguarda i limiti di legge per l'emissione di ossidi di azoto, che nella relazione della società elettrica danese restano sotto ai valori limite perché questi sono doppi rispetto a quelli imposti dalla legge italiana: le emissioni sarebbero dunque a norma per la Danimarca, ma quasi il doppio del massimo consentito nel nostro Paese. Orimulsion scalda poco L'altro dato allarmante nello studio della Sk riguarda la quantità di Orimulsion necessaria per ottenere la stessa energia prodotta con altri combustibili: ne serve il 32% in più rispetto a un buon olio combustibile e tra il 10 e il 20% in più rispetto al carbone, «con ovvi aggravi economici, ambientali e sui residui della combustione da evacuare e smaltire». Infine i metalli pesanti: nichel e vanadio sarebbero presenti in quantità leggermente inferiori a quelle imposte dalla legge. Un limite che Legambiente non considera sicuro a causa della «tossicità e la cancerogenicità, anche per contatto, in particolare del nichel». Un serissimo problema soprattutto per i lavoratori costretti a passare molto tempo a contatto con queste sostanza. Ambiente e denaro Quanto all'esperienza americana in Florida, nonostante i dati positivi forniti dallo studio commissionato nel '97 alla Gluckman & Gluckman, ci sono due elementi che inducono alla riflessione. Il primo è il parere contrario del governatore dello Stato, nonostante quello favorevole della società di consulenza. Il seconodo è la decisione della società elettrica Fpl di stanziare 10 milioni di dollari all'anno per venti anni _ in tutto circa 350 miliardi di lire _ per conservare l'ecosistema della baia di Tampa. «Secondo la solita logica _ commenta Legambiente

_ della monetizzazione dei rischi e del consenso e legittimando dubbi sulle valutazioni positive svolte».


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