Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Legambiente denuncia i gravi ritardi del piano di disinquinamento

15/01/1999

`L'emergenza non è finita' Appello al ministro: subito procedure straordinarie

Compatibilità degli impianti «Troppi timori
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PORTOSCUSO «I ritardi non sono più accettabili. E necessario adottare con urgenza misure idonee e straodinarie». L'appello al ministro dell'Ambiente proviene dal presidente regionale di Legambiente Vincenzo Tiana (nella foto). Una strada, spiega, necessaria per superare «la crisi degli strumenti attuativi del Piano di disinquinamento». A suscitare l'iniziativa di Legambiente non è tanto lo scenario generale sullo stato dell'inquinamento del territorio, quanto il fronte specifico dei rifiuti e delle discariche che producono gli accumuli di materiali pericolosi per l'igiene e la salute. «Anche recentemente _ denuncia Vincenzo Tiana _ è stata annunciata la scoperta di un'altra piccola discarica nella zona industriaoe di Portoscuso. E sicuramente positivo che gli enti pubblici come la Provinciia di Cagliari e il Comune di Portoscuso abbiamo ordinato la chiusura dell'ennesima discarica», ma proprio questo, spiega il segretario regionale dell'associazione, dimostra la debolezza degli strumenti attuativi del Piano di disinquinamento. Il miglioramento delle condizioni generali dell'ambiente segnalato nei giorni scorsi nella seduta del Comitato per gli interventi del piano di risanamento, fa ben sperare. I dati composti dalle rilevazioni sugli interventi correttivi operati dalle aziende e dai primi parziali risultati dell'indagine epidemiologica tracciano al momento uno scenario decisamente più confortante rispetto al recentissimo passato. Resta tuttavia un mosaico di emergenza diffusa. Ed è proprio su questo elemento che Vincenzo Tiana basa le preoccupazioni. «Già nel 1989, quando la Regione propose al governo la decretazione di zona ad elevato rischio di crisi ambientale, una delle motivazioni cruciali era appunto costituita dalle discariche industriali. Il piano di risanamento deliberato nel 1993 rilevava che l'80 per cento di tutti i rifiuti industriali della Sardegna venivano prodotti nell'area industriale di Portoscuso». Condizioni che sebbene siano leggermente migliorate, non lasciano immaginare una prospettiva di speciale ottimismo (la grana scoppiata in questi giorni a Carbonia sulla discarica di Is Gannaus è un segnale che non lascia dubbi). In ogni caso, fa rilevare Legambiente, sono stati stanziato decine di miliardi per fronteggiare quella situazione, «proprio perchè ogni anno si producono centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti». Gli interventi non sono stati però eseguiti come dovuto, o meglio, nei tempi previsti: «A oggi non sono state neppure affrontate le principali questioni ambientali, così i gravi ritardi nell'attuazione del piano _ contesta Tiana _ mantengono una situazione di permanente emergenza». Inoltre, osserva l'ambientalista, nulla è cambiato nonostante le mobilitazioni popolari e gli impegni degli enti locali. «Viene il sospetto _ è l'osservazione mossa da Legambiente _ che gli amministratori degli enti locali finora siano stati titubanti nell'applicazione rigorosa del piano di risanamento per non dovere affrontare i problemi di compatibilità di alcuni impianti. E positivo che nell'ultima riunione del Comitato di coordinamento sia stato anche deciso di chiedere la nomina di un commissario straordinario». Di fronte a questo quadro, Vincenzo Tiana rilancia l'urgenza di impedire che il territorio diventi la grande pattumiera dell'inquinamento. «Gli utlimi avvenimenti _ ribadisce _ rendono ancora più urgente l'adozione di procedure straordinarie per dare risposta alle aspettative della popolazione».

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