Rassegna Stampa
Testata: Terra
La Sardegna avvelenata, contaminata e fragile
05/02/2011
autore: Diego Carmignani
AMBIENTE. Mentre la Prestigiacomo archivia frettolosamente la questione marea nera, preoccupa il caso dei container giunti la settimana scorsa a Portovesme: le analisi confermano la loro radioattività. Povera Sardegna, quella dei pastori sardi disperati, degli operai Vinyls ancora asserragliati all’Asinara, della beffa del G8 della Maddalena, del malefico poligono di Salto di Quirra e di alcune nuove pagine buie da dimenticare in fretta per passare ad altro. Così sembrano andare le cose nelle Regione insulare, che forse, in quanto staccata dal “continente”, merita di essere identificata come un pezzo del Paese ai margini, centro di interessi e di oblii: su tutte, emerge la questione su cui il nostro giornale si è recentemente e spesso soffermato: lo sversamento di olii combustibili sulla costa Nord.
Al riguardo, il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo ha nelle ultime ore giudicato chiusa la faccenda, su cui le amministrazioni locali avevano chiesto l’emergenza nazionale: a quanto pare, del problema non c’è più traccia e non si può definire disastro ambientale l’immissione in mare del combustibile. Ad abbassare la guardia non ci pensano né i numerosi abitanti che si sono prodigati per sanare le aree colpite e squarciare il silenzio mediatico (e l’inazione di Regione e Stato), né alcuni esponenti politici locali e nazionali, che hanno ribadito la fragilità del territorio e la mancanza di infrastrutture necessarie per intervenire subito in caso di incidenti. Secondo quanto emerso nel corso dell’audizione dell’assessore regionale dell’Ambiente Giorgio Oppi, nei dintorni di Porto Torres dalle 22 alle 6 del mattino non è a disposizione neanche un mezzo antincendio: se dovesse esplodere una petroliera non si potrebbe agire nell’immediato e si creerebbe un danno ambientale risolvibile neanche in trecento anni.
Inoltre, viene segnalata la mancanza di un radar di terra che possa gestire il traffico o un sistema che permetta di controllare le navi cisterna fino nelle acque della Sardegna. Sul “piccolo incidente” della marea nera, ci ha pensato il satellite a fare chiarezza: secondo le immagini di recente diffuse alle ore 10:13 dell’11 gennaio, giorno della fuoriuscita, la chiazza di olio combustibile aveva già un’estensione di 0,97 chilometri quadrati, mentre l’allarme è scattato soltanto alle 16:45, con ben sei ore di ritardo: un’enormità. Altro nodo critico è quello evidenziato dal presidente dei Verdi Angelo Bonelli, che definisce il disastro di Porto Torres una «piccola Louisiana dimenticata» e ritiene inaccettabile che il governo italiano, oltre ad archiviare frettolosamente la pratica, non abbia ancora deciso di costituirsi come parte civile, cosa che la stessa Regione Sardegna sta, ancora oggi, valutando o meno di fare.
Inoltre, il leader ecologista chiede un provvedimento immediato per estendere il divieto di navigazione nelle Bocche di Bonifacio a tutte le navi cisterna e le petroliere, non solo a quelle italiane e francesi. Ma il marcio che approda in Sardegna non è di sola forma bituminosa. Scendendo sul lato Ovest dell’isola, ci si imbatte nel caso Alfa Acciai, quello cioè dei container provenienti dall’azienda di San Polo, frazione di Brescia, e diretti nelle fabbriche di Portovesme, nella provincia sarda di Carbonia-Iglesias. La settimana scorsa, dopo aver fatto scattare l’allarme radioattività, i tir che trasportavano fumi di acciaieria sono stati messi in isolamento: a stretto giro, sono scattate due inchieste (una dalla magistratura che ha ricevuto i rapporti del Noe e l’altra dall’Arpas per gli aspetti di natura ambientale e sanitaria) e sono stati effettuati i necessari studi dall’università di Cagliari su alcuni campioni prelevati.
I risultati delle analisi hanno accertato una contaminazione da isotopi di cesio 137 su parte del carico. Lunedì mattina in prefettura a Brescia è fissato un vertice tra Alfa Acciai, Arpa e Carabinieri dei Noe per fare il punto sulla situazione, mentre il comitato di Portoscuso e il social forum di Cagliari hanno organizzato per l’8 febbraio una manifestazione di protesta nel capoluogo sardo per dire basta al traffico di rifiuti radioattivi e tossici sull’isola, alle relative discariche e alle drammatiche condizioni della salute pubblica. Domani scendono invece in piazza gli abitanti facenti parte del Comitato contro le nocività di San Polo: presidio dalle 15 alle 18 davanti all’ingresso dello stabilimento.
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