Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«La Maddalena sta andando alla deriva»
05/02/2011
autore: PIER GIORGIO PINNA
G8, L’ARCIPELAGO DOPO LE INCHIESTE Le proteste degli operatori economici «Così il nostro futuro cola a picco»
Commercianti esasperati tra negozi che chiudono, fallimenti e attività bloccate
LA MADDALENA. Isole abbandonate alla deriva. Tra villaggi vacanze offlimits. Centri turistici desolatamente vuoti. Negozi che chiudono a raffica. Ingiunzioni di commercianti per tentare di riottenere indietro almeno un po’ dei soldi portati via dalla cricca del G8.
Nell’arcipelago il malessere e l’amarezza si tagliano a fette. Una atmosfera che le gelide raffiche di grecale contribuiscono ad accentuare. Assieme al coro di proteste per il rilancio economico stoppato da promesse tradite. «Le prospettive d’investimenti sono a zero, di fatto bloccate», dicono in parecchi. «E le nostre attività vanno verso la paralisi», rincarano la dose altri. «Sprechi? Da noi i soldi quasi si buttano via», tuonano altri ancora. E i ritardi? Formano una fittissima ragnatela: lungaggini e slittamenti di progetti e investimenti a volte del tutto inspiegabili.
A un anno dai primi arresti e alla vigilia della svolta sui rinvii a giudizio per lo scandalo Formato G8, appare così venata da una fortissima incertezza l’attesa della prossima stagione. Un’estate che con le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia avrebbe potuto rappresentare il simbolo della rinascita per Caprera e le altre isole tanto amate da Garibaldi. E che al contrario rischia di cominciare con troppi passi falsi e con lo stanco replay degli stessi errori commessi nel recente passato. Ecco perché alla Maddalena parecchi operatori hanno deciso di passare al contrattacco, di non subire più scelte calate dall’alto, di ribellarsi diventando in qualche modo, ciascuno per la propria parte, protagonisti di uno sviluppo moderno e competitivo.
Dice Maddalena Rosi, giovane direttrice dell’Hotel Excelsior, nel centro della Maddalena, davanti all’attracco dei traghetti per Palau: «Ormai siamo in attesa di capire quale potrà essere la prospettiva di rilancio da due anni. Continuano però a mancare certezze operative. E in queste condizioni la programmazione non può non risentirne. Noi per il periodo estivo abbiamo qualche prenotazione da parte di clienti affezionati. Ma per quanto riguarda la predisposizione di avvenimenti che possano convogliare verso l’arcipelago flussi turistici non mi risulta ci sia nulla all’orizzonte. Nel frattempo cercheremo di proporre pacchetti convenienti per la metà di marzo. Ma quest’anno siamo svantaggiati anche dalla mancanza di ponti che invoglino la gente a brevi vacanze».
Il discorso delle opere mai concluse, in effetti, alla Maddalena sembra una costante. È datato. Antico. Segnato persino da testimonianze eloquenti che si sono avvicendate nel tempo. Uno dei simboli di lavori storicamente lasciati a metà, per esempio, è il gigantesco busto del contrammiraglio Costanzo Ciano, ministro in epoca fascista e padre di Galeazzo, il genero di Mussolini fucilato dopo il «tradimento» del duce: realizzato dai cavatori dell’isola, non è mai stato ultimato. A Villamarina continua a rappresentare un monumento all’incompiutezza. E non è il solo: perché, ritornando al presente, è soprattutto di questa mancanza di prospettive, di una carenza di punti fermi, dell’assenza di progetti portati a termine sino in fondo che si lamentano esercenti e operatori.
Gigia Zanga sino a qualche settimana fa gestiva insieme con il marito Ramon Del Monaco un negozio di abbigliamento per bambini nella centralissima via XX Settembre. Oggi, non senza amarezza, spiega: «Ho dovuto chiudere, smettere di lavorare: ero stanca di pagare debiti e di non incassare a sufficienza. La ragione? In generale il commercio attraversa un periodo di recessione. Ma qui sembra di essere seduti su uno scoglio che affonda: tra grande distribuzione che taglia fette di mercato e mancanza di potere d’acquisto da parte dei clienti, negli ultimi due anni il giro d’affari è diminuito notevolmente». «Prima almeno c’erano i soldati americani, i militari italiani, molte più famiglie in vacanza - prosegue - Adesso i marinai stanno qui solo per pochi mesi di preparazione, poi vanno via. E nel frattempo i nuovi piani per il turismo non danno effetti positivi».
Chi invece sostiene di non conoscere crisi è il macellaio Severino Gala. La sua «Boutique della carne», nella zona di Moneta, continua a vendere d’inverno e d’estate: maiale e manzo nostrani assieme a malloreddus, carasau, formaggi e altri prodotti tipici. «Certo, il mio fatturato non cala, anzi aumenta, ma io guardo le cose nel loro complesso e così sono tutt’altro che soddisfatto - commenta accalorandosi - In 35 anni di attività non ho mai visto il nostro arcipelago ridotto così. Sono del parere che i sardi non dovrebbero regalare la loro roba agli “stranieri”: ecco perché non ho mai creduto nell’affidamento dell’ex arsenale alla Mita Resort. Avevano annunciato che avrebbero rilanciato il turismo con un polo di cantieristica navale. E invece adesso di questo non si parla più. Dicevano che avrebbero contribuito a dilatare la stagione, e invece basta fare un salto da quelle parti per rendersi conto che tutto è chiuso, sprangato, e che difficilmente il centro aprirà prima dell’estate. Così non va, insomma: ci vogliono più impegno e professionalità».
È critica Valentina Cherchi, presidente del Centro commerciale naturale (costola della Confcommercio) e titolare di un negozio d’abbigliamento a due passi dal Comune, in via Garibaldi. «Mi sono fatta l’idea che esista un progetto per affossare la nostra realtà, e non coinvolge certo i nostri amministratori municipali - rileva - No, penso a qualcosa nato altrove, lontano da qui».
E si chiede: «Siamo sicuri che in Costa Smeralda e alla Regione tutti vedano di buon occhio il decollo della nautica alla Maddalena? Non è che invece parecchi in Sardegna puntano su zone diverse per questo genere d’investimenti?». Se quelli sul futuro sono sospetti, nessuna perplessità sul disastro post G8: «Non potevamo aspettarci un lavoro pulito da gente che ha mangiato sui morti del terremoto».
A conti fatti, tra amarezze, angosce, attese di ieri e oggi, nella storia dell’arcipelago l’unico che non ha mai avuto dubbi sulla Maddalena resta Garibaldi, che qui ha trascorso un terzo della sua vita lavorando e investendo. Il grande busto che lo ricorda a Caprera è l’unico perfettamente rifinito: neanche il maestrale riesce a scalfirlo.
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