Rassegna Stampa
Testata: Terra

La costa sarda è sola contro la marea nera

26/01/2011

autore: Diego Carmignani

IL CASO. I Comuni colpiti dall’olio combustibile sversato attendono le parole della Prestigiacomo, che oggi riferirà alla Camera. Per fermare il disastro, finora si sono attivati solamente i volontari.

Forse al riparo dalla ribalta mediatica, la giornata di oggi potrebbe risultare decisiva per le sorti delle coste sarde: il ministro Stefania Prestigiacomo riferirà alle Camere, ore 15 in commissione Ambiente, circa la situazione nell’aera settentrionale dell’isola, ferita da uno sversamento di petrolio che si sta diffondendo drasticamente. Sarà noto l’esito delle verifiche e se c’è o meno l’intenzione di attivare iniziative per arginare il disastro e provvedere alla bonifica. L’ipotesi è che lo Stato si costituisca parte civile per il risarcimento del danno provocato dall’azienda E.On. Presa di posizione che varrebbe anche come importante precedente, visto che incidenti del genere, anche più gravi per entità, non sono una novità, ma eventi dietro l’angolo per la presenza di navi cisterne e raffinerie nei nostri mari e in aree di rilevanza naturale e turistica.
 
Nel frattempo, mentre la marea nera viene stata segnalata in più angoli marittimi, da Bonifacio a Stintino alla Gallura, qualche primo segnale è giunto anche dalla stampa, con i servizi del Tg3 e di Radio Tre, e la protesta degli abitanti si sta indirizzando al Presidente della Regione Sardegna, per denunciare pecche e ritardi nel coordinamento delle operazioni di bonifica (eclatante il fatto che i sacchi con materiale raccolto siano lasciati sull’arenile e poi riportati in mare dalle onde), chiedendo le dimissioni del Commissario Straordinario dell’Arpa Sardegna. Inoltre, la Cgil chiede alla E.On. di smantellare immediatamente gli impianti a olio e si attendono in settimana i nomi dei primi indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Sassari per danno ambientale.
 
Una certezza è che la sottovalutazione dello sversamento e dei fenomeni meteorologici sfavorevoli abbiano trascinato il problema concreto fino ad oggi, a ben due settimane di distanza dall’accaduto. E che la parziale pulizia, almeno delle spiagge, abbia fatto scendere l’attenzione. L’operazione è stata messa però in campo da volontari, insieme a degli addetti convocati dalla ditta, «senza che si sia attivata in maniera incisiva la Protezione civile, né che la Regione abbia mosso un dito. «Al Comune di Santa Teresa è arrivato giusto un telegramma, a noi nemmeno quello», commenta Gabriela Battino, sindaco di Aglientu, uno dei comuni della Gallura che ha istituito l’unità di crisi e coordinato le operazioni sulla costa.
 
«Abbiamo chiesto lo stato di emergenza nazionale: serve un intervento immediato e specialistico, non manuale come abbiamo fatto sinora. Occorrono risorse e strumenti che non abbiamo e ci appelliamo al Ministero perché si attivi. L’area costiera che va da Vignola a Capo Testa è un Sito di interesse comunitario: i volontari, gli unici che vanno ringraziati, hanno raccolto le palle di catrame più grosse, ma per i frammenti di olio che si sono mescolati alla sabbia e le rocce imbrattate di petrolio non possono fare molto: non abbiamo i mezzi adeguati. La situazione non consente tentennamenti: l’emergenza c’è, la gente è preoccupata, il mercato del pesce è stato costretto a fermarsi, e ci auguriamo che non succeda lo stesso alla stagione turistica».

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