Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il mostro d’acciaio di Macchiareddu cresce e fa gola ai privati

20/01/2008

autore: Mauro Lissia

Così l’immondizia diventa oro
 
CAGLIARI. Il mostro d’acciaio che domina gli stagni di Macchiareddu non ha fatto indigestione: le altre 1047 contestatissime tonnellate di rifiuti partenopei sono finite nella vasca d’accumulo del Tecnocasic insieme alle produzioni tipiche locali. Almeno là, in quella fossa comune, le monnezze sono tutte uguali e le liti di taglio etno-politico si stemperano in una sola e inconfondibile puzza. Finiranno in cenere, al ritmo di sette tonnellate l’ora, senza che i tre forni dell’impianto concedano privilegi o precedenze: per Napoli, Cagliari o Quartu saranno sempre mille gradi centigradi, un calore così intenso da andare oltre l’immaginazione umana. A quelle temperature il vetro diventa liquido e i resti di metallo scompaiono nella stessa bolgia infernale. Chi parla di Sardegna affogata nell’immondezza non ha visto come il termovalorizzatore del Casic si mangia i resti del nostro vissuto urbano: una voracità impressionante, in linea con un rituale tecnico che si ripete ogni giorno dell’anno, ventiquattr’ore su ventiquattro. Raccontato, il ciclo dell’incenerimento non rende l’idea. Visto, lascia interdetti e fa viaggiare la mente fino alle immagini delle strade di Napoli, invase di monnezze putrescenti che qui vanno in fumo insieme alle proteste. Al ritmo di 500 al giorno, Tecnocasic toglie dal mondo 202 mila tonnellate di rifiuti l’anno. Basta questo dato per capire quale incomodo possano rappresentare le seimila in arrivo dalla Campania: un’inezia.  GLI AUTOCARRI. E’ una coda ininterrotta, i camion carichi di sacchetti arrivano dal ‘bacino uno’ - Cagliari e comuni vicini - pesano la monnezza e la scaricano nella fossa, che può contenere fino a 2800 tonnellate di robacce. Cagliari e Quartu conferiscono, come dicono i tecnici, 360 tonnellate al giorno. Se il capoluogo facesse la raccolta differenziata sarebbero il diciotto-venti per cento in meno, ma il consiglio comunale è troppo impegnato a contestare Soru per occuparsi di un obbligo imposto dalla legge. Quando i mezzi se ne vanno arriva il momento della selezione.  I POLPI. Sono gru, dotate di una benna dentata che può afferrare cinque metri cubi di immondezza per volta. La benna la prende e la deposita su una griglia, che rompe sacchetti e contenitori per trasformare i rifiuti in un materiale informe. Funziona più o meno come un setaccio: il cosiddetto umido è più pesante, per questo scivola nei vagli e separa i resti organici. Con la preselezione se ne va il trenta per cento dell’immondezza, destinato all’impianto di compostaggio. Il secco (il settanta per cento) ritorna nella fossa e si candida a una rapida combustione. E’ sempre uno dei polpi a entrare come fosse un cucchiaio nel vascone per trasferirne il contenuto nei forni. Mille gradi e addio.  I FUMI. Chi aspira vecchie Gitanes senza filtro sa cosa vuol dire: una cosa è bruciare i rifiuti nelle discariche, un’altra al Tecnocasic. Per abbattere i fumi, che inquinerebbero l’aria, l’impianto si serve di una miscela fatta di calce secca e carbone. Gli inquinanti - così assicurano i tecnici - restano imprigionati, diossine comprese. Quello che esce dai comignoli non è altro che vapore. Resta un problema tutt’altro che secondario: smaltire quello che rimane.  SCORIE E CENERI. Lattine, bottiglie di vetro, materiali ferrosi bruciano ma producono scorie solide: Tecnocasic le estrae con un’altra operazione-setaccio dai residui del dopo-combustione e le trasporta all’Italcementi. Servono, per l’appunto, a produrre cemento. Le ceneri, mescolate con calce e cemento, finiscono alla discarica eterna: l’Ecoserdiana. Ci sarebbe anche una componente da essiccare per il ripristino di cave e siti danneggiati dall’uso umano: questa fase è ancora nei progetti della Regione.  IL VALORE AGGIUNTO. Tecnocasic è un termovalorizzatore perchè trasforma il calore prodotto in energia. I vapori vengono canalizzati su due turbine, una da 9,4 e l’altra da 4,5 megawatt. La prima basta e avanza per coprire tutti i consumi interni all’impianto, che lavora in completa autonomia energetica. La produzione della seconda va sul mercato: nel 2007 sono stati venduti all’Enel trenta milioni di chilowattora, con un ricavo di due milioni e mezzo di euro.  BILANCI E TARIFFE. Nel 2007 Tecnocasic ha gestito un giro d’affari di 28 milioni di euro, chiudendo il bilancio in nero. La società non ha debiti e figura tra le prime in Sardegna per redditività. I comuni del ‘bacino uno’ pagano 121 euro a tonnellata conferita, quelli extrabacino il trenta per cento in più. Al commissario governativo De Gennaro è stato concesso lo sconto: paga come se l’immondezza arrivasse da Cagliari. Nell’impianto lavorano 170 persone, di cui 70 impegnate direttamente nel ciclo di smaltimento dei rifiuti.  LA PROPRIETA’. Tecnocasic è controllata dal Casic (70%) e da un socio privato, la Ecologica 2000. Il comune di Cagliari, quando la società venne costituita, non acquistò il 30% che gli spettava per non rendere incompatibili i propri rappresentanti nell’organo amministrativo: in base al testo unico della pubblica amministrazione avrebbero dovuto scegliere fra l’indennità di consiglieri comunali e lo stipendio, ma volevano conservarli entrambi. Così il pacchetto di minoranza andò a un imprenditore, che costruì una sequenza di scatole cinesi utile a celare la propria identità: l’ultima società, del tutto anonima, è registrata in un’isola del Pacifico.  IL FUTURO. Tecnocasic fa gola a molti imprenditori, compresi alcuni impegnati direttamente nell’attività politica. E’ un’azienda coi conti in ordine, praticamente priva di rischio d’impresa, ricchissima di prospettive finanziarie. La possibile privatizzazione dell’impianto è legata alla riforma dei consorzi industriali, su cui da mesi si combatte in Regione una dura battaglia fra i partiti di maggioranza. L’addio obbligato di Sandro Usai alla presidenza del Casic - previsto per il prossimo 9 marzo dopo trent’anni di regno ininterrotto - potrebbe aprire le porte ad ogni soluzione. Azienda modello, Tecnocasic rischia di uscire dalle mani pubbliche per finire sul mercato.

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