Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Inchiesta bonifiche, la Procura accelera

21/01/2011

autore: GIAMPIERO COCCO

Nuove perizie sull’inquinamento alla Maddalena

LA MADDALENA. L’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica sulla bonifica dell’ex arsenale della Maddalena entra nel vivo. Il magistrato inquirente Riccardo Rossi affiderà a tre consulenti il dossier in cui sono confluiti i risultati delle analisi chimiche e batteriologiche effettuate dall’Arpas e dai carabinieri del Noe. I periti disporranno, la prossima settimana, nuovi carotaggi nei fondali davanti all’Arsenale.
 I consulenti del pubblico ministero dovranno accertare qual è l’attuale grado di inquinamento delle acque e quali operazioni di bonifica sono state messe in atto dalla struttura di missione incaricata di realizzare le strutture e gli approdi per il mancato G8 del 2009. Verifiche già sollecitate dai giudici della Corte dei conti di Roma che stanno spulciando, da due anni, negli appalti a trattativa segreta e privata affidati dalla Protezione civile. La magistratura di Tempio, dal canto suo, si occupa delle eventuali irregolarità penali nel risanamento del porto arsenale. Finora, per la bonifica dei siti sui quali insisteva l’ex arsenale militare, sono stati spesi 31 milioni di euro. L’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, all’indomani dell’avvio delle inchieste, precisò che le bonifiche effettuate dalla struttura di missione erano riferite all’ambiente terrestre, mentre restava da completare (con una spesa che variava dai sette ai dieci milioni), la bonifica del bacino di mare antistante il Main Conference che la “Mita Resort” starebbe per abbandonare. Una operazione che avrebbe dovuto avere inizio (con fondi della Protezione civile) nell’ottobre del 2010. Un impegno non ancora mantenuto nonostante le dichiarazioni ufficiali di Nicola Dell’Acqua, nuovo soggetto attuatore, che avrebbe dovuto dare avvio alla “Fase 2” delle bonifiche finanziate con risorse aggiuntive del ministero dell’Ambiente per 1,3 milioni di euro, che andavano sommati agli altri cinque milioni residuali del bilancio della Protezione civile per il mancato G8. E dire che alla Maddalena, dopo l’impiego di finanze regionali gestite dalla Protezione civile anche per le opere di bonifica - marina e terrestre -, si era quasi certi che nell’area, sgomberata dalle 62mila tonnellate di rifiuti speciali, amianto, idrocarburi e quant’altro non ci fosse più niente da bonificare. Tutte le opere e i lavori per il mancato G8 - come la demolizione, con cariche esagerate di esplosivo, del pennello di cemento armato che caratterizzava l’accesso al porto-arsenale -, erano coperte da un rigoroso segreto di Stato. Segreto che si è sgretolato quando la magistratura fiorentina ha avviato l’inchiesta sulla cricca della Ferratella di Anemone, Balducci & Co. Lo scomparso presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, il giorno dopo lo spostamento del G8 dalla Maddalena all’Aquila (aprile 2009), fu facile profeta. In una intervista rilasciata alla Nuova si preoccupò di lanciare un messaggio di allerta per le forze politiche isolane sul rischio, più che concreto, che l’intera operazione G8 finisse per trasformarsi nell’ennesima cattedrale nel deserto isolana.
 «La Regione Sarda deve incalzare, giornalmente, il governo nazionale sin quando le opere strutturali e le bonifiche dell’isola della Maddalena non vengano completate come da programma - disse con la sua immancabile schiettezza Francesco Cossiga -. Anche perché ho il grande sospetto che questi signori (riferendosi ai responsabili della struttura di missione) una volta che partono dalla Sardegna chiudono baracca e burattini. E chi si è visto si è visto». Così è stato.

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