Rassegna Stampa
Testata: Corriere della Sera
L’Italia e le 12 foreste della rinascita
14/01/2011
autore: FULCO PRATESI
Ambiente Il patrimonio verde aumentato dal Dopoguerra. Oggi protetto un decimo del territorio nazionale
Dal Piemonte alla Sicilia, i boschi storici ripopolati da orsi e cervi
Nell’anno dedicato dall’Onu alla difesa delle foreste, l’Italia può vantare, rispetto al resto d’Europa, ilmerito di aver aumentato il suo patrimonio boschivo dal 20% del dopoguerra al 30% di oggi.
Quali sono le ragioni per cui il Bel Paese ha saputo, non solo tutelare, ma addirittura aumentare il suo patrimonio boschivo? Innanzitutto la forte diminuzione della popolazione rurale, con conseguente abbandono di molti terreni scoscesi, posti in altitudine e poco coltivabili, consentendo un forte ritorno delle foreste, sviluppatesi rigogliose al posto di pascoli cespugliati, di macchie degradate e di coltivi abbandonati. Poi l’avvento, nei primi anni 50, del gas in bombole che ha drasticamente limitato l’uso del carbone di legna e delle fascine da forno, causa principale di erosione dei boschi. Infine un’accorta politica di tutela basata sulla creazione di parchi e riserve naturali che ha portato lo 0,6% di territorio protetto degli anni 60 a oltre il 10% attuale. Infine, limitate opere di rimboschimento, attuate però spesso con specie non legate alle compagini originarie (come ad esempio pini neri all’interno delle primitive faggete).
Questo ha consentito un rigoglioso incremento della grande fauna forestale con cervi, orsi, lupi, caprioli, daini e cinghiali, tutte specie che nel secondo dopoguerra erano quasi del tutto scomparse sugli Appennini e nelle Isole, e divenute rarissime sulle Alpi.
Capisaldi di questo rinascimento ecologico possono essere considerate dodici foreste storiche le quali, nonostante secoli di guerre, invasioni barbariche, carestie, epidemie, ancora nobilitano i paesaggi del nostro Paese.
Nella piemontese Val di Susa, il Gran Bosco di Salbertrand offe un campionario completo della flora forestale alpina con abeti rossi e bianchi, larici, betulle e frassini popolato da branchi di cervi, caprioli e camosci. In Trentino Alto Adige la Foresta di Paneveggio, è famosa per i suoi grandi «abeti di risonanza» il cui legno i liutai, come Stradivari, usavano per i loro strumenti.
Cervi e caprioli pascolano nella vasta Foresta del Cansiglio, l’antico «Bosco da remi» della Repubblica di Venezia, mentre altri cervi, nobili discendenti di quelli cacciati da Alfonso d’Este, sopravvivono nel Gran Bosco della Mesola vicino a Ferrara.
Sono da pochi anni tornati i lupi nelle Foreste Casentinesi ai confini tra Toscana ed Emilia Romagna, e predano cervi e cinghiali tra imaestosi abeti bianchi usati nel Rinascimento per gli alberi delle galere medicee e per la costruzione del Duomo di Firenze.
Le coste tirreniche conservano ancora biotopi forestali di grande valore storico ed ecologico: come le pinete della Tenuta di San Rossore sul litorale pisano, bandita di caccia dei Medici, dei Lorena, dei Savoia, e infine inclusa nel Parco Regionale Migliarino-San Rossore. Oppure la stupenda foresta planiziaria della Tenuta di Castelporziano, vicina a Roma, oggi di proprietà della presidenza della Repubblica, con querceti plurisecolari, pinete, stagni, dune, costiere emacchie popolate da daini, cervi, cinghiali e caprioli, perseguitati dai sovrani Savoia fino agli anni 40.
Delle grandi faggete appenniniche conservate nel Parco Nazionale d’Abruzzo, la più antica e famosa è la Foresta di Val Cervara, che conserva esemplari che risalgono al 1500 ed è albergo di cervi, caprioli, orsi e lupi. Qui si svolse un’infruttuosa, battuta agli orsi di Vittorio Emanuele III nel novembre 1907.
La Puglia non dispone di molti boschi. Eppure la Foresta Umbra, sul Gargano, concentra tutte le meraviglie dell’antica vegetazionemediterranea, con faggi secolari e, più vicino al mare, pini d’Aleppo e densa macchia sempreverde.
Patrimonio nei secoli di imperatori, monasteri, feudatari e abbazie, la Sila (l’antica Silva dei Bruzi) con i sui pini silani, faggi, ontani, pioppi tremoli e acerimonumentali costituisce l’ecosistema forestale più ampio e prezioso del Meridione d’Italia.
Si deve a Ferdinando I re delle Due Sicilie—che vi andava a caccia di cinghiali e vi costruì un suo Casino — la protezione e lo sviluppo delmagnifico Bosco della Ficuzza presso Corleone, 7.000 ettari di roverelle, lecci, sughere e frassini, oggi Riserva Naturale.
Le selvagge leccete del Supramonte, in quello che avrebbe dovuto essere il grande Parco Nazionale del Gennargentu, bloccato damiopi opposizioni locali, chiude questa rassegna delle più preziose e famose gemme forestali di cui il Bel Paese può oggi andare orgoglioso.
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