Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Camping, confisca annullata

05/01/2011

autore: SANTINA RAVÌ

Arbus. Annullata la sentenza del Tribunale: processo da rifare tenendo conto della «buona fede»
I titolari delle piazzole vincono in Cassazione

 La Cassazione riapre il caso del campeggio di Gutturu 'e Flumini, sulla Costa Verde. Per i giudici della suprema corte c'è da rifare il processo nelle aule del tribunale di Cagliari. E se questa volta i campeggiatori, finiti nei pasticci per aver acquistato singole piazzole di una lottizzazione poi ritenuta abusiva, riusciranno a dimostrare la loro buona fede all'atto dell'acquisto, potranno riavere le aree confiscate dal Comune di Arbus due anni fa.
VINCOLI L'argomentazione della magistratura cagliaritana, che aveva dato il via libera al Comune di confiscare a 70 famiglie quel piccolo pezzo di paradiso in riva al mare, è stata ritenuta infondata dalla Corte di Cassazione che ha annullato la sentenza. La novità è questa: i giudici di Cagliari saranno ora vincolati alle indicazioni dettate dalla suprema corte. Ovvero: «La confisca va considerata una vera e propria pena, ma in quanto tale non può prescindere dalla consapevolezza del reato e dalla piena partecipazione psicologia per lo stesso».
RICORSI Per il momento l'unico ricorso accolto è quello di Mondo Usai, operaio di Guspini, difeso dagli avvocati Luca Pennisi, Giovanni Antonio Lampis e Matteo Solinas. Sarà lui il primo a ritornare davanti ai giudici e dimostrare di non avere alcuna responsabilità nel reato di lottizzazione abusiva. Un reato contestato a Marino Cantarella, l'inventore dell'operazione che, secondo i giudici del Tribunale e della Corte d'appello di Cagliari, portò alla scomposizione in lotti dell'area di Gutturu e alla vendita a privati cittadini di un posto per la roulotte, a pochi passi dalla spiaggia. Con la sentenza di stop alle confische si apre adesso uno spiraglio anche per tutti gli altri proprietari che a partire dal 1996 firmarono singoli contratti di acquisto. Ignari della vicenda che c'era dietro l'operazione di compravendita.
BUONAFEDE «Chi investì nel camping», dice l'avvocato Lampis, «non tentava l'azzardo. Operai, artigiani e piccoli commercianti non esitarono a tirare fuori gran parte dei loro risparmi inseguendo il sogno di una villetta al mare. Niente di favoloso, solo qualche metro di terra, neanche troppo vicino alla battigia, per sfuggire alla calura dei mesi estivi. Tutte le evidenze istruttorie dimostrano che i comproprietari effettuarono l'acquisto in buona fede, solo dopo che il notaio li aveva rassicurati sulla commerciabilità delle aree interessate e dopo avere preso visione dei certificati di destinazione urbanistica, non interessati da lottizzazione abusiva». Peccato che, nel frattempo, l'inventore dell'operazione fosse finito sotto inchiesta per abuso edilizio. Un dettaglio di cui nessuno, né il Comune, né il notaio, incaricato di specifiche ricerche in tal senso, li avevano informati di qualche illegittimità. Anzi i cartelli pubblicitari invitavano all'acquisto.

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