Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Inceneritore, divampa la polemica
07/02/2008
autore: SAMUELE SCHIRRA
Porto Torres. Dopo il salto in avanti del sindaco Ganau arrivano i primi no all'iniziativa
Il medico Migaleddu boccia la proposta: «Salute a rischio»
Il carbone è uno dei combustibili più sporchi, ma il Cdr lo è ancora di più, perché non è possibile conoscere in anticipo la composizione.
L'impianto che brucerà comustibile da rifiuti (cdr) a Fiume Santo produrrà l'ennesimo scempio ambientale nel territorio. Parola di Vincenzo Migaleddu, esponente dell'associazione medici per l'ambiente, che da anni vigila sull'area macchiata dalle ciminiere. Proposta da bocciare per diversi motivi, secondo Migaleddu, quella del sindaco di Sassari, Ganau. «L'area di Porto Torres è inserita nell'elenco dei siti di interesse nazionale per il grave inquinamento associato a un elevato rischio ambientale e sanitario; il vero problema è che mancano le decisioni politiche sulle bonifiche, non ancora avviate. Questa proposta, che grava ulteriormente su un territorio e una popolazione tanto martoriata, è intempestiva e poco responsabile. Il carbone è uno dei combustibili più sporchi, ma il Cdr lo è ancora di più, perché non è possibile conoscere in anticipo la composizione. È un combustibile che emette un grande numero di sostanze tossiche come diossine-furani, Pcb, metalli pesanti come arsenico, cadmio e polveri fini e ultrafini (PM 2,5 e 0,1). Quello che mi lascia perplesso è la volontà di risolvere il problema dei rifiuti partendo dal piano energetico. I rifiuti sono un problema igienico-sanitario e non un'opportunità industriale da sfruttare, magari con gli aiuti dello Stato». Qualcuno ha parlato di Cdr di qualità. «Nel Cdr di qualità la presenza di materiali con alto potere calorifico, come la plastica, migliorano la resa energetica, ma peggiorano la qualità delle emissioni e delle dismissioni (ceneri e fanghi). Ieri il sindaco Ganau, almeno a quello che si legge sui giornali, parlava di una sperimentazione di 90mila tonnellate di Cdr da bruciare; una tale quantità, con un potere calorifico inferiore di 3500 kcal/kg richiederebbe una disponibilità di rifiuto indifferenziato di circa 300mila tonnellate. Quindi poco meno della metà di tutti i rifiuti prodotti in Sardegna. A questo punto non capisco il ruolo della raccolta differenziata e i proclami sulla volontà di raggiungere il 70% di differenziato. A meno che a noi non tocchi differenziare mentre altri importano rifiuti indifferenziati». Quali alternative, allora? «Basta una corretta gestione delle "3R" (riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata e riciclaggio), attraverso la valorizzazione dell'umido organico che diventa compost-fertilizzante, ma anche della carta, della plastica, del vetro e dell'alluminio che a loro volta diventano materia prima per la manifattura di altri oggetti».
Chiavi di questa notizia: Inquinamento rifiuti