Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

La Uil difende l'inceneritore

02/01/2011

autore: LUCA CONTINI

Macomer. Per il segretario Cappai bisogna salvare i posti di lavoro 

La Uil scende in campo per difendere l'investimento sull'inceneritore di Macomer. La questione è stata affrontata dal direttivo confederale e, in una nota, la Uiltrasporti Nuoro-settore di Igiene Ambientale esprime la preoccupazione del sindacato per la situazione che si è creata nell'impianto di smaltimento rifiuti di Tossilo «dove, dall'esterno, s'impongono posizioni che appaiono prevalentemente di mascherata matrice ideologica, laddove dovrebbe prevalere il bene e l'interesse comune. I rifiuti comunque devono essere smaltiti con la messa in sicurezza degli impianti e la loro relativa ristrutturazione strumentale, per evitare che anche al nostro territorio succeda quello che è accaduto in Campania».
Per la Uil si rischia di perdere il finanziamento, circostanza che, con il mancato adeguamento dell'impianto, creerebbe gravi conseguenze di ordine igienico e sanitario. E questa «opposizione ideologica», denuncia ancora l'organizzazione sindacale sta «mettendo pericolosamente a repentaglio i preziosi posti di lavoro di 50 addetti che raggiungono un totale di 120 unità con l'indotto».
Ancora: «La nostra situazione», prosegue Franco Cappai, segretario della Uiltrasporti settore di Igiene ambientale di Nuoro, «sta diventando molto delicata, perché siamo di fronte a una nuova ondata di denigratori che, pur di farsi sentire, vogliono mettere a repentaglio i nostri posti di lavoro, facendosi scudo della loro attività pseudo ambientalista. I veri ambientalisti siamo noi che ogni giorno rendiamo un servizio a tutta la comunità, che molti di questi “signori” non vorrebbero mai fare».
Cappai, come lavoratore interessato e come rappresentante sindacale, si dice molto preoccupato del silenzio «che aleggia anche tra i nostri colleghi di lavoro: sarebbe opportuno fare chiarezza, per non andare incontro a brutte sorprese». Conclusione: «Noi non ci stiamo più. Non possiamo più sopportare di essere trattati come merce di scambio, che in tutti questi anni si è andata delineando nelle svariate forme di assistenzialismo. Dobbiamo assolutamente far sentire la nostra voce per evitare che il nostro tipo di lavoro venga strumentalizzato. Sappiamo», conclude Franco Cappai, «di non essere ben visti per l'attività che con molta professionalità da tanti anni stiamo svolgendo per il territorio, ora si sta oltrepassando ogni limite di sopportazione».

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