Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
La Maddalena teme l’addio di Mita
30/12/2010
autore: Andrea Nieddu
Per ora nessuna conferma, ma i segnali ci sono. Per esempio la mancata bonifica davanti all’hotel costruito per il G8
La società di Emma Marcegaglia potrebbe abbandonare l’isola
LA MADDALENA. Le voci che circolano dicono insistentemente che la «Mita resort» stia per abbandonare l’ex arsenale. I motivi ci sarebbero: intanto non sono cominciati i lavori di bonifica davanti all’hotel costruito per il G8. Ma non è stata neanche data l’abitabilità alle strutture. In più la Regione non ha mantenuto gli impegni presi. Tuttavia alla Maddalena nessuno sa nulla di ufficiale. Anche se l’eventualità di un addio della Marcegaglia fa paura.
Il complesso è stato dato in gestione alla Mita per 40 anni e la Regione (proprietaria) riceve un canone di 60mila euro l’anno. Le strutture realizzate (un albergo, il palazzo delle conferenze sospeso sul mare e l’area commerciale) sviluppano 227mila metri cubi su un’area complessiva di quindicimila metri quadrati.
Il tempo, però, per l’ex arsenale, dopo il G8 mancato, sembra essersi fermato e l’aria che si respira non è quella di una grande macchina che sta per rimettersi in moto. Ecco perché si dice che la Marcegaglia voglia mollare tutto, anche se qualcuno è convinto che ciò non avverrà.
Sono in pochi, a parlare. Ma a non voler aprire bocca sono i ragazzi licenziati da Mita resort e quelli confermati. A settembre, finita la stagione, erano stati mandati a casa i lavoratori dell’albergo; dei dieci ormeggiatori del porto, solo due (maddalenini) sono stati tenuti per altri tre mesi, mentre è stato confermato solo uno tra i 4 manutentori. Resterà al suo posto anche un impiegato della Maddalena che lavora in ufficio con un nostromo e due ormeggiatori.
«Non è credibile che la Mita lasci l’arsenale - dice Gian Carlo Fastame, chimico della Maddalena - perché se solo dovesse vendere i 600 posti barca, incasserebbe tra i 200 e i 300 milioni di euro. Semmai il grosso ostacolo sarà vendere le 103 case basse che ancora restano sulla carta: un particolare, questo, mai comparso nel bando di gara. Non so che cosa voglia realmente fare la Mita - conclude Fastame - ma finora non c’è nessuna dichiarazione ufficiale».
Il sindaco Comiti invece è categorico. «Questa società deve essere messa in condizioni di lavorare. Il governo deve muoversi affinchè vengano ultimate le bonifiche davanti al main conference: sarebbero dovute cominciare lo scorso ottobre, invece ancora non si è fatto nulla. Dall’altra parte c’è la Regione: a lei spetta la perimetrazione delle aree, ma anche in questo caso il silenzio è totale. Non si può più perdere tempo: c’è un porto che deve entrare in funzione e si deve attivare la cantieristica. Tutte cose che a noi servono in vista della prossima stagione estiva. Credo che la Mita si sia fatta sentire più volte, per attirare l’attenzione di chi deve sbloccare la situazione. È chiaro però che, nel frattempo, i licenziamenti diventano inevitabili perché la struttura è deserta. La manutenzione del complesso, infatti, costa due milioni di euro. Se poi, però, Governo e Regione non permettono alla Marcegaglia di fare investimenti, tutto si ferma».
Il sindaco attende che l’ex arsenale dia occupazione non soltanto alle otto persone che tutt’ora sono impegnate, ma anche ad altre centinaia. «Lavoratori che dovranno essere soprattutto della nostra zona, ricca di professionalitù in tutti i settori - ribadisce Comiti - e questo traguardo non è impossibile. Alla Mita servono risposte. È arrivato il momento di darle, altrimenti rischia di scappare davvero».
Chiavi di questa notizia: Maddalena