Ispezioni a campione affidate a un ingegnere convenzionato, l’incarico non è stato rinnovato
IGLESIAS. La città non è sporca, non si vedono cumuli di rifiuti sulle strade e cassonetti ricolmi di spazzatura. Almeno non se vedono in centro (diverso è il discorso nella periferia). Ma da ciò a dire che il sistema della raccolta dei rifiuti sia sano, quantomeno ce ne vuole. Sicuramente si può dire che gli iglesienti come le tabelle regionali confermano, pagano una marea di soldi per avere la loro città pulita. Quanto? Oltre quattro milioni di euro l’anno, poco meno di 150 euro per abitante. Il merito è di un contratto-capestro sottoscritto nell’autunno del 2002 dalla precedente giunta comunale, i cui effetti si riverbereranno sino a tutto il 2010. E sono effetti tutt’altro che positivi per le casse comunali. Ma come si può predisporre, secondo le leggi, una gara e un successivo contratto così onerosi? La distrazione autolesionistica, evidentemente, non è mancata dalle parti degli uffici dell’amministrazione. Ne è convinto un rassegnato assessore all’ambiente Carlo Saragat, che da buon ingegnere prestato alla politica si è armato di carta e penna per illustrare con i numeri i suoi ragionamenti. La conclusione è deprimente. «Dal 7 novembre del 2006 la giunta comunale ha deliberato la proposta di attivazione del servizio per la raccolta della differenziata. Da allora nulla è accaduto e il dialogo politico con l’Aspica si è fatto, come dire, più complesso rispetto al passato. Ma noi non disperiamo, soprattutto perché in quella delibera c’erano servizi e costi concordati con Aspica, non imposti da noi». - Ma cosa l’ha colpita del dossier rifiuti appena lei è arrivato in Comune? «In primo luogo la difficoltà, direi oggettiva, indipendentemente dalla buona volontà del personale dell’amministrazione, di mettere insieme in un ordine logico-cronologico tutto l’appalto, e capire come si è giunti a quel prezzo. Ancora adesso chi volesse studiare l’argomento si imbatterebbe in molte difficoltà». - Vuol dire che sono scomparsi documenti? «Per quanto mi risulta assolutamente no. È tutto nei nostri uffici, trovarlo e ordinarlo è altro discorso». - Che idea si è fatta di quella gara? «Apparentemente è tutto regolare, e forse lo sarà, ma come amministratore non posso non notare le caratteristiche di quella gara. L’appalto per la concessione dei servizi di igiene ambientale prevedeva una parte economica e una parte tecnica. C’era un capitolato e un elenco prezzi presunto per i vari servizi individuati e si assegnavano punteggi alle due tipologie di offerte. Per l’offerta economica si assegnavano un massimo di dieci punti, per quella tecnica, suddivisa in sei parti, un massimo novanta punti. Come ricorda l’appalto, la parte tecnica veniva valutata in sede riservata, la parte economica in seduta pubblica. - Questo vuol dire che non era il costo del servizio a determinare la vincitrice dell’appalto, ma soprattutto le capacità tecniche della ditta? «Se una ditta presentava una offerta economica conveniente, il costo incideva solo per il dieci per cento sulla decisione dell’amministrazione». - Perché prima ha fatto riferimento ad un elenco prezzi presunto? «Perché il contratto è basato su una analisi dei prezzi che badava solo all’esecuzione dei lavori, non ai risultati ottenuti. Per esempio la spazzatura di una strada costa un certo tanto all’amministrazione, ma costa l’esecuzione dell’azione non il suo effettivo risultato». - Cambiando ambito, non è come pagare una impresa edile a giornata, e non a corpo? In questo caso si paga per avere un certo numero di operatori al lavoro, non per avere la strada pulita. «Ci andiamo molto, molto vicini. Forse per i nostri cittadini può sembrare una sciocchezza, ma c’è differenza pagare per avere gli spazzini in strada o pagare per avere le strade pulite. Per fortuna quasi sempre le due cose coincidono». - E quando non coincidono? «Il contratto prevede un canone annuo, con ritmi e scadenze. Se non vengono eseguite si dà luogo a una penale che secondo me in molti casi è irrisoria. Se l’amministrazione paga 100 per un servizio, ma trattiene una penale di 10 o 20 se quel servizio non viene fatto, logica vorrebbe che in alcuni casi si può anche preferire pagare una piccola penale, e cioè incassare di meno, per non fare un servizio che ha comunque dei costi a carico del committente». - Con un contratto di questo tipo, immagino che avete messo in campo una squadra di tecnici incaricata di verificare che tutto procedesse nel migliore dei modi. «Nella fantasia certo, nella pratica no. L’ufficio ambiente oggi ha due dipendenti, di fascia C, assunti come dattilografi. Aveva un ingegnere a contratto, per poche ore al giorno, ma non gli è stato rinnovato il contratto. L’ufficio aveva anche un altro ingegnere che ha chiesto di lasciare l’amministrazione dopo la gara ma prima del nostro insediamento. Ci manca così un tecnico con competenze effettive che gli avrebbero consentito di gestire il contratto in maniera adeguata. Il controllo in pratica veniva fatto sul campo dall’ingegnere a contratto. Andato via lui non abbiamo un controllo sull’efficenza del servizio in maniera sistematica. Ci affidiamo al senso civico dei cittadini e alla correttezza di Aspica che presenta report sul lavoro svolto». - Ma come avveniva il controllo da parte dell’ingegnere a contratto? «Inviava un report agli uffici sulle aree che avrebbe ispezionato con un controllo a campione. L’invio avveniva prima dell’ispezione». - Cioè il controllore comunicava agli uffici comunali dove la settimana successiva egli avrebbe verificato eventuali manchevolezze da parte della società incaricata della raccolta dei rifiuti e della pulizia della città? «Esatto». - Non prova imbarazzo a raccontare certi elementi, che sembrano tratti da una commedia dell’assurdo? «Sono imbarazzato nei confronti della città. Devo ammettere che oggi non abbiamo la forza per cambiare questo contratto, o almeno di cambiarlo a nostro favore senza mettere in crisi l’Aspica. Non chiedo l’impossibile, ma forse non è impossibile trovare un punto di intesa per rendere più efficente il servizio e far risparmiare soldi all’amministrazione. Risparmiare soldi pubblici, in questo caso non è un delitto, ma un dovere». - Eppure rispetto ad altri centri la città non è sporca. «Il servizio viene svolto, Iglesias non è una città sporca. Offrirei il destro a chi dicesse che città e sporca, ma non lo è. Se posso provocatoriamente fare una battuta, direi che per certi aspetti e in certi luoghi la città è eccessivamente pulita. Per il costo di spazzamento delle strade l’appalto prevede un canone, con indicate le strade e la frequenza di pulizia. Adesso io non posso cambiarlo. Invece di fare pulizia tre volte alla settimana in una via vorrei farla due volte in una e una altra volta in una diversa via di analoga lunghezza. Non lo posso fare. Sono costretto a stare dentro a quella gabbia. Anche se potessi ridurre i servizi riducendo i costi non posso farlo». - Avete provato a attivare il servizio della differenziata, ma con scarso successo. «Aspica ci aveva fatto una proposta per 280mila euro l’anno che comprendeva il ritiro dell’umido nel centro storico e nel centro urbano con 3 ritiri a settimana sia per il porta a porta che per i cassonetti più grandi. Abbiamo riformulato l’offerta riducendo di un terzo i cassonetti grandi e facendo scendere a due i ritiri settimanali. La controfferta era scesa di poche migliaia di euro. Alla fine abbiamo concordato su una offerta di 150mila euro più altri 70mila per i seguenti servizi: lavaggio di piazza Sella in estate una volta la settimana, pulizia totale una volta al mese del complesso scolastico delle medie di via Roma, dell’area delle palestre di via Toti e di via Due giugno, pulizia dell’area del centro culturale di via Grazia Deledda, spazzamento delle strade e degli slarghi della lottizzazione piana delle Quercie due volte la settimana, e pulizia una volta al mese dello spazio poste di Corso Colombo. Abbiamo deliberato, ma da quattordici mesi è tutto fermo, e non certo per volontà nostra. Il risultato è che continuiamo a pagare penali per la mancata attivazione della differenziata». Ma non sono queste le uniche notizie curiose sull’appalto e lo svolgimento del servizio di raccolta dei rifiuti. Un aspetto sicuramente da approfondire è come gli uffici comunali in quel lontano 2002 hanno lavorato al dossier.