Rassegna Stampa
Testata: Terra
Scontro sullo stop alle buste di plastica
23/12/2010
autore: Alessandro De Pascale
AMBIENTE. A sorpresa nel Milleproroghe ritorna il rinvio della messa al bando dei sacchetti in polietilene. Il ministro Prestigiacomo insorge e ottiene la modifica. Ma si temono altri colpi di mano.
L'ultimo scontro nel governo è avvenuto ieri mattina a Palazzo Chigi, durante il 120esimo Consiglio dei ministri. Il premier Berlusconi e il ministro dell’Economia Tremonti stavano leggendo la bozza del cosiddetto “Milleproroghe”, il consueto decreto legge che proroga i termini delle leggi in scadenza a fine anno. Ma quando il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha sentito che si voleva rimandare di un altro anno il divieto di commercializzazione dei sacchetti di plastica, che doveva partire il 1 gennaio 2011, è andata su tutte le furie: «Lo slittamento era nella bozza ma io mi sono opposta, sarebbe stato insopportabile che alla vigilia della scadenza della norma ci fosse stato nuovamente un motivo per non farla entrare in vigore». Il divieto, chiesto dall’Ue con la direttiva 13432, era stato inserito dall’ultimo governo Prodi nella Finanziaria del 2007.
Lo stop alla commercializzazione di sacchetti non biodegradabili per l’asporto di merci a favore di quelli in bioplastica o carta (venduti sempre a 0,5 centesimi di euro), oppure alle shopper riutilizzabili in iuta, corda, cotone e canapa (1,3 euro), in realtà sarebbe dovuto partire già all’inizio del 2010. Ma il precedente “Milleproroghe” del governo Berlusconi nel dicembre 2009 aveva rimandato di un anno l’entrata in vigore dello stop. «Mi sono molto battuta - ha assicurato la Prestigiacomo - e alla fine tutto il governo si è dichiarato favorevole al fatto che si procedesse senza ulteriori proroghe». Poi l’annuncio a sorpresa: «Non mi riconosco più nel Pdl, pertanto resterò al governo, ma mi dimetto dal gruppo e mi iscriverò al Misto». Tuttavia almeno la battaglia sulle cosiddette buste per la spesa, la Prestigiacomo sembra averla vinta. «Siamo soddisfatti che possa entrare in vigore questa piccola legge dall’impatto notevole visto che può creare una nuova filiera – spiega Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, tra i padri del provvedimento del 2007 - ma vigileremo anche quando il testo arriverà in Parlamento per evitare ulteriori proroghe».
Molte catene della grande distribuzione sono già pronte alla novità. Coop e Auchan, ad esempio, già dal 2009 hanno messo al bando la plastica. Stessa cosa per 130 Comuni italiani, tra cui Torino, che con proprie ordinanze ne vietano la vendita. L’invasione dei sacchetti di plastica usa e getta crea enormi danni all’ecosistema. Sopravvivono nell’ambiente fino a 1.000 anni, non vengono riciclati in quanto i costi sono troppo elevati a fronte di una minima quantità di plastica recuperabile e per il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) causano ogni anno la morte di 100mila mammiferi marini. Nel mondo se ne consumano più di 1.000 miliardi l’anno, in Europa cento miliardi (pari a circa 12 milioni di barili di petrolio), venti miliardi solo nel nostro Paese. In pratica ogni italiano, neonati compresi, usa più di 300 sacchetti di plastica l’anno, equivalenti a 8 chili di CO2 a testa. Paesi come Irlanda, Svizzera, Spagna, Belgio, Olanda e Germania li hanno fortemente tassati, riducendone il consumo anche del 90 per cento. In altri, tra cui Francia e California, sono stati vietati.
Chiavi di questa notizia: Ambiente