Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Rifiuti, è caos tra proroghe e sanzioni

08/02/2008

autore: FABIO MANCA

La città ha rischiato di essere sommersa dai sacchetti 
 
CAGLIARI.I cagliaritani pagano la Tarsu più cara d'Italia: 232 euro all'anno contro i 142 delle altre quattro vecchie province. E il servizio di raccolta è gestito in proroga per il terzo anno consecutivo. Pochi lo sanno, ma Cagliari ha rischiato più volte di napolizzarsi , neologismo che indica una città invasa dai rifiuti. Successe la prima volta nel 2005 quando uno dei forni del Tecnocasic venne bloccato a lungo e non si sapeva dove mettere le 270 tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno dai cagliaritani. Come accade oggi in Campania, le discariche erano al collasso, nessun Comune voleva riaprire quelle esaurite, le popolazioni si opponevano all'apertura di nuovi siti. Fece il «sacrificio» Villacidro, in cambio di una super tariffa; il 30% in più. Pagata dai cagliaritani con l'aumento della Tarsu, la più cara d'Italia. L'ultima volta è stato tre mesi fa. Scaduta a fine settembre la seconda proroga del servizio, constatata (scrive la Giunta) «una situazione di incertezza decisionale che ha rallentato notevolmente le attività amministrative e tecniche sul procedimento di elaborazione del nuovo progetto del servizio e, conseguentemente, della nuova gara d'appalto ad evidenza pubblica per l'individuazione del nuovo Gestore dei servizi di igiene urbana e raccolta differenziata», De Vizia Transfer, Aspica e Cns, le società che in consorzio gestiscono la raccolta dei rifiuti, comunicano al Comune che non si trovano «nelle condizioni di accettare la proroga» e che il 30 settembre interromperanno il servizio. Per evitare il caos, il 29 settembre, a un passo dal precipizio, il sindaco emette un'ordinanza, «per ragioni di igiene e sanità pubblica» e proroga prima sino a dicembre poi per un ulteriore anno. In questo quadro di incertezza (oltre alla raccolta dei rifiuti, il Comune proroga da anni la distribuizione del gas e la riscossione dei tributi) il minimo che possa succedere è che il Comune differenzi solo il 12% dei rifiuti e che i pochi cassonetti di vetro, carta, umido sistemarti in città debordino scoraggiando anche i più volenterosi. Tutto ciò non è indolore. Perché la legge premia i Comuni virtuosi, abbassando la tariffa per lo smaltimento in proporzione alla percentuale di rifiuti differenziati e, al contrario, penalizza i cattivi con prezzi più cari. E siccome Cagliari è tra questi, la penale da pagare a fine del 2006 era di sei milioni di euro. Se il meccanismo non fosse stato bloccato e se il Comune avesse dovuto pagare, la Tarsu, gà decollata del 27% l'anno scorso (ogni cagliaritano paga 232 euro all'anno, circa 100 euro in più dei corregionali) sarebbe schizzata a cifre improponibili. Ora, grazie a un accordo tra Comune e Regione (il Municipio ha fatto valere il principio che Cagliari raddoppia ogni giorno la popolazione residente), quei soldi saranno utilizzati per incrementare la differenziata. Quando? Questo è il punto. All'inizio dell'anno scorso l'assessore alla Pianificazione dei servizi Gianni Giagoni prese un impegno: entro giugno 2007 triplicheremo i cassonetti, distribuiremo a tutti i cittadini le biopattumiere per la raccolta dell'umido, daremo i bidoni condominiali e altro. «Differenzieremo il 27% dei rifiuti entro dicembre 2007». Non è successo. Perché? Giagoni si giustifica: «Dovevo convincere i gestori a farlo alle stesse tariffe del 2005 nonostante la proroga». In effetti non si capisce perché, da precari, dovrebbero accettare quest'onere. Riponde l'assessore: «Perché li paghiamo». Vedremo.


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