Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
«La protezione civile snobba il depuratore, intervenga la Regione»
28/11/2010
LA MADDALENA. «Non abbiamo soldi». Alessandro Gariazzo si è sentito rispondere così dalla protezione civile. Amministratore delegato di Opere pubbliche, la spa che ha costruito e poi gestito per un anno e mezzo il depuratore della Maddalena (ora fermo), Gariazzo aveva chiamato Roma per farsi pagare. «Ma la protezione civile, titolare dell’impianto, mi ha chiesto di non farmi sentire più - racconta Gariazzo -. Ora chiedo l’intervento della Regione».
Esponente di una famiglia cagliaritana che, sulle opere pubbliche, ha costruito una holding, Gariazzo vuole raccontare come stanno le cose a proposito del depuratore della Maddalena, che non funziona più dal 6 novembre.
C’è un’inchiesta della procura di Tempio (condotta dal Noe dei carabinieri), c’è un rimpallo di responsabilità tra La Maddalena, Roma e Cagliari, ma, soprattutto, c’è l’alto rischio di un disastro ambientale: i reflui stanno entrando nel mare della Maddalena, parco nazionale, senza essere depurati.
«Sono molto dispiaciuto per tutto quello che sta succedendo - spiega Gariazzo -. Sono preoccupato per La Maddalena. Ma, adesso, voglio denunciare pubblicamente di chi è la colpa di tutto ciò».
Piccolo passo indietro: Opere pubbliche ha vinto la gara per la costruzione dell’impianto di potabilizzazione e di depurazione. Tutto era dentro il pacchetto G8. Le opere sono state consegnate al committente - la protezione civile - entro i termini: il 30 maggio 2009 Bertolaso e la struttura di missione avevano le chiavi dei due impianti. E da allora, più nulla hanno fatto.
Opere pubbliche ha gestito il depuratore per un anno un mezzo. Senza prendere un euro, a sue spese, nell’attesa che l’accordo protezione civile-Abbanoa diventasse operativo. «Cosa che non è mai avvenuta - chiarisce Gariazzo - solo ed esclusivamente per colpa della protezione civile». I fatti sono noti: Abbanoa, prima di prendersi in carico il depuratore, voleva avere il collaudo dell’impianto. Ma la commissione incaricata dalla struttura di Bertolaso non l’ha mai fatto. Nonostante le sollecitazioni della prefettura, nonostante l’impegno a farlo preso anche recentemente durante un vertice a Cagliari.
«Abbanoa sta curando i propri interessi legittimamente - dice Gariazzo -. Io mi chiedo: ma perché la protezione civile non obbliga la commissione a fare il collaudo? Che cosa c’è dietro?». L’impianto ha funzionato bene, del resto. Lo ha detto il sindaco della Maddalena Angelo Comiti, lo hanno confermato i risultati dell’Arpas, l’agenzia ambientale della Regione. «Ci sono stati richiesti numerosi esami, e tutti hanno stabilito che il depuratore era perfettamente operativo - sottolinea l’ad di Opere pubbliche -. Questo vuole dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro sia nella fase di costruzione che in quella di gestione».
Il punto critico è questo: la gestione. Opere pubbliche ha chiesto alla protezione civile di avere i soldi che le spettano. Quasi due milioni. Soldi che la società ha usato per far partire il depuratore e per tenerlo in vita. «La scorsa settimana ho chiamato Roma, ho parlato con Angelo Borrelli (dirigente di Palazzo Chigi, ndr) e mi sono sentito rispondere che non ci sono soldi per pagare la mia società, che posso fare causa. E’ inconcepibile. Per questo - chiude Gariazzo - chiedo l’intervento del presidente della Regione, che dovrebbe essere il garante di tutte le opere per il G8, fatte con soldi dei sardi. Perché la Regione sta in silenzio? E’ ora che assuma una iniziativa forte».
Chiavi di questa notizia: Aree protette