Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il piano casa resta fermo al palo

27/11/2010

autore: ELENA LAUDANTE

Difficile applicare la norma. Il Consiglio chiede di accelerare le pratiche

CAGLIARI. Il «rilancio» e la «riqualificazione abitativa» promessi dal piano casa rischiano di restare sulla carta, proclama che non creerà posti di lavoro o più stanze per tutti. Le 170 comunicazioni di inizio attività sono ferme in Comune.
 Questo non per colpa dell’ufficio Edilizia privata, che in realtà si avvale di tecnici esperti e laboriosi. Ma per il modo in cui la stessa norma - divenuta legge regionale il 23 ottobre 2009 - è concepita. In sostanza, poco si adatta alle specificità del capoluogo. E visto che mancano solo 155 giorni alla scadenza per presentare le domande (maggio 2011), va da sé che quella avviata come una grande campagna di rilancio edilizio sembra più assomigliare ad un soufflé mal riuscito. A mettere i bastoni fra le ruote ai 170 cittadini che hanno chiesto di coprire la verandina o aumentare cubature ci si è messa una condizione obbligatoria: avere dieci metri quadri di superficie da destinare a parcheggio per ogni cento metri cubi di volumetrie in più. A Cagliari, soprattutto in centro, lo spazio per l’auto è un vero lusso. Alcuni comuni sardi hanno ovviato con la “monetizzazione” del posteggio, ovvero chi non ha spazio paga in proporzione alle volumetrie che vuole. Ma si può fare solo se le regole urbanistiche del comune si dota, lo consentono. Come a Quartu. Ma non a Cagliari. L’alternativa sarebbe stata apportare una modifica alla norma regionale; viale Trento l’aveva capito. Peccato che poi il Consiglio non sia stato dello stesso avviso. Forse perché comprare volumetrie che non si hanno potrebbe rompere gli argini alla cementificazione selvaggia. Da allora - primavera - siamo praticamente al punto di partenza. Quasi uno stallo. «Stiamo cercando di risolvere i problemi per quanti hanno i requisiti, e molte altre domande viaggiano più spedite perché riguardano demolizioni di edifici esistenti da ricostruire», ha spiegato il dirigente dell’Edilizia privata, Paolo Zoccheddu, riferendosi alla cinquantina di istanze presentate sempre nell’ambito del piano casa.
 L’audizione di Zoccheddu era stata sollecitato dalla commissione Urbanistica presieduta dall’Udc Massimiliano Tavolacci (in foto a destra), consapevole dei malumori che circolano tra chi intendeva leggeva questa norma come la sblocca-edilizia. «Il piano ha valenza straordinaria, e una durata di due anni. Con questi ritardi si rischia di vanificare tutto», si è lamentato Tavolacci, esprimendo il disappunto di elettori e colleghi. Come Andrea Scano, rappresentante del Pd in Commissione. «Le scarse richieste inevase dimostrano che la legge era solo un modo per perseguire obiettivi demagogici e liberare le volumetrie sulle coste», ha detto in Aula dove Tavolacci ha portato la questione. Se ne è discusso martedì e mercoledì scorsi. «È emerso chiaramente - ha aggiunto Scano - anche se con varie sfumature, che il numero delle richieste per sfruttare il piano casa è basso perché i cittadini sono stati scoraggiati dalle lungaggini». Il Consiglio ha dato mandato alla commissione Urbanistica di preparare un ordine del giorno - da votare in Aula - per obbligare il Comune a correre ai ripari. «Sindaco e giunta devono prendere un impegno cogente per velocizzare le procedure di applicazione della legge 4», ha avvertito Tavolacci, consapevole che il problema vada oltre l’applicazione del piano casa. Nuovo stadio, ristrutturaziuone del vecchio ospedale Marino, ascensori del San Giovanni, hanno dimostrato che «la testa va da una parte e il piede dall’altra», riferendosi alla diversità di approccio tra organo politico e uffici.

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