Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
A Cuneo ci si riscalda bruciando spazzatura
06/02/2008
autore: Gianni Bazzoni
Gli esperimenti che hanno dato buoni frutti
SASSARI.Che idea c’è sullo smaltimento dei rifiuti e sul modo di produrre energia? Forse confusa, così come quella che riguarda il futuro del polo di Fiume Santo e dello stesso stabilimento petrolchimico di Porto Torres. E ogni volta si ricomincia sempre da capo. Il territorio è al centro dell’attenzione per un progetto di risanamento ambientale che non passa solo attraverso le bonifiche sotterranee ma prevede anche una forte riduzione delle emissioni in atmosfera (cancellando la vecchia centrale due del petrolchimico da sempre in deroga, e fermando i gruppi ormai obsoleti, uno e due, di Fiume Santo) e un confronto - mai portato a sintesi definitiva - sul contenimento delle falde inquinate: muraglia davanti al mare o barriera idraulica? E poi c’è anche quella storia - quanto mai attuale - del Via (Valutazione impatto ambientale) per il quinto gruppo a carbone da realizzare a Fiume Santo. Ecco, forse la novità relativa ai rifiuti si intreccia con quel progetto rimasto ai blocchi di partenza nonostante le intese chiuse tra la giunta regionale e l’Endesa. Cioè: potrebbe trattarsi di una «concessione» - quella del quinto gruppo a carbone - rilasciata in cambio di un «servizio» basato sulla possibilità di bruciare rifiuti speciali (così sono classificati i Cdr di qualità, Combustibile da rifiuti). Non c’è al momento, così sembra, una ipotesi progettuale chiara sul tavolo. Ma questa del Cdr bruciata nel forno della centrale elettrica appare la più credibile. Anche perchè, esattamente quattro anni fa, il territorio - per iniziativa di Endesa e di Pirelli - andò a ficcare il naso in quel di Cuneo, dove da tempo si sperimenta positivamente la spazzatura che riscalda e non inquina. Per dire il vero Porto Torres se ne occupò una trentina d’anni prima, quando l’allora vice sindaco Giancarlo Pinna cominciò a illustrare gli esiti positivi del teleriscaldamento a Brescia (una iniziativa che non venne compresa allora e che oggi torna attuale). A Cuneo, comunque, un combustibile prodotto esclusivamente da rifiuti, roba destinata a finire in discarica, il «Cdr-P» (dove P sta per Pirelli che ha il brevetto), produce calore, non è inquinante, è alternativo al carbone. Viene bruciato nel cementificio «Buzzi-Unicem». La stessa cosa si vorrebbe fare a Fiume Santo, dove la realizzazione dell’opera è stata stimata attorno ai 40 milioni di euro (contro gli 80 milioni necessari per costruire un termovalorizzatore), e la produzione sarebbe di circa 90mila tonnellate l’anno da bruciare in co-combustione con il carbone, proprio nei forni della centrale Endesa. L’opera potrebbe essere portata a compimento in 12 mesi (per i termovalorizzatori generalmente occorrono anche cinque anni). Il capannone è già stato individuato a circa 700 metri dalla centrale, calcolati anche i nuovi posti di lavoro: una cinquantina più l’indotto. Il «Cdr-P» risulta iscritto tra le fonti rinnovabili e chi lo utilizza entra nel meccanismo dei «Certificati verdi» introdotti dal decreto Bersani del 1999 per sostituire (anche parzialmente) i combustibili fossili. Resta l’idea confusa sul futuro di un territorio che, in attesa di risposte, riceve solo altre domande.
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