Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Parco di Porto Conte: senza finanziamenti futuro sempre incerto
14/11/2010
ALGHERO. Il Parco di Porto Conte sembra destinato a essere ospitato costantemente nella sala gessi dell’Ospedale Marino. Nonostante annunci e buoni propositi la riserva naturale, nata per dare sviluppo al territorio e per essere un punto di richiamo per l’industria delle vacanze algherese, in tutte le stagioni, è perennemente “ingessata” dalle pastoie burocratiche e dalle promesse non mantenute. Oltre agli aspetti di sensibilizzazione ambientale e quelli scientifici, il Parco non può assumere alcuna iniziativa e tantomeno programmare il proprio sviluppo.
Subito dopo il suo insediamento alla guida della Riserva, l’attuale presidente Francesco Sasso azzardò una coraggiosa apertura nella gestione delle tante attività possibili del Parco verso l’imprenditoria privata.
L’attuale impianto non consente infatti al Parco nessuna iniziativa di carattere produttivo ma soprattutto non è ha i titoli. A cominciare da quelle riguardanti le numerosissime disponibilità immobiliari presenti nella riserva che non sono di proprietà del Parco e quindi non può procedere ad alcun utilizzo e neppure a interventi di restauro e riqualificazione del consistente patrimonio che si trova all’interno dei propri confini. Si tratta di proprietà regionali, dello Stato, del ministero della Difesa, del Comune, di tutti tranne che del Parco.
L’apertura ai privati aveva il significato di favorire gli investimenti partendo proprio dalle dotazioni immobiliari presenti. Lo stesso ministero della Difesa aveva dichiarato che molte strutture, a cominciare dalle Prigionette di Punta Giglio, non costituivano più motivo di interesse e quindi potevano essere trasferite di proprietà. Ma ciò non è mai avvenuto.
Dal parco potevano giungere anche opportunità di tipo ricettivo, senza impiegare un solo sacchetto di cemento di cubatura, ma riqualificando le strutture esistenti, rendendole confortevoli e quindi inserendole nel mercato delle vacanze. Ma nessun intervento è possibile se i beni che si intendono riqualificare non sono di proprietà.
La stessa situazione finanziaria della riserva è sempre “ballerina”: affidata alla buona volontà della Regione vive costantemente nell’incertezza e impedisce qualsiasi programmazione. Il Parco infatti non dispone di finanziamenti certi, programmati e messi in bilancio. Ma si deve affidare a contribuzioni per le quali la certezza diventa spesso un optional. Soltanto qualche giorno fa è finalmente giunto lo stanziamento di un milione e mezzo di euro annunciato l’anno prima. Qualche settimana ancora e il Parco avrebbe dovuto chiudere i battenti e rischiare non solo di non poter pagare quel pugno di stipendi, ma neanche la bolletta della luce e quella del telefono. Se gli enti istituzionali di competenza non affronteranno nel merito questa situazione, a Tramariglio si vivacchierà per sopravvivere.
Chiavi di questa notizia: Aree protette