Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Un Paese incapace di tutelare i suoi tesori

12/11/2010

autore: Giorgio Todde

Pompei è l’esempio lampante di una politica colpevole

Dice un pessimista di non stupirsi che un aereo precipiti, ma di stupirsi perché sta su. E così devono pensarla le Sovrintendenze del nostro paese, Ministro compreso. Non si sono stupiti che una casa di Pompei sia venuta giù con fragore planetario, erano sbalorditi che resistesse alle loro cure e al cemento armato che la schiacciava.
 empre case di mezzo in questo Paese. E tutto si tiene. Troppe case non fanno defluire le acque in Veneto e la regione affoga nel fango. Quindi il Presidente di quella regione, autonomista quando conviene, statalista quando serve, chiede quattrini allo Stato-odiato, chiede che per l’alluvione si spendano i fondi che potrebbero servire per Pompei. E anziché promettere che non costruiranno più, non faranno altre strade, altri passanti per le auto che attirano altre auto, asfalto e altre case, chiede di fottersene di Pompei che tanto è un posto visto e stravisto, case senza abitanti e voti, quattro sassi. La sua regione è una distesa uniforme di cemento ma il problema è, per lui, Pompei.
 Dice dalla sua il Ministro dei beni culturali che Pompei è lì da secoli di prima di Cristo, che ci sono stati altri crolli prima di lui, eruzione compresa, e che non sarà mica colpa sua se un rudere crolla. Che bisogna privatizzare le Sovrintendenze, proprio come è stata privatizzata la politica.
 Il Ministro dei beni culturali ha “ripulito” il suo Ministero di buoni dirigenti, si è schierato spesso con chi i “beni” li insidiava anziché tutelarli, come è accaduto per la necropoli di Tuvixeddu, difesa da un dirigente d’eccezione, Elio Garzillo, oggi giovane pensionato. E’ dalla parte, il Ministro, di uno sviluppo malato che tutto divora, dimentica l’articolo 9 della Costituzione, però non detiene da solo tutti i torti. Ha “complici”. I 50 paesaggi a rischio di disastro che Italia Nostra ha censito in tutta la Nazione sono a rischio anche perché quelle 50 opere sventurate (al primo posto i 150.000 metri cubi della SITAS a Malfatano) sono state approvate dalle Sovrintendenze, anche quando il Ministro si occupava d’altro.
 Tanto hanno approvato da sembrare un’istituzione pleonastica che dice sì a tutto, incapace di un no. Una pacchia per le imprese, per le quali da decenni non ci sono più luoghi proibiti.
 Sì, qualcosa di grave accade nelle Sovrintendenze. Ma qualcosa di più grave accade nell’organismo che le deve dirigere, il Ministero. E tutto si allinea con gli altri dicasteri. La scuola per pochi, l’università per pochissimi, la ricerca per nessuno. L’economia feroce che non mangia libri ma divora territorio.
 La Nazione siliconata, truccata con due dita di cerone negli spot, crolla e soffoca di affari che se ne impipano di frane, alluvioni, e terremoti. Vuole grandi opere ma non sa neppure compiere le più piccole azioni quotidiane e perde l’unica ricchezza vera che possiede, il paesaggio.

Chiavi di questa notizia: Tuvixeddu