Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

«Scampati a un inferno di fango»

14/10/2010

autore: Giovanni Bua

NUORO. «Un'indecisione di qualche secondo sarebbe bastata. Per rimanere sommersi da un mare di fango. Dubito che ce la saremmo cavata». Parla lentamente Vincenzo De Falco, 28 anni, napoletano. E lentamente indica vestiti e oggetti ammassati fuori dal seminterrato all'incrocio tra via Magellano e via Nieddu. Tutti completamente distrutti dal fiume di acqua e fango che martedì alle 13.30 ha invaso la casa, sfondando il portone di ingresso, spaccando muri e porte interne, facendo «saltare in aria» gli infissi e i mobili, trascinando via tutto.
Una massa di detriti che, in meno di due minuti, ha raggiunto un metro e settanta di altezza. Rischiando di sommergere Vincenzo e suo fratello gemello Luigi. Entrambi sono arrivati da Napoli ad aprile. Per frequentare il master internazionale dell'Ailun in Scienza dell'organizzazione. E ora si ritrovano a Nuoro senza più nulla. «Abbiamo perso tutto - racconta Vincenzo - computer, cellulari, libri, vestiti, elettrodomestici, playstation. Avevamo portato con noi tantissime cose. Per passare il tempo nei lunghi fine settimana lontano da casa. Ora non abbiamo più nulla». Tutto succede poco dopo le 13.30. I centralini di vigili del fuoco e polizia sono già intasati da decine di richiesta di aiuto dai quattro angoli della città. E l'acqua scorre copiosa, «precipitando» da viale Costituzione, nella conca di via Magellano: decine di villette, costruite nel letto del vecchio fiume, che «prendono» acqua da tutti i quartieri superiori.
Il fango monta insieme alla pioggia, e trova sul suo cammino un ostacolo: «Un muro - racconta Antonio Leone, proprietario della casa allagata - costruito di recente. Che ha creato un effetto diga. Il fango invece che defluire è salito lentamente, fino a quando non è riuscito a scavalcare il muretto di recinzione della villetta e ha invaso il giardino».
Le finestre sono sigillate e reggono all'impatto, ma il fiume di detriti corre veloce intorno alla casa, e raggiunge la porta del seminterrato. «Io e mio fratello - racconta Vincenzo - eravamo appena rientrati. Io ero vicino all'ingresso. E ho visto l'acqua filtrare copiosa da sotto la porta. Ho fatto appena in tempo ad avvisarlo. E l'acqua ha sfondato la porta. E ha invaso la casa».
Una cascata di fango e detriti che in meno di due minuti arriva a quasi due metri di altezza. Travolgendo tutto quello che trova sul suo cammino. «Per fortuna abbiamo avuto la lucidità di lasciare tutto e correre fuori - racconta Vincenzo - sarebbe bastata una piccola indecisione per essere travolti. E non voglio nemmeno pensare a cosa ci sarebbe potuto accadere se fosse successo di notte». I ragazzi si trovano in mezzo alla strada. Scalzi e senza vestiti di ricambio. Scatta la solidarietà dei vicini: «Meravigliosi - spiega lo studente - ci hanno accolto, aiutato, trovato da dormire per la notte all'oratorio di Santa Maria Gabriella. Poi è intervenuto l'Ailun che ci ha trovato un'altra casa dove ci trasferiremo oggi. Dispiace che non sia arrivato nessuno del Comune. Non tanto per noi, ma per chi ci ospitava. Per manifestargli almeno un po' di solidarietà e magari dargli un aiuto. La loro casa è distrutta, come tutte le nostre cose. Non abbiamo più niente, ma almeno siamo vivi. Almeno siamo vivi».

Chiavi di questa notizia: dissesto idrogeologico