Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

«È stato un inferno, abbiamo paura»

12/10/2010

autore: ANDREA MANUNZA

Allarme nel sud Sardegna dopo l'ondata di piena di domenica

«Alle 14,52 ho visto un fiume che scorreva davanti al Gambero Rosso. Mi ha ricordato quello che ad Amalfi qualche mese fa ha portato via e ucciso una ragazza. Un inferno». Il Gambero Rosso è il ristorante di Terra Mala, il fiume era la litoranea per Villasimius. Giovanni Saturnino vive poco più su, nella lottizzazione Residenza del Golfo, quaranta famiglie in tutto. Giura di non aver mai visto una cosa del genere: «L'acqua è scesa lungo la collina, ha travolto tutto quello che trovava davanti a sé e ha scaricato in mare tonnellate di fango».
I DANNI Il giorno dopo la mezza alluvione che ha colpito il sud Sardegna è cominciata la conta dei danni, con un occhio rivolto al cielo: le previsioni promettevano in serata altri, pericolosi rovesci su un territorio già gravemente ferito. Per un'intera giornata vigili del fuoco, protezione civile, volontari e forze dell'ordine hanno lavorato per riportare la situazione alla normalità. Compito improbo: le strade erano ricoperte di fango e detriti e molte famiglie che vivono lungo la costa completamente isolate. A Terra Mala la furia dell'acqua ha divelto recinzioni, abbattuto piccoli ponti e cancellato intere stradine di collegamento con le zone più interne. Alcune abitazioni a Salmagi, dietro quelle colline, sono inagibili e i proprietari sono dovuti andare via. Il muro di recinzione di una villa a ridosso della spiaggia di Capitana è stato letteralmente divelto dalla sua base e potrebbe crollare in qualunque momento. Le strade di Niu Crobu e Marina Residence erano ancora impercorribili, il terreno completamente scavato, i pali della luce a terra.
SICCITÀ L'Isola che in un passato non lontano si lamentava per la troppa siccità oggi maledice le nuvole cariche di pioggia: basta un acquazzone poco più intenso del normale e si rischia la catastrofe. Infrastrutture insufficienti, prevenzione inesistente, poco rispetto per la naturale morfologia del terreno quando si costruisce: elementi alla base della disgrazia di due anni fa a Capoterra e Sestu, quando morirono cinque persone. Due giorni fa nessuno ha dovuto piangere i propri cari, anche se una famiglia (con figlio di nove mesi) è rimasta intrappolata a lungo in uno scantinato e un'altra ha rischiato di essere portata via dall'ondata di piena mentre era a bordo della propria auto. Eppure sono stati sufficienti circa 20 millimetri di pioggia (secondo i dati della base aeronautica di Decimonannu) per arrivare a un passo dal disastro.
BLOCCATI Solo ieri una trentina di ospiti in un agriturismo dietro Kal'e Moru sono potuti rientrare a casa, bloccati la notte prima dall'esondazione di un torrente, mentre le campagne di Is Meris vengono descritte dai residenti come campi di battaglia: «Da quando hanno tolto la copertura in pietre», spiega Cecilia Cadelano, «le cunette non reggono più l'assalto dell'acqua. Il rio S'Arrizzolu Saliu è esondato e ha allagato le case». Parte dello svincolo che a Is Mortorius immette nella nuova 554 ieri era ancora chiuso al traffico (il fango nascondeva qualunque traccia di asfalto): è il tratto che alle 16 di domenica si è trasformato in un lago imponendo la chiusura della Provinciale 17.
SALMAGI «È piovuto come mai avevamo visto», conferma Giuseppina Funedda, proprietaria di una villetta a Salmagi: «Davanti alla nostra casa è passata una valanga di acqua che è scesa a valle e ha disintegrato il depuratore. È franato tutto, roccia e terra hanno invaso la carreggiata. Non si poteva più entrare o uscire. In via delle Araucarie è crollato un muro in pietra, e la parte restante ora è pericolante. Molte case sono state allagate». Il futuro non è sereno: «Le previsioni sono brutte. Abbiamo paura».

Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico