Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Rio Mar ’e Foghe soffocato da un prato

09/10/2010

autore: CLAUDIO ZOCCHEDDU

Riola Sardo. Il Giacinto d’acqua è cresciuto tanto da nascondere l’affluente dello stagno di Cabras
Allarme del sindaco Ivo Zoncu: «Inondazioni in caso di forti piogge»

RIOLA SARDO. Dodici chilometri quadrati di prato verde. Generalmente, in questi casi, un panorama gradevole e rilassante. C’è un però. L’immenso prato è nato nel giro di quindici giorni sulle acque del Rio Mar’e Foghe, il più importante affluente dello stagno di Cabras. Una presenza ingombrante, quella della pianta tropicale generalmente chiamata “Giacinto d’acqua”.
Una presenza che sta togliendo il sonno alle popolazioni di Riola Sardo e di Baratili San Pietro.
I pericoli della straordinaria invadenza della piantina acquatica sono diversi. Innanzitutto le inondazioni. Poi, la moria dei pesci. Le radici del vegetale sono talmente fitte che anche l’acqua trova difficoltà a trovare pertugi in cui scorrere.
La profondità del Rio Mar’e Foghe è di circa due metri e mezzo, ma circa cinquanta centimetri sono ora occupati dal “Giacinto d’acqua”, che crea un tappeto impermeabile che sarebbe pericolosissimo se raggiunto da un’ondata di piena che potrebbe essere causata dalle abbondanti precipitazioni previste per la metà della prossima settimana.
Anche per un eventuale moria, il pericolo è più che concreto. L’abbondanza delle piantine e l’avidità delle loro radici potrebbe consumare l’ossigeno necessario ai pesci per sopravvivere.
Il Rio Mar’e Foghe è sempre stato ricco di carpe e di muggini che, nonostante lo sbarramento posizionato in prossimità dello stagno di Cabras, riescono a risalire la corrente attirati dall’acqua dolce.
Insomma, due pericoli da non sottovalutare la cui risoluzione, però, potrebbe essere molto complicata.
Le amministrazioni comunali coinvolte hanno subito allertato la Regione e la Provincia, salvo poi imbattersi in una situazione assai ingarbugliata: “Vorremmo che lo sbarramento tra lo stagno e il Rio Mar’e Foghe fosse abbattuto”, spiega il primo cittadino di Riola Sardo, Ivo Zoncu, “solo così la corrente riuscirebbe a trascinare via la piante tropicali e scongiurare eventuali pericoli d'inondazione. La pianta sarebbe anche un ottimo mangime per i pesci che popolano lo stagno”.
Eppure, tra il dire e il fare c’è di mezzo il solito balletto delle competenze. “Il 17 settembre ho chiesto che venisse approntata un’accurata relazione”, spiega Ivo Zoncu, “che ho mandato al prefetto e al Genio civile, informandoli che avrei provveduto ad abbattere la barriera tra il Rio Mar’e Foghe e lo stagno di Cabras. Il 29 settembre, invece, sono stato convocato in Regione dove ho scoperto che, nel 2008, la Provincia aveva deliberato a favore dell’abbattimento dello sbarramento”. Che, però, è ancora in piedi. Rimane il problema di individuare chi sia il soggetto autorizzato ad abbattere la chiusa e effettuare la bonifica: “Il presidente De Seneen mi ha detto che le competenze non sono della Provincia. Dunque, non potevo fare altro che mandare un fax, allegando la relazione, al Genio civile e alla Forestale nella speranza che qualcuno, al più presto possibile, possa fare qualcosa per risolvere i nostri problemi”.

Chiavi di questa notizia: Dissesto idrogeologico