Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda

Marea nera e passaggio delle petroliere

06/10/2010

autore: SAMUELE SCHIRRA

ASINARA. La mancanza di servizi per il controllo delle acque intorno all'isola (area ad alto traffico navale) può creare serissimi problemi 

Le petroliere a poche miglia dal paradiso. Per l'Asinara, luogo in cui ogni regola è stata scolpita per preservare il parco vasto cinquantadue chilometri quadrati, non esiste ancora un piano operativo di difesa della costa dalla marea nera. E, in caso di disastri navali nel golfo, ora non c'è nemmeno un mezzo capace di arginare l'emergenza.
È una delle contraddizioni di un territorio dove industria pesante e teche ambientali provano a convivere da cinquant'anni. Un territorio che deve pure fare a meno di imbarcazioni che potrebbero rivelarsi utili per contenere la corsa dei veleni verso l'isola. Nessun paracadute in caso di incidenti alle navi cariche di carbone, petrolio, combustibili vari e sostanze chimiche.
Eppure le ipotesi, anche quelle più drammatiche, non dovrebbero essere mai trascurate dai governi. Chi si occupa di prevenzione dovrebbe saperlo. A Porto Torres soprattutto.
Basta tornare indietro con la memoria a qualche anno fa e ripensare a quanto accadde nel Capodanno del 2004 con l'esplosione della petroliera Panam Serena , ancorata al pontile liquidi del petrolchimico. Persero la vita due marinai e ci vollero giorni per spegnere completamente l'incendio divampato a bordo. In quel caso tutti gli operatori del porto diedero il proprio contributo per individuare e bloccare tempestivamente, per quanto possibile, la diffusione dei veleni in acqua.
I mezzi dell'antinquinamento sono intervenuti in passato anche per recuperare olio riversato abusivamente da qualche petroliera di passaggio nel mare di Balai, la zona più bella della costa turritana (ma di questo, evidentemente, certi equipaggi se ne infischiano). Le navi cisterna non sono di certo rare nella rada di Porto Torres. Ogni anno se ne contano centinaia.
Nei primi sei mesi del 2010 ci sono state 375 navi merci in arrivo e in partenza, con migliaia di tonnellate di carbone scaricate nella vicina termocentrale di Fiume Santo, benzine trasportate al parco serbatoi Eni e sostanze chimiche per le produzioni di Polimeri Europa trasferite all'interno dello stabilimento, davanti al porto industriale.
I passaggi di petroliere toccheranno entro fine anno quota 700, ma la crescita del numero di giganti del mare sarà ancora maggiore se l'Eni porterà a compimento il progetto di creare a Porto Torres il più grande deposito di stoccaggio di combustibili del Mediterraneo. A quel punto il traffico di navi davanti all'Asinara potrebbe addirittura raddoppiare. E, di conseguenza, aumenteranno i rischi di incidente rilevante. In caso di collisioni tra petroliere ,addio al paradiso dell'Asinara e al rilancio turistico del territorio portotorrese. L'ente parco, circa tre anni fa, aveva elaborato uno studio che consentiva, attraverso l'analisi dei venti e delle correnti marine, di calcolare i tempi di percorrenza degli inquinanti verso l'isola. È rimasto lettera morta e non esistono nemmeno finanziamenti per installare i sistemi di controllo.
Il ministero dell'Ambiente, oltre a calare la mannaia sul Parco, taglia anche sui mezzi che dovrebbero preservarlo. Nessun alleato per fronteggiare il possibile avanzamento di una marea nera nell'area protetta: Capitaneria ed ente ministeriale devono arrangiarsi da soli.
La contraddizione salta agli occhi: da un lato si impone la istituzione dei parchi per salvaguardare e proteggere il territorio, dall'altro si gioca al risparmio sottraendo servizi che - attraverso la vigilanza e il pattugliamento - garantirebbero gli equilibri di ecosistemi complessi e delicati. Difficile immaginare poi quale possa diventare il livello standard di sicurezza nel caso in cui l'Eni faccia decollare i suoi progetti.

Chiavi di questa notizia: Aree protette