Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
E Soru si accorge di non essere solo
14/01/2008
autore: Roberto Paracchini
La sociologa Anna Oppo: «L’altra notte ho sentito sapore di squadrismo»
CAGLIARI. Due mani si uniscono forte, poi diventano quattro, otto, dieci, centinaia ed è l’applauso. Come un gesto liberatorio, ma anche come una carezza, uno sguardo affettuoso: un sorriso verso quel viso teso, incorniciato dalla spiaggia del Poetto e sorretto da giacca e camicia senza cravatta. Renato Soru, alle dodici di ieri mattina è stato accolto non solo come il presidente della Regione, ma anche come l’uomo a cui qualcuno, venerdì notte, ha violato l’anima e offeso la privacy stracciando quel senso comune interiorizzato dai più, che parla di civiltà dei rapporti e rispetto della dimensione personale di vita. E al Poetto, dove Legambiente aveva organizzato una raccolta simbolica dei rifiuti sparsi sulla spiaggia («per dare una testimonianza di civiltà»), l’uomo Soru percepisce probabilmente, di non essere solo. «Volevo stare a casa... Non voglio minimizzare quello che è capitato venerdì, ma dimenticare in fretta e pensare alla politica nei modi giusti», dice col suo intercalare timido e granitico al tempo stesso. Poi il suo eloquio diventa più fluido, come quando si supera la burocrazia del contatto. Poco dopo in tanti vorranno stringergli la mano, come per rimarcare solidarietà, quasi per scusarsi, anche: perchè l’assalto alla sua abitazione è stato vissuto pure come un oltraggio al vivere civile. Di tutti. «Io sarei qui a solidarizzare anche se quei fatti fossero capitati a Mauro Pili», spiega Anna Oppo, già direttrice dell’istituto di sociologia della facoltà di Lettere di Cagliari. «Quel che è successo venerdì mi ha ricordato altri tempi, ho sentito sapore di squadrismo». E lo sgomento si percepisce in molti dei presenti che ieri hanno passato la mattinata sulla spiaggia dei cagliaritani. Luogo rivissuto come una piazza, in cui ci si incontra per parlare. E riflettere. Il rettore dell’università di Cagliari Pasquale Mistretta ricorda di essere stato da circa ventotto anni alla guida di strutture d’ateneo: «Prima era l’opera universitaria, poi l’università. E coi giovani ho sempre dialogato, a volte anche in maniera accesa, come per l’aumento delle tasse. E mi son preso anche del “buffone”, ma fa parte della cose. Però non ho mai dovuto aver paura, nè per me, nè per la mia casa: il confronto è sempre stato civile...». Poi, pensieroso e malinconico: «I fatti di venerdì notte...? Non li capisco». Poco prima all’arrivo del presidente Soru, il responsabile di Legambiente Vincenzo Tiana aveva lasciato spazio al suo intervento: «La nostra politica è di attaccamento all’ambiente e di creazione di regole per la difesa di questa ricchezza. Sappiamo anche di aver creato qualche difficoltà, e cercheremo di limitarle, ma siamo nella direzione giusta. E sui rifiuti debbo ringraziare gli sforzi di tutti che hanno permesso, in tre anni, di arrivare a circa il trenta per cento di raccolta differenziata. E tra un anno saremo al quaranta. Ma i rifiuti non vanno visti solo come un peso: possono anche essere una risorsa. In Sardegna esiste già un’azienda che ricicla la carta e ne produce altra, da riutilizzare. Ma non abbiamo ancora sufficiente materiale recuperato». Poi la mente torna alle immagini, di venerdì, di cassonetti bruciati, bombe incendiarie, visi coperti, sassi lanciati... E alle urla razziste contro i napoletani. Fotogrammi che hanno fatto il giro d’Italia e del mondo «e dato un’immagine della Sardegna priva di generosità», lamenta il neruoscienziato Gian Luigi Gessa. «Mentre il bello dei sardi - continua - è proprio il nostro modo di porsi verso gli altri, come racconta David Helbert Lawrence nel suo libro Sea and Sardinia. E venerdì tutto per un viscerale accanimento personale contro il governatore Soru. Credo che qualcuno dovrebbe rassegnarsi a comprare un altro paio di scarpette da tennis e correre...». E al Poetto in tanti, armati di paletta dentata raccolgono quei pochi rifiuti lasciati sulla spiaggia. Diverse le presenze, anche di ruolo, tra gli assessori regionali: Massimo Dadea (Affari generali), Luisanna Depau (Turismo) e Maria Antonietta Mongiu (Cultura). Molti i consiglieri, regionali (da Chicco Porcu a Tore Sanna), comunali e provinciali. Ogni tanto, però, torna «l’emozione e la paura - come ricorda il regista Enrico Pau - perchè quello che è capitato mi rammenta i racconti di mio nonno, durante il fascismo. Ma oggi sono venuto qui, al Poetto, con mia figlia perchè voglio che percepisca che cos’è la speranza e la solidarietà». E c’è anche lo scrittore Giorgio Todde che mantiene un silenzio che parla, come il suo Efisio Marini ne L’estremo delle cose che vive il presente con pesantezza. Ma tra i presenti pochi sono i ventenni («non ci sono», constata con rassegnazione l’architetto Antonello Sanna), rari i trentenni, molti dai quaranta in su. «Triste, dobbiamo agire sulla scuola e la formazione», ribadisce la Mongiu. «Il lavoro, però - continua il goverantore Soru - nasce anche dal riciclaggio dei rifiuti. È stato appena aperto a Macchiareddu un impianto per il recupero di scarti da computer e da materiali elettronici. Ma dobbiamo andare avanti in questo settore perchè noi, e va fatto sapere, a fronte di un po’ di solidarietà verso la Campania, esportiamo circa cinquecentomila tonnellate all’anno di rifiuti, anche nocivi, che non riusciamo ancora a smaltire qui in Sardegna. Ora abbiamo appena approvato un progetto per il recupero delle gomme delle auto: sia dei fili d’acciaio che delle altre parti, per fare dei composti stradali. E così vi saranno anche altri posti di lavoro, dai rifiuti». Come nelle parole della canzone di Fabrizio de Andrè, citata ieri, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior. Poi sorrisi e strette di mano.
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