Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Parco vuol dire ambiente ma anche economia
27/08/2010
autore: ELISABETTA ADDIS*
La missione di un Parco Nazionale è difendere l’ambiente naturale e la biodiversità, permetterne lo studio e educare le persone alla necessità del rispetto e della conservazione ambientale. L’ingresso di Stintino nell’amministrazione del Parco Nazionale dell’Asinara contribuirà a fare si che il Parco possa svolgere al meglio questa missione, oppure no? E se si, come?
E’ questa la domanda cui i sindaci di Stintino e di Porto Torres devono dare una risposta per convincere.
Ho fatto parte come economista del gruppo che ha steso il piano di sviluppo socio-economico del Parco. All’epoca del nostro lavoro, due erano i problemi principali. Primo, il governo nazionale sul Parco non aveva mai fatto un investimento adeguato. Secondo, non era stata individuata e costruita un’appropriata Comunità del Parco.
L’Ente Parco dell’Asinara, nato in tempi in cui la spesa pubblica italiana era già imbrigliata per il debito ereditato degli anni’80, ha avuto finora dotazioni assolutamente insufficienti per svolgere la propria missione. L’economia di un Parco funziona così: i soldi pubblici spesi dall’Ente Parco creano indotto per aziende private che danno lavoro e fanno profitti nel territorio circostante. Ma i Parchi stessi sono “non profit”, e la loro “mission” non è di dare lavoro, è di proteggere l’ambiente. Faccio un solo esempio. Si è svolto domenica mattina il Trofeo di Pesca Sportiva a Traina Costiera Città di Stintino, cui hanno partecipato una ventina di imbarcazioni. Organizzazione impeccabile, sponsorizzata dalla camera di Commercio del Nord Sardegna e da ditte locali di nautica, buffet magnifico, premi ricchissimi: l’unica cosa carente era il pescato. Manifestazioni come questa, che muovono persone e denaro, non potrebbero continuare ad esistere se la situazione dei fondali dell’area continuasse a deteriorarsi. No fish, no future.
Secondo, la propria Comunità è un pezzo importante del funzionamento di ogni Parco, incaricata di custodire e tramandare l’identità ambientale e culturale. Sono loro le persone che, in altri Parchi Naturali, desiderano continuare a vivere in modi antichi e rispettosi della natura e offrire ai visitatori turismo ambientale e prodotti di nicchia e di alta qualità.
Il Parco dell’Asinara è anomalo perché la sua Comunità deve ancora essere ricostruita, sia nelle persone che negli intenti. Stintino si candida a entrare nel Parco perché vuole conservare almeno un pezzo di quella identità di pescatori dei nonni scacciati dall’Asinara, che vivevano grazie ai pesci del Golfo dell’Asinara, o vuole fare solo sviluppo turistico come una qualsiasi altra Costa dal nome inventato?
Dal punto di vista della conservazione ambientale cosa cambierebbe alla Pelosa, nelle spiagge che hanno alle spalle zone umide, e sull’Asinara stessa se nella gestione ci fosse anche Stintino?
Il territorio che ha prodotto due regate di vela latina, e una cultura capace di tramandare questa grande tradizione, lascerà che il centro velico dell’Asinara sia uguale tanti altri, oppure riuscirà a dare un’impronta locale a quel centro velico, e farne un polo di rilancio che difenda ed esporti l’armo a vela latina nel Mediterraneo?
Una cosa è sicura: l’ingresso di Stintino, e un progetto condiviso per il futuro del Parco e dell’area non possono iniziare con una gestione politica provvisoria: ci sono tutte le condizioni e le competenze per superare questa provvisorietà e portare il Parco Nazionale dell’Asinara a quel regime di funzionamento normale che potrebbe farne uno dei parchi più belli e più utili d’Italia.
*Elisabetta Addis è professore di Economia all’Università di Sassari.
Chiavi di questa notizia: Aree protette