Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
La pesca subacquea devasta l’Area marina
23/08/2010
autore: G. M.
L’attività segnalata costantemente dagli operatori nonostante il materiale informativo e i divieti
CABRAS. La pesca subacquea sportiva o forse anche non sportiva prosegue nonostante il reticolo di informazioni diffuse nell’Area marina protetta del Sinis Mal di Ventre che ne ricordano il divieto. Lo conferma il direttore Lorenzo Mascia: «Anche durante questa stagione estiva nonostante sia costante l’azione di sensibilizzazione e prevenzione, si continua a rilevare un incremento della pratica anche nelle zone a maggiore grado di tutela, dove non è consentita alcuna attività, eccetto quelle di soccorso e di ricerca scientifica».
Paradossalmente e tristemente, il monitoraggio curato dai collaboratori dell’Amp negli ambiti marini e costieri, destinato alla verifica e alla garanzia delle buone condizioni dell’habitat, continua a registrare la presenza di sportivi (chissà se veri o presunti, ma la sostanza non cambia) che praticano la pesca subacquea, tra l’altro, fanno notare all’Amp «in assenza delle più elementari norme di sicurezza». E non si tratta di segnalazioni allarmistiche o strumentali: a ribadire la gravità del problema sono il presidente dell’Area marina protetta, cioè il sindaco di Cabras Cristiano Carrus, l’assessore dell’Ambiente Marco Mascia e il direttore dell’Amp Lorenzo Mascia.
La pesca subacquea è vietata in tutte le area marine protette italiane e la ragione principale del divieto è quella di tutelare le specie ittiche bersaglio di fucili subacquei e altre armi, la cui introduzione nell’Area Marina Protetta è vietata dallo stesso decreto istitutivo, che vieta perfino la detenzione e il trasporto del fucile subacqueo sull’imbarcazione quando si naviga all’interno dell’Area Marina Protetta.
«Inutile ribadire l’importanza di tutelare le specie ittiche, in questo perimetro e specie sottocosta, anche per lo sviluppo di altre attività, come lo snorkeling ed il diving, per le quali è in atto una intensa attività di promozione istituzionale», spiega l’assessore comunale dell’Ambiente Marco Mascia.
Probabilmente anche le conseguenze contano poco per chi ha scarso rispetto delle regole e dell’ambiente: la pesca subacquea è punita con una sanzione pecuniaria ed è perseguita penalmente in violazione articolo 30 della legge 6 dicembre 1991, numero 394 (Legge Quadro sulle Aree Protette).
Molto, dice il direttore Lorenzo Mascia, «si spera nella definizione del regolamento, che permette anche di incamerare gli introiti derivanti dall’applicazione delle sanzioni, che potranno costituire un ulteriore stimolo verso un più efficace controllo, ferme restando le competenze primarie della Capitaneria di Porto e del Corpo Forestale».
Leggi, divieti, informazioni. Non basta. «C’è ancora molto da fare sul piano della sensibilizzazione - dicono i responsabili dell’Area marina -. La repressione attraverso le sanzioni costituisce sempre un rimedio estremo, al quale purtroppo in alcuni casi non ci si può sottrarre».
Chiavi di questa notizia: Aree protette