Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

La guerra dell’Asinara: anche Stintino pretende la sua fetta di paradiso

23/08/2010

autore: LUIGI SORIGA

L'ISOLA CONTESA: LA POLEMICA ENTRA NEL VIVO 

STINTINO. Appena le divise dei carabinieri sono approdate sulla banchina della Marina, il sindaco Antonio Diana con un cenno ha dissolto la sua flotta navale. Decine di gommoni e barche hanno smesso di ronzare intorno ai traghetti dell’Asinara e hanno puntato la prua verso le graticole fumanti di sardine. La prima puntata della protesta del comune di Stintino si esaurisce in un piccolo avvertimento. Il blocco vero del porto e dei collegamenti all’isola, se Regione o Ministero dovessero ancora rispondere picche, il sindaco l’ha minacciato per giovedì prossimo.
 Allora sì che sarà davvero «No Parco, non parti», come recitavano cento magliette sul molo. In pratica il comune di Stintino, così come gli hanno sbattuto la porta in faccia quando ha chiesto essere inserito nel Parco nazionale, allo stesso modo è pronto a blindare con una catena di barche l’ingresso più vicino e agevole all’Asinara, ovvero il suo porto dal quale prende il largo l’80 per cento dei visitatori. Per Antonio Diana, questa emarginazione istituzionale, sembra ormai una questione di vita o di morte. La sua ostinazione ha radici alquanto ramificate, le affonda un po’ nella storia, un po’ nella geografia, nell’orgoglio di campanalile e, naturalmente, in un fatto di convenienza. Partiamo dalla questione economica. Stintino, nonostante la crisi, non se la passa così male: disoccupazione prossima allo zero e un indotto che piove dall’Asinara quasi a costo zero, se non per lo smaltimento delle buste di immondizia che i turisti si portano dietro dall’isola. Domanda: perché allora questa esigenza di entrare nel Parco, accettando tutti i vincoli che un’area protetta comporta? Dove anche la riparazione di una condotta diventa una questione di tutela ambientale da sottoporre ad autorizzazione? Se si parla di interessi economici immediati, forse non c’è molto da guadagnarci. Nel senso che i grossi finanziamenti per ora riguardano l’area di Trabuccato dove sorgerà un centro velico e il borgo di Cala d’Oliva, destinato a trasformarsi in albergo diffuso. Ma sono entrambe porzioni di Asinara che appartengono alla Regione, e spetta a lei predisporre i bandi internazionali per la progettazione. Anche entrando a far parte del comitato di gestione del Parco, che al momento esprime 8 rappresentanti nominati dal Ministero (compreso il commissario), 2 dalla Regione, 2 da Porto Torres e 1 dalla Provincia, Stintino non riuscirebbe ad incidere sulle scelte. Bisognerebbe rivedere la legge 394, che attribuisce un ruolo marginale agli enti locali all’interno del direttivo. Pare che, nelle pieghe del bilancio del Parco, sopravvivano risorse che in questi anni non sono state spese: suggerire come e dove spenderle, per Stintino potrebbe risultare decisivo. Come non dispiacerebbe al sindaco, ogni tanto, poter tirare acqua al suo mulino sul fronte delle attività sull’isola, portando a casa qualche autorizzazione in più per i diving, i chioschi o la pescaturismo. In ogni modo, dato che Diana oltre al sindaco fa anche l’imprenditore, ha sicuramente fiutato quella brezzolina di futuro che spira da un’isola tutta da spremere. Lo sviluppo del Golfo si gioca lì, in una cartolina selvaggia e incontaminata da vendere al mondo, e Stintino vuole metterci il proprio francobollo. E’ un investimento anche di immagine, e il sindaco è quasi disposto a lasciare sul piatto il suo gioiello più prezioso, ovvero la Pelosa. E’ il territorio di eccellenza che gli spalancherebbe subito le porte del Parco, con tanto di tappetino rosso, risparmiandogli il fastidio di dover bloccare porti e traghetti. Lo dice la legge e l’hanno ribadito la Regione e il Ministero. Ma anche sulla Pelosa si gioca una bella fetta di futuro, farcita da 8 milioni di finanziamenti ottenuti dal Comune per la riqualificazione. Forse, prima di affrontare le acque ignote e mettere tanti soldi nelle mani di un Parco senza rotta e timoniere, vale la pena di giocare ai pirati nelle acque tranquille del porto.

Chiavi di questa notizia: aree protette