Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Il paradiso del Sinis invaso dai campeggiatori abusivi

20/08/2010

autore: CLAUDIO ZOCCHEDDU

Gli arenili dell’Area marina protetta rimasti senza controlli

CABRAS. Area marina protetta e destinazione turistica d’eccellenza. Sulla carta, forse. La realtà racconta ben altro. I titoli della cittadina lagunare e le convenzioni che ne tutelano il patrimonio ambientale non trovano riscontro sul campo, come testimoniano gli ultimi giorni.
 Quel che si vede è un paradiso violentato sotto lo sguardo impotente delle autorità. Nessuno ha potuto niente contro la clamorosa invasione degli splendidi arenili di quarzo da parte dei soliti campeggiatori abusivi. Nulla ha potuto neanche lo slogan più gettonato, l’ormai l’arcinoto “Amico, non portarmi via”. Come anche il divieto di campeggio sancito da un’ordinanza del sindaco. Dettagli, che evidentemente importano a pochi e che vengono regolarmente infranti da chi proprio non riesce a rinunciare a dare una pessima immagine di un territorio che, nelle parole dei politici, mira a diventare una meta turistica che basa la sua forza sulla biodiversità. Ebbene, sulle spiagge ferragostane questa caratteristica è stata fotografata nella sua forma più ambigua.
 D’altra parte, per biodiversità s’intende “l’insieme di tutte le forme viventi, geneticamente dissimili e degli ecosistemi ad esse correlati”. Più o meno quello che si è visto a “Mai Moni”, a “Corrighias” e a “S’Archeddu ‘e sa canna”, dove un gigantesco insieme di forme viventi, una diversa dall’altra almeno negli abiti, si è inserito in un ecosistema correlato, per forza ma non per amore.
 Le migliaia di campeggiatori che, sotto il naso delle autorità, hanno trasformato alcuni chilometri di spiaggia in una strampalata fiera dell’orrido, l’hanno fatta franca anche stavolta. Nonostante la presenza di gruppi elettrogeni, cucine complete di forno, impianti stereo degni di una discoteca, tende di tutti i tipi, gazebo di ogni foggia e dimensione, barbecue protetti da mattoni forati allestiti proprio sul quarzo e uno sterminato elenco di altri optional che sembrano presi pari pari dal famigerato campeggio aziendale del ragionier Fantozzi, sulle spiagge della vergogna non ha fatto capolino nessuna divisa e non c’è stato nessun controllo, a differenza di quanto accaduto a Torregrande e Tresnuraghes, dove la situazione era diversa da quella che si poteva ammirare sui lidi dell’Area marina. A nulla sono valse le telefonate inoltrate da pochi cittadini indignati agli amministratori e alle forze dell’ordine. Un paradosso confermato dal format “Linea blu”, trasmesso da Rai Uno il pomeriggio del 14 e dedicato al Sinis. In tv si parlava di tutela ambientale mentre sulle spiagge nascevano i primi accampamenti.

Chiavi di questa notizia: Aree protette