Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Oasi sfregiate dalle discariche
10/08/2010
autore: CLAUDIO ZOCCHEDDU
Grave situazione ambientale intorno allo stagno di Mar’e Pontis CABRAS. Una sterminata varietà di oggetti gettati qua e là. Non è la descrizione di un bazar in una piazza africana, dove i turisti frugano alla ricerca del giusto souvenir, ma di quello che si può vedere a pochi metri dallo stagno di Mar’e Pontis, sito di altissimo valore ambientale tutelato dalla convenzione di Ramsar. Chi si spinge sullo sterrato che conduce alla laguna satellite di Pauli ‘e Sali, si trova a ammirare uno spettacolo desolante.
Una volta superate le ultime case, non si può fare a meno di notare una serie di micro discariche in rapida successione, distanziate l’una dall’altra da poche decine di metri, in cui si può trovare veramente di tutto.
Alla sagra dell’orrido non manca niente: ci sono copertoni, paraurti d’auto, sedili, condizionatori, passeggini, girelli, bacinelle, lattine d’olio motore (vuote), buste di tutte le misure colme di spazzatura, scorze di angurie, lische di pesce e tutto quello che, oltre a causare l’olezzo che contraddistingue le piccole discariche abusive, rovina il panorama offerto dalla laguna di Mar’e Pontis.
La spazzatura è disseminata lungo quello che dovrebbe essere un percorso naturistico che, ovviamente, non dovrebbe ospitare la spazzatura ma piuttosto gli appassionati di natura che, a piedi o in bicicletta, dovrebbero cercare i giusti scorci per scattare una foto o per godere dello splendido panorama che comprende la laguna e, sullo sfondo, i rilievi del Sinis.
Invece si è costretti ad evitare i mucchietti di rifiuti e a tapparsi il naso quando la brezza spinge l’ odore verso terra.
Una situazione che supera i limiti della decenza e a cui non è riuscita a porre rimedio neanche l’amministrazione lagunare, prima annunciando la sistemazione di alcune telecamere capaci di immortalare gli imbrattatori (annuncio che, almeno per il momento, è rimasto sulla carta) e poi multando chi veniva trovato con le mani nel sacco e chi era possibile rintracciare tramite quello che si poteva recuperare dalle buste abbandonante lungo lo stagno.
Sforzi che, alla resa dei conti, si sono dimostrati quasi inutili perché i pochi maleducati che si rendono protagonisti di questi episodi hanno dimostrato di voler correre il rischio di essere multati piuttosto che seguire i dettami della raccolta differenziata.
Ma lo spettacolo peggiore, purtroppo, lo si può ammirare nei pressi della laguna di Pauli’e Sali. Infatti, uno stabile abbandonato - da cui spicca il tetto di eternit in condizioni che definire pericolanti sarebbe un eufemismo - è stato adibito a discarica coperta e al suo interno è stato gettato di tutto.
Anche qua ci sono sedili d’auto e spazzatura assortita, con l’aggravante dell’eternit abbandonato sotto il sole e sempre esposto alle folate di vento.
Insomma, intorno allo stagno ci sono cumuli di spazzatura che dovrebbero essere rimossi nel più breve tempo possibile, nella speranza che gli inquinatori non abusino ancora di uno dei più delicati paradisi ambientali della zona.
Chiavi di questa notizia: Aree protette