Rassegna Stampa
Testata: L'Unione Sarda
Nella spiaggia dei cagliaritani non si placano le polemiche dopo il ripascimento
16/08/2002
autore: Giancarlo Ghirra
L’estate più nera del Poetto
La rabbia degli operatori: affari crollati del 60%
CAGLIARI. Un brusio che si fa coro, una rabbia che monta: «Questo non è più il Poetto, con la sua sabbia bianca, il sole abbagliante, l’azzurro del mare e del cielo». Dalla prima fermata al Lido del carabiniere, quattro chilometri di ombrelloni, il malumore dei cagliaritani rischia di essere assordante e persino monotono. Dal sottoproletario del quartiere Marina all’intellettuale borghese che cita Alziator e Giaime Pintor («quelle spiagge quasi africane») fino al piccolo imprenditore disperato per il calo degli incassi nei chioschetti e negli stabilimenti in legno, l’odio per quel terriccio grigio scuro che ha rubato alla città del sole la sua spiaggia bianca monta inesorabile. Non c’è da stupirsi. «Il primo stabilimento è stato aperto nel 1913, e da allora il Poetto è sempre stata la spiaggia dei cagliaritani», ricorda Antonio Romagnino, memoria storica di una città spesso in difficoltà nel ritrovare le sue radici. «A partire dagli Anni Venti, con il trenino bianco che portava sul litorale migliaia di bagnanti - precisa il professore - quella è stata sempre la spiaggia dei centomila, di tutti, nessuno escluso: la spiaggia dei centomila». Quest’anno il numero è un po’ calato. Qualcuno, soprattutto fra i più anziani, ha scelto di abbandonare quella spiaggia che ha perso la sua identità. «Non tutti, però - precisa Paolo Serrau, al lavoro nel primo baretto della prima fermata - perché numerose famiglie hanno gradito il ripascimento. Qui la spiaggia non c’era più. C’erano soltanto sassi. Ora va meglio, e c’è più movimento, grazie anche alle iniziative di sport e fitness promosse dai baretti». In effetti alle 8,30 del mattino decine di bagnanti, soprattutto donne, sono impegnate negli esercizi di acquagym offerti dalla cooperativa che gestisce i chioschi sul litorale per cercare di rilanciare le sorti di una stagione di crisi. «Abbiamo promosso anche lo sport per compensare il calo dei bagnanti. La notte c’è musica dal vivo in sette dei nostri locali. Stiamo insieme realizzando l’operazione Poetto village. Ma quella sabbia è un disastro, e gli affari sono crollati del 60 per cento», commenta amaro Sergio Mascia, presidente della cooperativa. «Anche il maltempo ha dato una mano al tracollo, ma lo spostamento oltre l’Ospedale Marino dei bagnanti e l’aumento dei frequentatori notturni dicono che il colore del Poetto è stato determinante per allontanare clienti, soprattutto giovani». Un testimone noto conferma. Massimiliano Medda, attore di punta della scena sarda, è come tutti i cagliaritani un frequentatore della spiaggia. E come tanti altri si è spostato dalla quinta fermata all’area del nuovo ospedale, l’ex albergo Golfo degli Angeli. «Qui - spiega - l’impatto è stato assai più limitato, e il colore è ancora chiaro. Non c’è poi quel salto improvviso nell’ acqua alta, così pericoloso per i bambini. Mia moglie ed io siamo qui con Pietro. Nostro figlio ha otto mesi, è arrabbiatissimo. Quand’era nella pancia della mamma gli dicevamo sempre «vedrai quant’è bella la sabbia bianca del Poetto». Poi è nato, ha visto tutta questa terra scura, si è un po’ arrabbiato. Anch’io sono arrabbiato, e non solo con i politici che hanno deciso questo intervento. Anzi, dopo aver fatto battutacce contro i vari Balletto e Zirone, adesso ce l’ho di più con i tecnici, gli scienziati, gli esperti. Dove sono, come si chiamano quelli che dovevano garantire il corretto colore della sabbia? Magari è il caso che d’ora in poi le battute ironiche le facciamo su questi grandi scienziati, che mi sembrano come dire un po’ cammuffati». C’è una voglia matta di capire se era proprio indispensabile sostituire quella striscia bianca e sottile sul litorale («borotalco») con un terriccio grosso e sporco. «È come cambiare l’identità di una persona, di una città, di una vita», polemizza Flavia Cocco Ortu, ottant’anni trascorsi al Lido. Politicamente molto orientata (a destra), l’ex insegnante ha ricevuto pochi giorni fa una medaglia per la sua frequentazione del Poetto: «La prima volta che ci venni - racconta - avevo nove mesi, da allora non ho perso una stagione, bombe permettendo». E ora si ritrova alla testa di un movimento di opinione che sta ricorrendo anche alla diffusione di un questionario per combattere il ripascimento in grigio scuro. «Siamo passati dalle vecchie dune di sabbia bianca a una situazione sconvolgente. Qui al Lido c’è un fosso pericoloso per i bambini, e non parliamo della quantità di sassi. Questa striscia di oltre cento metri, poi, è inutile. Tutti si ammassano in riva, e per arrivarci occorre fare una traversata nel deserto». Arriva Giorgio Todde, oculista diventato famoso come scrittore di romanzi. «Questa spiaggia è un incubo», dice. «È come se le Dolomiti cambiassero colore, e come se vivessimo in una miniera gallese larga centotrenta metri. L’acqua, poi, è torbida, sembra orzata. Per farmi il bagno vado in canoa dietro la Sella del Diavolo, ma anche lì sta succedendo qualcosa. Vedo che le acque si stanno sporcando. No, questo non è più il Poetto». Resta comunque una grande spiaggia, che piace soprattutto ai gestori dei Bagni. Paola Naitana, proprietaria del Lido, che con le sue 1.081 cabine è uno dei più grandi stabilimenti balneari d’Italia, dice che la stagione è andata benissimo. «C’è qualche disagio per via del fossato subito dopo la riva ma abbiamo rimediato con alcune passerelle che aiutano le persone più anziane a uscire dall’acqua. Nel complesso il ripascimento mi è parso però positivo, e comunque a noi la stagione è andata bene. Sì, qualche cabina è rimasta invenduta, ma è andata meglio che nel 2001». Niente crisi, insomma, anche se al bar dello stabilmento il mugugno per il calo dei clienti è forte. Tutto esaurito al D’Aquila, anche se le 350 cabine sono state affittate prima del ripascimento. “Fisi” D’Aquila, gestore del lido di famiglia, si dice ottimista sul futuro, anche se con qualche condizione. «Aspetto la seconda fase del ripascimento - dice - e cioè il setacciamento della sabbia, che dev’essere ripulita dai grani più grossi. Va anche riempito i dislivello in mare, che ha creato problemi ad anziani e bambini. Ma nel complesso l’operazione è stata positiva. Via via che si ossigena, la sabbia diventa più chiara». Curioso. I gestori degli stabilimenti (all’Ottagono è andata ancora meglio) sono i più favorevoli a un ripascimento che ha invece creato grossi problemi nei mini-bagni della Cooperativa Golfo degli Angeli e nei chioschetti-bar. Gigi Loy, presidente della Golfo degli Angeli, è depresso. «Abbiamo perso oltre il trenta per cento del fatturato, con un tracollo dalla quarta fermata. Oltre l’ospedale Marino va meglio, perché l’effetto ripascimento scompare». Altro che acqua azzurra, acqua chiara. I piccoli imprenditori della spiaggia vedono nero. E non sono i soli. Enrico Pau, autore di un film (Pesi leggeri) nel quale si vedeva il vecchio Poetto è letteralmente furente. In spiaggia con sua figlia Claudia, guarda con rabbia la bambina che non riesce a perforare con la paletta una sabbia dura come cemento. «Non si può accettare questa violenza. Il mio Poetto, il Poetto dei cagliaritani è stato violentato, oltraggiato, ha perso la sua luce e la sua identità. Sono sconvolto, anche perché questo è il secondo tempo di un’operazione cominciata nel 1986, quando furono abbattuti i casotti. Si cancella l’anima popolare di una città che in questa spiaggia ha vissuto e vive un pezzo importante della sua storia. Qui sono nati amori, qui i cagliaritani sono cresciuti nel mito della bellezza di quelle dune di sabbia bianca, di quel mare e di quel cielo azzurri». Ora non è più il vecchio Poetto. «È un’altra cosa, assai meno affascinante», puntualizza Flavia Cocco Ortu. Resta comunque una spiaggia superfrequentata. Se non sono centomila i visitatori delle domeniche estive, saranno 90mila, sempre tanti in un’azienda che potrebbe fare molto di più ma intanto garantisce un fatturato di 7 milioni di euro l’anno a stabilimenti, ristoranti, baretti. I più danneggiati sono chioschi e piccoli stabilimenti fra quarta e sesta fermata, che recuperano un po’ la notte e hanno promosso sport e fitness per attirare bagnanti. «Il successo è enorme - dice Emanuele Castia, uno degli addetti di Poetto village - in tutti e nove i punti dell’acquagym». Lo confermano centinaia di partecipanti (pagano soltanto 5 euro di assicurazione), entusiaste dell’iniziativa. «Per fortuna c’è qualcosa di positivo - dice Simona Gigi, studentessa universitaria e lavoratrice - perché questa spiaggia fa paura. È scura, ma è anche sporca. E il mare è così lattiginoso.» Sorridono con i gestori degli stabilimenti storici quanti lavorano dopo l’ospedale Marino e quelli della notte: nel buio tutti i grani sono grigi. Ma di giorno resta solo il ricordo di una spiaggia che Francesco Alziator ha tramandato «sterminata, ferma ai giorni della creazione, bianca di sabbia e allucinante di sole». Quel litorale di borotalco è stato seppellito sotto 370 mila metri cubi di sabbia grigio scuro. E c’è chi teme che non sia finita qui. «Ho paura che vogliano fare come a Rimini, e magari costruire anche qui, vicino alla battigia», dice un ufficiale dell’aeroanutica. Frequenta lo stabilimento dell’Arma azzurra, è molto polemico, ma preferisce non dire il suo nome. «Mi auguro che non si finisca con il saccheggio ambientale», sospira, mentre Enrico Pau polemizza con la passività dei cagliaritani. «Mi sembra di vivere una situazione irreale - dice il regista - con un’intera città che subisce una violenza di questo genere senza reagire»
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