Lungomare Poetto, istruzioni per l'uso
Dalle passeggiate romantiche alle mascalzonate via mare
CAGLIARI. Il Poetto affollato, il lungomare invaso dai cagliaritani che sfuggono al cemento per ritrovare la città estiva. A fatica, in verità, per tutto quello che è capitato a seguito del ripascimento della sabbia. La Legambiente ha raccolto circa undicimila cartoline di protesta targate «ridateci il vecchio Poetto». Il Wwf, in poche ore, centinaia di firme per una denuncia. Ma e nonostante tutto, il Poetto resta nel cuore dei cagliaritani. Ecco un piccolo abecedario semiserio per sdrammatizzare.
«A» come «amore». Il mare, il tramonto sull'acqua, limpida e cristallina, le passeggiate sulla battigia e sulla sabbia bianca sono sempre state un inizio o un finale, o un intanto lieve, tenero e struggente per tutti gli innamorati. E il Poetto dà tutto questo. Oggi un po' meno, in verità. Le passeggiate a piedi nudi sulla sabbia fresca e carezzevole come un tempo, nelle sere d'estate, sono - per il momento, almeno - solo un ricordo. Ha un sapore diverso, meno romantico, calpestare sabbia ruvida e per niente carezzevole.
«B» come «baretti». Loro, i baretti o chioschetti, ci sono ancora, anche se non più a due passi dalla battigia, come un tempo. Nel litorale di Cagliari, infatti, l'aumento di profondità della spiaggia li ha seminati a ridosso della strada. Ma è grazie ai baretti che i bagnanti possono usufruire di un pasto veloce o di un po' di ristoro, sia di giorno che di notte. Ma sembra ancora lontano l'applicazione del piano del Comune sul rinnovo di questi servizi. Se ne parla da anni: tutti i baretti dovrebbero modificare la loro tipologia assumendo quella degli antichi casotti, un richiamo storico a una tradizione fortemente cittadina
«C» come «casotti». Le antiche cabine balneari non ci sono più da diciotto anni. Nell'86, dopo una infuocata estate e un inverno rovente di polemiche, vennero abbattuti tutti i milleducento casotti. Come accennato, c'è oggi un piano del Comune per rinnovare i baretti e i gazebo, facendoli adeguare alle immagini dei vecchi casotti, un tempo residenze estive di migliaia di cagliaritani. Per il momento, però, solo nel litorale di Quartu si possono rivedere le riproduzioni delle originali architetture (importate, in verità, all'inzio del '900 dall'Inghilterra), recuperate come spogliatoi per i bagnanti
«D» come «dannazione». Più che una espressione legata ai rimandi biblici, la «dannazione» di cui si parla è l'espressione più usata dai cagliaritani dopo il ripascimento della sabbia. È da intendere come disgrazia o sventura perchè «ci hanno rovinato la nostra sabbia e il nostro mare». Oppure per esprimere rabbia o disappunto. Infine «dannazione» assume un significato anche vicino al latino damnatione(m) che indica condanna: la condanna per i cagliaritani che devono subire la classe dirigente che ha prodotto un ripascimento così fortemente contestato.
«E» come «estradizione». Con questo termine i cagliaritani non intendono indicare l'«estradizione» degli extracomunitari che ogni giorno percorrono il lungomare del Poetto per vendere dagli asciugamani alle borse, dagli anelli ai numeri del lotto a tante altre cose. Affatto. I bagnanti (con buona pace di Bossi) vedono quasi con simpatia questi giovani che si ingegnano per racimolare qualche spicciolo. Con «estradizione» molti intendono un qualcosa da applicare a chi ha manomesso (sino a prova contraria) il loro amato Poetto.
«F» come «ferie». «Nonostante le critiche al ripascimento della sabbia - ha affermato più volte il presidente della Provincia, Sandro Balletto - i cagliaritani si sono riversati in massa al Poetto». Vero, certamente, ma diversi stabilimenti balneari, a inizio agosto, avevano ancora cabine vuote. Il problema, però, è un altro: l'immagine delle «ferie», del lasciare il lavoro per un po', dello staccare la spina è un fatto entrato nel senso comune. Solo che non tutti (una minoranza, in verità) si possono permettere ferie fuori dalla Sardegna, oppure anche viaggi di qualsiasi tipo. Il lungomare resta l'immaginario feriale di decine di migliaia di cagliaritani. Solo che prima, il Poetto, ce lo invidiavano da tutto il mondo. Ora un po' meno.
«H» come «hotel». È rimasta agli annali la battuta di Beppe Grillo che in uno spettacolo, a Cagliari, disse che «in città, se un turista vuole avere una camera con vista sul mare, deve farsi traumatizzare». Il riferimento era all'ex hotel Esit, oggi trasformato nell'ospedale Marino: fulgido esempio di una politica che è riuscita a far fallire un albergo al Poetto. La sensibilità ambientale ha, oggi, fatto capire che di alberghi (altro cemento) il lungomare non ha bisogno, semmai di servizi efficienti. Ma all'orizzonte si intravvedono echi di hotel possibili: vicino all'ex albergo Esit e, in parte, dei territori dell'ippodromo. Ma non c'è limite al peggio: c'è anche chi vorrebbe trasformare parte delle saline in hotel a 5 stelle, magari apostrofandoli «Residence Fenicottero rosa»
«I» come «itinerari». Il Poetto è come incastonato nel sistema umido di Molentargius, che comprende anche le saline e lo stagno omonimo: in collegamento naturale con la Sella del Diavolo e il colle di Sant'Elia e San Bartolomeo. Un itineario perfetto per tutti. Dalla cima della Sella del Diavolo si può abbracciare e accarezzare con lo sguardo tutto il sistema e farsi ipnotizzare da un paesaggio mozzafiato. La città dell'acqua, del mare, degli stagni e dei canali. Tanti «itinerari» ideali e possibili, ma nessuno - per il momeneto - organizzato.
«M» come «mare» e «mascalzonate». Prendere il largo come fuga rigenerante raccontano i miti della letteratura di mare. Al Poetto il «mare» è luogo di refrigerio ma anche di «mascalzonate», da quelle più innocenti dei gavettoni a quelle più colpevoli di chi lo ha intorbidito con una ripascimento che non cesserà di far discutere per molto tempo ancora.
«P» come «porticciolo». Marina Piccola è il «porticciolo» del Poetto, luogo di passeggiate notturne, fascinoso e intrigante come sempre. Ma poco valorizzato: salvo il cinema, infatti, il piatto piange. Eppure c'è anche un piccolo anfiteatro che potrebbe essere validamente utilizzato: per teatro e spettacoli vari. Ma tant'è..