L'inchiesta della Procura sull'appalto del Poetto dopo il sequestro dei documenti al ministero
CAGLIARI. Tre valigette zeppe di documenti sull'appalto del Poetto. La polizia giudiziaria ha concluso così, alla viglia di Ferragosto, negli uffici del ministero all'Ambiente, la seconda parte dell'inchiesta della Procura sul ripascimento della spiaggia, gestito dalla Provincia ed eseguito dall'associazione temporanea d'imprese capeggiata dalla Mantovani. Mistero assoluto sui documenti finiti nelle valigette degli investigatori, anche se c'è una certezza: la magistratura voleva le copie del via libera concesso dal ministero prima che venisse aperto il cantiere sulla spiaggia e arrivasse la draga succhia sabbia-nera, quella poi sparata sull'arenile. Quel documento è fondamentale per l'inchiesta preliminare aperta dalla Procura e che ha già due ipoetsi di reato, disastro ambientale e abuso d'ufficio, ma ancora nessun indagato. Secondo alcuni consiglieri di opposizione in Consiglio provinciale, il "lasciapassare" del ministero sarebbe stato concesso sulla bozza del contratto presentato dalla Provincia e giù controfirmato dall'Associazione d'imprese che aveva vinto l'appalto internazionale, la «Mantovani e più». Ma subito dopo aver ottenuto il via libera ministeriale, nel contratto (questa volta ufficiale) sarebbero stati cassati quasi tutti - diciassette su diciotto - allegati tecnici pretesi a suo tempo da Roma e garanzia vincolante per il buon esito del ripascimento, che invece si è rivelato un vero disastro. In quegli allegati, ad esempio, erano previste le "regole" che l'impresa doveva rispettare nella realizzazione dell'intervento. A cominciare dal rispetto dei tempi, mentre - come sanno bene i cagliaritani - il ripascimento è avvenuto in venti giorni, contro i due anni, con intervalli di due mesi, previsti dalla bozza di contratto. Chi autorizzò l'impresa a ingaggiare la draga "Antigoon" e a sparare la sabbia aspirata nel Golfo degli Angeli, in così poco tempo? Se è stata la Provincia, titolare dell'appalto, il ministero fu informato che il contratto era cambiato? Forse no, altrimenti nella cartella del Poetto esisterebbe una seconda autorizzazione di cui invece non c'è traccia, o almeno non è stata trovata dalla polizia giudiziaria negli archivi romani. Il contenuto delle tre valigette fra qualche giorno sarà messo a confronto con gli atti fotocopiati nei mesi scorsi dagli stessi investigatori in un'ispezione all'assessoratori provinciale ai Lavori pubblici. A quel punto, la Procura tirerà le somme.