Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna
Tra Teulada e Sant’Anna le spiagge del poligono si aprono ai vacanzieri
29/07/2010
autore: GIAMPAOLO MELONI
SANT’ANNA ARRESI. Portu Tramatzu sul versante meridionale con la minuscola insenatura di “Is americanos” e sul fronte settentrionale il complesso dunale di Porto Pino, con il sistema degli stagni nel mezzo e una coperta di vegetazione straordinaria a ridosso di quattro chilometri di spiaggia in parte di proprietà del Comune di Teulada e in parte di Sant’Anna Arresi. Sono le due mete aperte ai bagnanti grazie all’accordo tra il comando militare e l’amministrazione comunale per il periodo estivo, quando le esercitazioni della Nato sono in stand by. Meraviglie protette ma non lontane dalle voracità dell’imprenditoria turistico cementizia.
Quando le guerre simulate finiscono e i carri armati si fermano, la piana del Basso Sulcis concede il proprio fascino ai piaceri delle vacanze dominate dalla natura e dalle bellezze ambientali. Se ne avverte il sapore addentrandosi nella località Is Pillonis, dove prende forma Sant’Anna Arresi, autoproclamato con buona ragione “paese della musica e del vino”. In un caso perchè da vent’anni propone uno dei migliori festival internazionali del jazz, in quanto al vino si tratta di un titolo ad honorem dovuto alle gratificazioni dei vigneti di uve carignano vinificate dalla cantina di Santadi e dalla Mesa del pubblicitario Gavino Sanna, i cui vitigni s’affacciano sulla zona umida e sono visibili vicino all’imbocco della strada provinciale 110 per Porto Pino.
Poco prima di raggiungere la vecchia borgata dei pescatori evoluta in centro turistico di prima grandezza, una scritta a mano in tinta rossa impressa su un vecchio fortino in cemento armato impone la svolta a sinistra: le dune. Superato il fruttivendolo al crocevia restano da percorrere 400 metri di sterrato, lentamente per evitare stermini di massa sotto la polvere, come implorano i cartelli fissati con artigiana pazienza dai proprietari delle poche case sparse. Dopo un centinaio di metri le prime tracce degli azzardi edilizi puniti dalla magistratura: un gruzzolo di villette ora quasi demolite, una piccola lottizzazione battezzata con il nome della via: Corrumanciu. A questo punto si entra in una proprietà privata e attraverso una stradina lambita dallo stagno si arriva al parcheggio: 5 euro, da un minuto a dodici ore non cambia. Alle 20 si chiude. A piedi, su un camminamento che prevede anche un ponte in legno, si arriva alla spiaggia. È lunga due chilometri e mezzo dal molo al limite delle dune: è divisa a metà tra Teulada e Sant’Anna Arresi. Proseguendo la misurazione a sud si arriva a 3.3 compresi gli ottocento metri della lunghezza litoranea delle due. La prima spiaggia è lunga 600 metri ma molto frequentata perché facilmente accessibile fino al parcheggio delle auto e al campeggio comunale.
L’accesso che permette di approdare più vicino alle dune è consentito da una strada concessa con l’accordo di programma dal Comando militare all’interno dell’area usata per le esercitazioni nella parte restante dell’anno. Apertura attraverso la recinzione che delimita l’area delle esercitazioni dalla strada provinciale tra i due Comuni, l’unica per chi arriva da Cagliari e per chi proviene dall’Iglesiente, con ampi striscioni che indicano “Is arenas biancas”, pagamento del ticket di 5 euro e via sullo sterrato di 6 chilometri calpestato dai cingoli dei panzer, una dura prova per sospensioni e gomme dell’auto. Ma è un tuffo nella natura impagabile. Si entra in un paradiso fino a pochi anni fa inacessibile da questo versante.
Sabbia brillante quarzosa e mare turchese, limpido, trasparente, con basso fondale per i primi cinquanta metri. Le dune quest’anno sono leggermente più basse, sui venti metri ma hanno raggiunto spesso i trenta: dipende dai movimenti del vento, dalla mutazione delle forme. Appartengono al poligono militare di Teulada, anche se i vecchi cartelli gialli sono ormai sostituiti da una segnaletica più ambientalista. È vietato avventurarsi nella scarpinata verso l’alto, ne verrebbero danneggiate, anche se è irresistibile la tentazione di arrampicarsi per godere il panorama e scattare foto.
Lasciato il parcheggio si raggiungono a piedi attraversando per seicento metri un arcipelago verde con isole di spettacolari ginepri secolari larghe anche trenta metri e alte quattro, forse cinque. Tra pino d’aleppo (varietà rara che qui cresce spontanea) e una grande quantità di calcatreppola (un arbusto spinoso che cresce sulla sabbia e si sviluppa anche fino a tre metri) e sparti (ciuffi incredibili di giunchi) si sviluppano i tracciati di solito utilizzati dal Centro addestramento Unità corazzate.
Una zona prediletta per gli sbarchi, non solo dalle truppe Nato. Siamo in una terra abitata dai fenici, poi dai romani. La città di Sulki (oggi Sant’Antioco) è vicina. Ma qui, nel Golfo di Palmas, come documenta nei suoi scritti lo storico Francesco Cesare Casula, lunedì 13 giugno del 1323, su suggerimento del Giudice Ugone II D’Arborea vi sbarcò l’armata catalano-aragonese guidata dall’infante Alfonso e diretta all’assedio di Iglesias, allora Villa di Chiesa.
Oggi, a distanza di pochi chilometri, sbarcano potenti società, come il gruppo Marcegaglia, molto interessati a investimenti nel sistema degli insediamenti turistico-immobiliari.
A due passi c’è Portu Tramatzu, una deviazione sulla strada per il Porto di Teulada. Due chilometri d’asfalto e seicento metri di sterrato. Parcheggi, camping, servizi. E una rete metallica che divide i gomiti dei bagnanti compresi nell’oasi militare dagli altri distesi sulla spiaggia aperta a tutti. Sulla destra, un cancello: “Zona militare” con guardiola e soldati. Da qualche giorno una navetta gestita dal Comune trasporterà i bagnanti alla spiagga de “Is americanos”: una caletta accanto a un poligono, l’altra aperta con l’intesa estiva, nella quale da mezza mattina alle 16 potranno stare non più di sessanta persone al giorno. Un gioiello della natura, tra le rocce, con un fondo di sassolini. Difficile da vedere due volte.
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