L’azienda Poetto è entrata in crisi
I gestori: «Abbiamo perso il 60 per cento del fatturato»
CAGLIARI. Mettete insieme l’effetto euro, il cattivo tempo, l’avversione di molti cagliaritani per l’arenile ripascito, la nuova viabilità che ha escluso alcuni baretti e stabilimenti dai grandi flussi di traffico ed ecco il risultato: l’azienda Poetto è in crisi. Crisi nera, soprattutto dall’ospedale Marino in giù: i 17 chioschi lamentano un calo di fatturato del 50 per cento, con punte del 60 alla quarta fermata, i sette stabilimenti balneari gestiti dalla cooperativa Golfo degli angeli hanno incassato il 30 per cento in meno, anche in questo caso con l’apice negativo (meno 50%) alla “quarta”. Nemmeno l’incremento dei servizi è bastato ad arginare il calo: il cocktail servito sotto l’ombrellone, i concerti dal vivo, i parcheggi riservati ai clienti, le feste a tema hanno significato solo maggiori spese. Perché è inutile dare di più se manca la materia prima: i bagnanti. Basta guardarsi attorno: ieri, 13 agosto, giornata di sole, gran parte dei lettini degli stabilimenti erano vuoti. «È così dall’inizio dell’anno», conferma sconsolato Gigi Loy, leader della Golfo degli Angeli. «Alla fine riusciremo a coprire a mala pena il costo dei dipendenti». Ma non tutti credono all’effetto combinato e puntano il dito contro la Provincia: «Che la crisi sia determinata dall’effetto ripascimento è dimostrato dal fatto che molta gente si è spostata nelle zone non ripascite, dopo il “Marino”», accusa Donatella Marongiu, Twist bar, quello che sino all’anno scorso registrava uno dei migliori fatturati dell’arenile. Santina Carta, che gestisce “La lanterna rossa, maledice «la sabbia nera, i sassi che spaccano i piedi, l’acqua che sembra orzata che allontana la gente». Poi mostra il frigo dei gelati: «L’anno scorso lo rifornivamo un giorno sì e uno no, quest’anno se va bene una volta alla settimana». Piccoli segnali, ma significativi. Antonio Congera, Capolinea, ha investito dieci milioni per la concessione di un parcheggio davanti al chiosco e organizza concerti quasi tutte le sere: «Ci costano 600 euro al giorno, ma certe volte non viene nessuno, guadagnamo il 60 per cento rispetto all’anno scorso e il ripascimento c’entra, eccome». Colpa anche della nuova viabilità che ha escluso la zona antistante l’ospedale Marino dal traffico che conta. E che ha messo in crisi anche Pier Luigi Atzori, gestore dell’“Aramacao”: «Un disastro». Quasi tutti hanno ridotto il personale stagionale e quelli che non l’hanno fatto assumono per periodi più brevi. La crisi colpisce anche i baretti più “in” dell’arenile quelli che grazie alla posizione strategica godono di maggiori benefici. Come “La sella del diavolo”, prima fermata. Eppure Antonella Argiolas, una delle responsabili, si è dannata l’anima per attirare clienti: «Schermo al plasma per i mondiali, musica live, feste della birra, dee jay la domenica pomeriggio, gelati speciali, tatuaggi gratis non bastano. È un brutto anno». Idem per il Nilo, che pure ha beneficiato dell’indotto di alcune manifestazioni, come Aquilandia o il campionato italiano di beach volley: «I nostri killer? Cattivo tempo e ripascimento», osserva Anna Frongia. «Nell’arenile c’è meno gente, questa è la verità». Malinconica la considerazione finale di Sergio Mascia, presidente della coop dei baretti. «Tutti pensavamo che i cagliaritani non avrebbero mai rinunciato al Poetto, invece è successo». Quasi una calamità naturale.