Rassegna Stampa
Testata: La Nuova Sardegna

Soru in campo contro i bungalow

27/07/2010

autore: MAURO LISSIA

Nasce il Comitato per il paesaggio, chiesti alla Regione gli atti sulla Certosa

CAGLIARI. Contro il piano-casa, che potrebbe garantire nuovi spazi per gli ospiti di Silvio Berlusconi a Villa Certosa e porterà più cemento sulle coste dell’isola, nasce il Comitato per la difesa del paesaggio. A promuoverlo sono Renato Soru e Gianvalerio Sanna, ispiratori politici del piano paesaggistico regionale. L’idea è di dare vita a un forum di discussione aperto a chiunque abbia a cuore le sorti del paesaggio naturale della Sardegna e sia disposto a fare qualcosa per proteggerlo dall’assalto della speculazione. Proteggerlo con gli strumenti della protesta, della legalità e della democrazia in tempi certamente difficili per chiunque si limiti a operare all’interno di questi canali. «Il Comitato - ha annunciato Sanna - porterà avanti campagne di tutela e valorizzazione, in cui tutti i cittadini si sentano attivisti. Sarà anche un luogo giuridicamente attrezzato per difendere nelle sedi opportune quello che la dialettica politica non riesce a fare». L’iniziativa - cui hanno aderito fra gli altri i rappresentanti di Sinistra, ecologia e libertà, il Pd con Sardegna Democratica e un gruppo di docenti universitari - parte con un’azione di contrasto al piano-casa, la legge regionale numero 4 varata tra le polemiche dalla maggioranza guidata da Ugo Cappellacci. Una legge considerata fallimentare, che in Sardegna sembrerebbe favorire soprattutto le esigenze del premier. Il caso di Porto Rotondo sarà infatti il primo all’attenzione del comitato: l’ex assessore all’urbanistica Sanna ha chiesto l’accesso agli atti che riguardano la richiesta di ampliamento della villa berlusconiana. Il passaggio successivo, se l’ufficio regionale tutela del paesaggio concederà il nullaosta per i cinque bungalow, sarà - come Sanna ha annunciato già l’altro ieri - il ricorso al Tar fondato sulla violazione delle norme di tutela contenute nel Ppr. «Per molti il territorio è visto come una risorsa da sfruttare - ha detto Sanna nel corso della presentazione dell’iniziativa - mentre noi crediamo sia un patrimonio collettivo da valorizzare e salvaguardare. Abbiamo deciso di istituire il Comitato e in parallelo di realizzare un sito internet (www.difesapaesaggiosardegna.com) per avviare un processo di sensibilizzazione rivolto a tutti i sardi e al contempo favorire il confronto tra tutti i soggetti coinvolti». Dopo una giornata di riflessione anche Renato Soru si è espresso sulle ultime vicende che a suo parere «regalano la fotografia di un clima da fine impero, votato al si salvi chi può». Ha detto ancora Soru: «Siamo di fronte a un attacco al paesaggio, nel tentativo di accaparrarsi il territorio a suon di colate di cemento, spesso abusive». Perchè le norme varate dalla giunta Cappellacci per i promotori del comitato sembrano minare alla radice i contenuti del Ppr: «Con le norme varate dall’attuale giunta regionale - ha detto ancora Sanna - si tenta di tornare indietro e distruggere quanto di buono è stato fatto finora per la tutela del territorio. Il comitato nasce per opporsi a questo tentativo e promuovere una cultura della tutela del territorio, ricchezza collettiva di tutti i sardi». Francesco Ferrara, della direzione nazionale di Sinistra, ecologia e libertà, ha indicato nel Comitato «il giusto mezzo per un nuovo impegno nella difesa del paesaggio, che spesso sopperisce alle mancanze della parte politica, a volte esclusivamente autoreferenziale». Sul caso Villa Certosa il portavoce di Sel Carlo Sechi ha lanciato una domanda: «Vorremmo capire quali sono i criteri adottati dalla Commissione per esprimere i suoi pareri. Attendiamo ora il pronunciamento dell’ufficio tutela regionale per la tutela del paesaggio ed è chiaro che, in caso di via libera, siamo pronti al ricorso». «Il paesaggio non è rappresentato solo dalle coste - ha aggiunto Sechi - ma è un complesso di valori che mette al centro l’uomo. Noi vogliamo difendere questo paesaggio con i suoi valori identitari e se non riusciamo a fare questo siamo perdenti».

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